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Barbaresi: «Meno trionfalismi
sulla sanità e più servizi
Non basta dl Dignità a ridare diritti»

L'INTERVISTA - A pochi giorni dalla presentazione da parte della Regione dei risultati in ambito sanitario ed alla vigilia del presidio davanti allo stabilimento di Comunanza di Whirlpool, la segretaria regionale Cgil Marche, Daniela Barbaresi, analizza la situazione sociale ed economica della regione
mercoledì 11 luglio 2018 - Ore 18:50
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A pochi giorni dall’illustrazione da parte della Regione Marche di quelli che ritiene i più importanti successi portati a casa dalla Giunta sul tema sanità, all’indomani del convegno promosso con le altre sigle sindacali sulla “Sanità come bene pubblico” ed alla vigilia del presidio davanti allo stabilimento di Comunanza di Whirlpool, al momento la vertenza più grande del territorio, la segretaria regionale di Cgil Marche, Daniela Barbaresi, analizza le criticità del territorio e ne traccia possibili soluzioni.

Partiamo dalla sanità. Riduzione della mobilità passiva, assunzioni e le prossime prenotazioni online ed in farmacia per tagliare le liste di attesa delle prestazioni. Questi i risultati presentati dalla Regione. Qual è il vostro giudizio?

«Presi così per titoli, le cose non possono sembrare che positive e sicuramente il taglio alla mobilità passiva significa un buon risparmio di risorse, ad esempio. Ma il problema enorme che resta rispetto alla Regione è ancora l’assenza, nonostante sia scaduto da tempo, di un Piano socio-sanitario. Non è una questione burocratica o formale, ma significa che è assente una programmazione. Una programmazione che non può esistere senza un’analisi della situazione: criticità e bisogni delle persone, per condividere poi le soluzioni da intraprendere. Forse più che di conferenze stampa dove si illustrano i successi, peraltro per nulla percepiti dalle persone, che denunciano sempre una maggiore difficoltà ad accedere ai servizi sanitari, sarebbe il caso di aprire discussioni sul come affrontare i punti critici. Più che convincerci del buono fatto, dovremmo parlare di ciò che c’è da fare».

Quali sono le criticità che evidenziate in tema di servizi sanitari?

«Una grande assenza dai territori e una debolezza dei sistemi di prevenzione.  Una ricerca pubblicata qualche settimana fa dal Sant’Anna sulle performance dei sistemi sanitari regionali ha messo in evidenza per le Marche la presenza ancora numerosa di ricoveri impropri, di una mancanza di servizi nell’entroterra, comprendendo in questi anche l’assistenza agli anziani non autosufficienti e l’assistenza domiciliare. Torno a ripetere, ok il tema della mobilità passiva che assorbe risorse, ma sanità non significa solo ospedali, ma anche integrazione di questi con i servizi sociali. Qualcuno ha notizia di che fine abbiano fatto le Case della Salute, dovevano nascerne in 12, ce ne sono pochissime. Su quello siamo ancora molto indietro. Poi c’è tutto il capitolo della spesa sanitaria delle famiglie».

Ovvero?

«Quando parliamo di sanità dobbiamo pensare anche alla spesa pro capite delle famiglie. Nelle Marche, secondo l’ultimo rapporto sul tema della Bocconi, si aggira attorno a 440 euro all’anno, per dentista e visite specialistiche. Con la conseguenza che in un momento di perdurante crisi come questo, chi non ce la fa rinuncia a curarsi, poiché il ricorso al privato a pagamento avviene quando già il pubblico non riesce a dare risposte adeguate, a causa delle lunghe liste d’attesa. Per cui o aspetto, tanto, o vado a pagamento, o rinuncio a curarmi. E risulta che qui nelle Marche i cittadini che rinunciano alle cure sono di più rispetto alla media nazionale».

Sulle liste di attesa la proposta di legge regionale 145 (quella sulle sperimentazioni gestionali pubblico-privato in sanità, ndr), prometteva miracoli, almeno da parte della Regione che l’ha sostenuta, pdl criticata ferocemente da tutti i sindacati

«La 145 è stata criticata ferocemente, ma è grazie a questo che siamo riusciti a far sì che fosse emendata e che fossero smontate le cose più insidiose. Resta il fatto che la legge conferma un’impostazione di questa Regione che sulla sanità guarda troppo al privato. Posso fare sperimentazioni in un determinato segmento e soprattutto in un quadro di programmazione, ma non lasciare carta bianca. La preoccupazione rispetto a questa legge è stata tanta perché a preoccupare è l’atteggiamento generale di questa amministrazione regionale verso il privato. Basti pensare che dei 140 posti letto recuperati a seguito dell’applicazione del decreto Balduzzi, oltre 100 sono stati redistribuiti al privato. Questo in un quadro dove già sia le post acuzie sia tutto il settore riabilitativo sia l’assistenza agli anziani sono già praticamente tutti in mano ai privati. La mia priorità, dunque, deve essere come qualificare il pubblico. Io non demonizzo il privato, ma solo se ho un pubblico forte che è in grado di stabilire i livelli di qualità e non il contrario. E questo è anche un discorso che vale per quanto riguarda il trattamento del personale».

