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San Biagio liberata dalle transenne,
sotto indagine le lesioni

ANCONA – Messe in sicurezza le parti pericolanti dopo il crollo di calcinacci. La chiesa non è stata più monitorata dal sisma del 1972
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L’intervento di questa mattina

 

di Giampaolo Milzi

Si è mosso qualcosa di grosso e in modo virtuoso, stamattina alla Chiesa di San Biagio. Via le transenne nella la parte finale di corso Mazzini, di nuovo del tutto libera per il passaggio pedonale e per quello, più comodo, dei veicoli di soccorso e servizio. Merito dell’intervento dei tecnici della ditta “BC Costruzioni” di Osimo e soprattutto dell’ing. Alessandro Molini. Il quale, fresco dell’incarico ricevuto dall’Arcidiocesi, dopo un lunghissimo e approfondito sopralluogo su quasi tutte le parti esterne del popolare edificio di culto settecentesco, si è assunto la responsabilità di certificare il suo ritorno in piena sicurezza e l’assenza di pericolo di ulteriori crolli. Dopo il distacco di alcuni frammenti e mattoni – verificatosi intorno a mezzogiorno di domenica 12 ottobre – dallo spigolo destro del cornicione che taglia trasversalmente la facciata che dà sul corso Vecchio. Contenti soprattutto alcuni esercenti che operano “a tu per tu” con la malconcia chiesa. Su tutti Mimmo Andreatini, titolare del dirimpettaio “Caffè Giordano”, il quale a causa dell’ingombrante transennamento si era visto costretto a dimezzare lo spazio di strada dove piazza i tavolini (ridotto a 7 metri quadri, ndr.) e a non poter aprire gli ombrelloni”. Dodici giorni di calo della clientela, dunque, per lui, così come per l’oreficeria “Passarelli” (subito a sinistra della chiesa) e del negozio di cibo d’asporto “Wokaway” (via San Biagio, a destra). Ma tant’è, un sacrificio necessario e sopportabile se – come sperano un po’ tutti – se sarà effettuato un corposo intervento di manutenzione straordinaria a 360° di San Biagio, in grado di riportarla a condizioni decorose, oltre che sicure. Ma proprio sull’entità del cantiere che la Curia sarà obbligata ad attivare, si possono per ora fare solo ipotesi. Non si esclude che possa richiedere molte decine di migliaia di euro.
Stamattina, alle 7,15, l’automezzo della “BC Costruzioni” si è fermato di fronte al grande portale. E per quasi tre ore e mezza l’ing. Molini e un operatore della ditta, armati di martelletto, hanno operato a bordo del carrello elevatore continuamente spostato in altezza e lateralmente dalla gru dei veicolo. Rimossi vari mattoni e pezzi di cemento rimasti in bilico sula parte superiore del cornicione, controllata tutta la facciata, così come il timpano e il tetto, che non presenterebbero rischi di cedimento. L’ing. Molini ha scattato decine di fotografie che, assieme alla minuziosa relazione d’intervento che sta già scrivendo, costituiranno un faldone che invierà all’Arcidiocesi e all’Ufficio comunale Lavori pubblici. Faldone che sarà integrato dagli esiti di “un secondo sopralluogo d’indagine che a breve attuerò all’interno della chiesa – ha precisato il professionista – per verificare se le tre lesioni esistenti sopra il timpano e quella a lato del portale sulla facciata sono solo superficiali, oppure profonde, tali quindi da intaccare l’assetto strutturale dell’immobile”. Già, le lesioni. Pare che sia dal lontano periodo post sisma del 1972 che San Biagio non è oggetto di un monitoraggio e di un risanamento completo.

Il cornicione lesionato

Quanto al cornicione, è interessato da una crepa longitudinale sulla parte superiore piana, che ieri, provvisoriamente, è stata riempita di calce.
Soddisfatto quindi l’obbligo d’intervento d’emergenza dettato dall’ordinanza emessa già il 13 ottobre dalla sindaca Mancinelli su impulso dei vigili del fuoco (eliminato ogni rischio per l’incolumità pubblica), ora si apre il capitolo con l’interrogativo più delicato del “caso San Biagio”: che tipo di lavori saranno doverosi e quali auspicabili, ma a discrezione della Curia proprietaria? “Non sta a me deciderlo. – puntualizza l’ing. Molini – Per ora posso dire che di sicuro andrà restaurato tutto il cornicione (magari anche con una copertura in rame, ndr.)”. E il vergognoso stato di tutta la facciata, interamente ingrigita da uno strato di fuliggine? “Spero che l’Arcidiocesi faccia una radicale pulizia”, così che dopo decenni il marmo torni a splendere di bianco. Tornando alle lesioni, probabilmente dopo il terremoto del 1972 risistemate alla meglio col cemento, col classico risultato del “pugno in un occhio”, a parte il sondaggio interno bis già citato, si dovrebbe provvedere a fondo anche per quelle.
La chiesa dovrebbe riaprire già domani, con don Alberto Pianosi, parroco del Sacramento, e il suo braccio destro don Jean Claude chiamati ad assicurarne l’operatività dal lunedì al sabato, con la quotidiana celebrazione della Messa alle 11 e le due ore giornaliere di disponibilità per le confessioni dei fedeli.
Va ricordato che l’antica e internamente bella San Biagio non è una parrocchia, ma un rettoria. Dipende quindi direttamente dalla Curia. Che, basandosi anche sulla relazione dell’ing. Molini, dovrà incaricare uno studio specializzato per la redazione del progetto d’interventi da porre in essere, progetto che dovrà prima ottenere l’ok della Soprintendenza unica delle Marche, visto che la chiesa è vincolata e tutelata come bene monumentale. Sarà un piano per un restauro conservativo al risparmio, oppure per una vera resurrezione architettonica?

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