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Sulle Ande, la bandiera di Monte Cavallo
Aconcagua team: tre cittadini onorari

IN ALTO PER RICOSTRUIRE - Marco Capodacqua, Giovanni Dall'Allarmellina e Roberto Pellegrini, i tre protagonisti della scalata ai 7 mila metri, hanno lasciato in Argentina il vessillo del più piccolo comune delle Marche. Il sindaco Pietro Cecoli li ha premiati: «Felici della loro energia e d’aver pensato a noi»
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Giovanni Dall’Armellina, Roberto Pellegrini, Pietro Cecoli e Marco Capodacqua

 

di Maurizio Verdenelli

«Monte Cavallo mi ha interamente ‘preso dentro’: questo paese è nella mia anima» dice Marco Capodacqua, recanatese, vincitore di una Parigi-Dakar di moto. E Giovanni Dall’Armellina, veneto trapiantato nell’Anconetano: «Mi sento anch’io del luogo, un componente attivo di questo comune, ed ho già tanti progetti per valorizzarlo». Infine, Roberto Pellegrini, nato in Argentina, cresciuto in Germania, residente a Recanati: «Lavoro attualmente in Albania, ma quando ‘straccherò’ verrò a vivere all’ombra di questi bellissimi monti. Garantito». Parole ed emozioni di tre nuovissimi ‘cittadini onorari’ di Monte Cavallo, il municipio più piccolo delle Marche: 140 abitanti. Pellegrini, Capodacqua e Dall’Armellina, un anno fa, sono stati protagonisti di una piccola, grande impresa per non alpinisti come loro (soltanto Dall’Armellina ha esperienze significative da appassionato militante): la ‘conquista’, o quasi, dell’Aconcagua in Argentina, che con i suoi 7.000 metri è la vetta più alta del continente americano, venendo subito dopo gli ottomila della catena himalayana.

Nell’America del Sud i tre marchigiani hanno portato il nome di Monte Cavallo e della provincia di Macerata le cui bandiere sventolano ora sul gigante argentino. La presenza di Pellegrini&Co. non è certo passata inosservata nel Paese dove le orme marchigiane sono ben evidenti nei figli, nei nipoti e pronipoti dei tantissimi emigranti degli ‘anni che furono’. Un messaggio, una testimonianza che non poteva non essere apprezzata dal ‘sindaco dei due terremoti’ (’97 e 2016) Pietro Cecoli che sabato nel corso di una breve ma intensa cerimonia ha consegnato a Pellegrini (sua l’iniziativa dell’Aconcagua experience team), Capodacqua e Dall’Armellina il riconoscimento di ‘cittadinanza onoraria’. «Siamo orgogliosi di appartenere ora a questa comunità, così forte da non essere ‘spezzata’ da due rovinosi terremoti, che tiene duro e che non lascia la propria terra» è il commento del team. Che ora nel segno di Monte Cavallo pensa ad una nuova impresa: la ‘conquista’ del Kilimangiaro.

«Siamo felici della loro energia e d’aver pensato a noi» dice il sindaco.  «Noi andiamo avanti nella difficile strada della ricostruzione anche se quella dell’emergenza, della messa in sicurezza degli edifici ancora non è stata completata. La burocrazia purtroppo non pensa ad abbreviare i percorsi, a tagliare strade, stavolta provvidenzialmente». Tuttavia la Soprintendenza regionale ai monumenti delle Marche provvederà a proprie spese a restaurare la sede storica del comune e a costruirne una nuova, contigua, in sostituzione della casetta di legno che, inaugurata dal governatore Luca Ceriscioli prima del Natale 2017, ospita lo studio del sindaco e gli uffici comunali. A fianco del noto ristorante ‘Il nido dell’Aquila’ (a segnalare tempo addietro il lieto evento di un aquilotto, testimoniato da una fotografia) che resta un punto di riferimento per tanti amanti della cucina –chef, il titolare Renzo Budassi- tra Marche ed Umbria e dove ieri si sono celebrati i tre nuovi cittadini onorari.

Dalle finestre del comune si vede in lontananza tra le rocce un rivolo di acqua. Dice Cecoli: «Purissima, è oligominerale, sgorga dalle montagne: 15 litri al minuto d’inverno, 5 in estate. Sarebbe una provvidenza per l’intera zona, se si potesse investire in uno stabilimento d’imbottigliamento. Che, secondo calcoli, costerebbe purtroppo tanto, troppo per di più considerati i tempi che corrono: 10 miliardi delle vecchie lire…» .

(foto di Anna Maria Cecchini)

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