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Levata di scudi contro il Decreto Salvini:
«Stop a norma anticostituzionale»

SICUREZZA – Dopo la presa di posizione del sindaco di Palermo, ad Ancona, Chiaravalle e Camerata Picena la politica si mobilita per chiedere di sospendere l'applicazione dell'articolo che nega ai possessori di permesso di soggiorno la possibilità di richiedere l'iscrizione all'anagrafe. «No comment» del sindaco Mancinelli
giovedì 3 Gennaio 2019 - Ore 18:08
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Il consigliere comunale di Ancona di Altra idea di città, Francesco Rubini

 

La “rivolta dei sindaci” guidata dal primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, contro l’applicazione dell’art 13 del “Decreto Salvini” – che nega ai possessori di permesso di soggiorno la possibilità di richiedere l’iscrizione all’anagrafe e quindi la residenza presso il Comune nel quale vivono, con tutti i servizi ad essa connessi – ha trovato una sponda anche nelle Marche, con l’Anci che parla di una «situazione sfuggita di mano» e di una «norma che non tutela i diritti delle persone», chiedendo al Governo di ascoltare le istanze dei sindaci per i «necessari correttivi» dell’articolato. Mentre le parti prendono posto nella scacchiera, la sindaca Valeria Mancinelli preferisce per il momento un «No comment», ma c’è chi ad Ancona vorrebbe far valere la sospensione del provvedimento bandiera del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, come annunciato, oltre che da Orlando, anche dai primi cittadini di Napoli e Firenze, De Magistris e Nardella.

Altra Idea di Città ha depositato questa mattina (3 gennaio) un ordine del giorno che impegna la Giunta, «nel rispetto della Costituzione e delle competenze loro assegnate dalla Legge, ad impartire agli uffici preposti le necessarie direttive affinché l’articolo 13 del citato Decreto non venga applicato sul territorio del Comune di Ancona».
Secondo Aidc, «Tale disposizione implica la negazione ai possessori di regolare permesso di soggiorno di molteplici servizi legati alla residenza quali l’accesso al sistema scolastico per i minori e l’iscrizione al servizio sanitario nazionale» e si profilerebbe come una «violazione di diritti fondamentali, in aperta contraddizione con il diritto internazionale e con la Costituzione della Repubblica Italiana. L’applicazione della norma – si legge nel documento – determinerebbe la fuoriuscita di decine di persone dal sistema di controllo e tutela pubblica, producendo una situazione di irregolarità, insicurezza e instabilità in antitesi con gli obiettivi del Decreto». Motivazioni che trovano d’accordo anche Rifondazione comunista di Chiaravalle, secondo cui «Orlando non va lasciato da solo. Già altri sindaci sembrano intenzionati a seguirne la rotta. Per questo invitiamo l’amministrazione comunale di Chiaravalle ad un atto coerente con la storia civile della nostra comunità, cioè ad emanare un provvedimento che, come a Palermo, Napoli e in altre città, rifiuti di obbedire ad una norma palesemente anticostituzionale».

Un appello che arriva anche da Camerata Picena, dove la consigliera di minoranza Maria Letizia Ruello ha depositato un Ordine del giorno che impegna la Giunta «a varare l’atto d’indirizzo che consenta alle strutture amministrative di continuare a concedere i certificati di residenza e i servizi ad essi collegati».

(Ma. Mar.)

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