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Truffa milionaria del “vescovo” broker,
«la mia cliente era all’oscuro
Faremo istanza di dissequestro»

MACERATA - I legali di una degli indagati nell'ambito di una operazione della Finanza di Roma intervengono dopo il sequestro dei beni della loro assistita. L'avvocato Netti: «Aveva solo un ruolo amministrativo, non sapeva dove finivano i fondi»
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«La mia cliente aveva solo un ruolo amministrativo, era all’oscuro di dove finivano i fondi. Faremo istanza al tribunale del riesame sul sequestro». Così l’avvocato Andrea Netti che insieme al legale Valentina Romagnoli assiste una degli indagati per una truffa milionaria che sarebbe stata messa a segno da un presunto sodalizio che aveva a capo il vescovo broker Massimiliano Muzzi (leggi l’articolo). La donna vive e lavora a Macerata e ieri la Guardia di finanza ha disposto anche nei suoi confronti un sequestro per equivalente fino a 22 milioni di euro. Nelle Marche c’è anche un altro indagato, di Ancona, e anche per lui ieri c’è stato un sequestro preventivo dei beni.

L’avvocato Andrea Netti

Il legale spiega che già lunedì «presenteremo un’istanza di riesame, siamo al lavoro sui documenti». In base ad una indagine della Guardia di finanza di Roma, partita da un’attività ispettiva della Consob su di una azienda londinese (la Lux Finance ltd), gli indagati, in tutto 9 (Muzzi ieri è stato arrestato), avrebbero fatto sparire 72 milioni di euro. Denaro che era stato investito da clienti delle società che, secondo gli inquirenti, facevano capo a Muzzi. «Da una prima analisi, l’organizzazione era discretamente compartimentata – dice l’avvocato Netti -. Sebbene fosse una organizzazione di piccole dimensioni ognuno guardava il suo e non c’era una osmosi tra quelli che potevano essere i tre settori principali dell’azienda: quella dei promoter, la gestione amministrativa interna, e la gestione dei fondi. La nostra cliente partecipava solo alla parte amministrativa».

L’avvocato Valentina Romagnoli

Il legale spiega che «la profilazione dei clienti (ossia il livello di rischio cui può essere esposto il risparmiatore a seconda dell’esperienza nel settore degli investimenti, ndr), veniva fatta dai promotori finanziari sul territorio. La nostra cliente non partecipava a questo tipo di attività. Poi i fondi venivano appoggiati su delle banche e da queste transitavano nei vari fondi esteri e quindi andavano all’interno del fondo Pegasus e in altri fondi su ordini e disposizioni che venivano fatte da altri soggetti all’interno dell’azienda. Quindi c’è una assoluta compartimentazione, e la nostra cliente non partecipava né alla profilazione dei clienti né alla gestione del denaro. Era totalmente all’oscuro dei destini degli investimenti». Altro aspetto riguarda la Lux Finance, «sebbene all’inizio avesse l’autorizzazione solo per operare in territorio anglosassone – continua Netti –, abbiamo verificato l’estensione di questa autorizzazione ad operare anche su suolo italiano senza una filiale all’interno del territorio. È un ulteriore elemento che muove a discarico rispetto a come è stata dipinta l’organizzazione».

(Gian. Gin.)

 

Truffa milionaria del “vescovo” broker: blitz e sequestri anche a Macerata

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