facebook rss

Arrestato dopo un tentato furto,
ma era il sosia del ladro: assolto

ANCONA - Dopo tre anni passati sotto processo è uscito indenne dal tribunale un moldavo a cui la polizia aveva messo le manette nell'ottobre 2015, dopo un blitz avvenuto in un appartamento di via Fratelli Cervi. Alcuni indizi e la testimonianza della vittima, che aveva avuto un faccia a faccia con il bandito, erano stati fondamentali per arrestato l'uomo. In realtà, il dibattimento ha provato come non avesse avuto nulla a che fare con il tentato colpo in abitazione
lunedì 17 Dicembre 2018 - Ore 17:12
Print Friendly, PDF & Email

Foto d’archivio

 

Scambiato per un ladro viene arrestato dalla polizia e finisce sotto processo: operaio moldavo assolto dopo tre anni. È il parapiglia giudiziario subito da un 31enne, difeso dall’avvocato Manuel Piras, che era stato ammanettato nell’ottobre 2015 perché sospettato di essere l’autore di un tentato furto avvenuto in un’abitazione di via Fratelli Cervi. La proprietaria di casa si era ritrovata faccia a faccia con un bandito accovacciato sul davanzale della finestra, in procinto di entrare. Dopo aver abbandonato l’idea del furto, il ladro se l’era data a gambe assieme ad altri due complici. Era stata immediata la chiamata al 113 da parte della vittima che aveva descritto in maniera dettagliata la fisionomia del malvivente. Pochi minuti dopo l’avvio delle ricerche, la polizia era incappata nel moldavo, rispondente all’identikit fornito dalla proprietaria di casa. Stava in via Michelangelo, una strada già colpita da vari furti, diretto a un tabacchi per comprare le sigarette. Addosso gli era stato trovato un guanto di plastica (di quelli che si usano al supermercato), utilizzato secondo l’accusa per rompere il vetro della finestra e non lasciare impronte. Il 31enne era stato ammanettato per tentato furto aggravato. Il giudice aveva convalidato l’arresto e disposto l’obbligo di firma in attesa del processo. Un paio di giorni dopo, la polizia aveva sgominato una banda di ladri composta da tre persone, due italiani e un magrebino. La foto di uno di loro si era diffusa sui giornali e i tratti somatici apparivano quasi identici a quelli del moldavo. Entrambi sono biondi, chiari di pelli, magri e durante gli arresti indossavano un giubbotto di pelle. Facile scambiarli, soprattutto se visti di sfuggita. È dalla foto che sono partite le indagini difensive dell’avvocato Piras che, a dibattimento, è riuscito anche a dimostrare come nel momento del tentato furto il moldavo era in compagnia di alcune connazionali e che il guanto in plastica era rimasto nella giacca dell’imputato perché qualche ora prima era andato al supermercato per fare spesa alla madre. Inoltre, una perizia ha dimostrato come nelle mani del 31enne non fossero presenti schegge di vetro, conseguenza della rottura delle finestra. Le foto del moldavo e del componente della gang sono state sottoposte in udienza alla vittima del tentato furto: davanti ai due volti simili non ha saputo riconoscere quale persona stesse per entrare a casa sua. Nel frattempo che si arrivasse all’assoluzione, il moldavo ha perso il suo lavoro come operaio ed è tornato nel suo paese natale.

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



X