Vale a dire?

«Vale a dire che la gestione del personale non è secondaria e che se nel pubblico siamo riusciti ad ottenere il rinnovo dei contratti dopo 10 anni, nel privato siamo ben lontani, senza entrare nel merito delle stabilizzazioni».

Il tema assunzioni è un altro degli argomenti utilizzati come punto di forza dalla Regione.

«Vero. Rispetto al passato nel 2017 è tornata a crescere la spesa per il personale, anche se pure in questo caso andrebbe fatta un’analisi complessiva: quanti sono i tempi pieni e indeterminati? Meno di certo dei tempi determinati. E poi, c’è stata a monte un’analisi di qual è il fabbisogno e di che persone c’è bisogno e dove? In quali realtà? Direi che è un lavoro che non è stato fatto».

Cambiamo capitolo. Whirlpool. Oltre 130 persone a rischio, tavolo del ministero saltato, domani (12 luglio) il presidio davanti allo stabilimento di Comunanza. Non c’è pace per un territorio già provato, anche dal terremoto.

«Sappiamo che la crisi è nazionale, ma per la regione avrebbe, stando a questi numeri, un impatto devastante. Le Marche continuano a fare difficoltà ad uscire dalla crisi, crescono meno che il resto d’Italia che già cresce a ritmi più lenti rispetto al resto d’Europa. Insieme all’Umbria stiamo scivolando verso indicatori sempre più simili a quelli del sud. L’occupazione è tornata a crescere ma siamo ben lontani dal recuperare quanto perso ed il nuovo lavoro è lavoro povero, a tempo parziale, un contratto su 3 è part time, vale a dire dunque bassi salari e bassi livelli contributivi. Se anche le grandi imprese non intendono qualificarsi sul piano del lavoro e delle produzioni, arretrano. Pare che l’unica preoccupazione delle aziende nell’essere competitive sia sul piano della riduzione del costo del lavoro. Le scelte che si stanno facendo, se si fanno, sono troppo deboli. E le poche imprese che stanno producendo ricchezza invece che investire accantonano in liquidità, così non si va distante».

Il “decreto dignità” che ricadute può avere sul territorio? 

«È apprezzabile nell’intenzione, si interviene per arginare la precarietà per cambiare la tendenza, ma perché non introdurre da subito per esempio le causali per i contratti a termine, cosa chiediamo da tempo? Perché aspettare 24 mesi. Mi pare troppo dire che si sta smontando il jobs act. Rispetto al licenziamento ingiusto si propone solo un maggiore indennizzo, una monetizzazione di un’ingiustizia. Dobbiamo riscrivere le regole delle tutele. Su questo da un anno la Cgil ha depositato una legge ad iniziativa popolare che conta 1,1 milione di firme. Poi c’è tutta la partita delle pensioni. Insieme a Cisl e Uil abbiamo presentato una piattaforma per modificare radicalmente l’impianto del sistema previdenziale. Le regole attuali non possono andare bene per il mercato del lavoro di oggi dove si inizia a lavorare tardi, si cambiano molti lavori e ci sono molte discontinuità nelle carriere».

Venite dalla manifestazione delle “magliette rosse”, un recente sondaggio condotto da Sigma e riportato dall’agenzia Dire, registra che il 69% dei marchigiani è favorevole alle politiche di respingimento messe in atto dal ministro Salvini. Che sta succedendo alle Marche regione di emigranti, della coesione sociale, della solidarietà e dell’accoglienza?

«Succede che in un momento di crisi molto forte da parte dei cittadini invece di unirsi deboli con deboli si prendono le distanze gli uni dagli altri, si cede alla paura ed al rancore. È chiaro che va affrontato in maniera transnazionale il problema di chi in condizioni di vita drammatiche affronta viaggi consapevole di poter perdere la vita e resta il tema di come evitare lo sfruttamento di queste persone disperate. Ma nell’attesa di soluzioni transnazionali, credo che non si possa restare indifferenti, che si debba rimanere umani e si debba capire da cosa nasce questa paura irrazionale, evitando di strumentalizzare questi disagi in termini politici».

 

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