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L’antico acquedotto dimenticato
finisce tra i “Luoghi del cuore”

BENI MONUMENTALI - Il monumento di Recanati nel tratto di confine con Loretoè il quinto più votato in Regione nell'ambito dell'iniziativa dei Fai. Nonostante costituisca un esempio unico nel territorio «versa da tempo in stato di totale degrado» . Altro gioiello che spicca nell'elenco l’oratorio dei Beati Becchetti di Fabriano
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L’acquedotto pontificio di Loreto

 

Un tesoro da riscoprire a Recanati: è l’antico acquedotto pontificio, costruito nel 1620 ma che versa, come segnala anche il Fai, «in stato di totale degrado», perlomeno nel tratto di confine con Loreto. E’ questa struttura, l’unica nelle Marche di questo tipo con le arcate ancora integre, a finire nella classifica del Fai dei “Luoghi del cuore”. Nelle Marche è risultata la quinta più votata con 3.404 preferenze (ed è l’unica della provincia di Macerata in classifica), a livello nazionale si posiziona invece è al 135esimo posto su 37.200 luoghi segnalati. Gli altri luoghi marchigiani con più di 2mila preferenze sono: l’abbazia di San Michele Arcangelo (Pesaro) che finisce anche ottava in classifica nazionale. A seguire la chiesa di San Liberato nel Fermano, l’oratorio dei Beati Becchetti di Fabriano, la chiesa di Sant’Angelo Magno di Ascoli e il parco archeologico di Forum Sempronii di Fossombrone.  «L’acquedotto Pontificio di Loreto – spiega il Fai – è una straordinaria struttura idraulica tardo-rinascimentale costruita nel 1620 per volere di papa Sisto V nell’ottica di un’espansione della città di Loreto. La sua particolare architettura è principalmente sotterranea per oltre sei chilometri e segue la tradizione costruttiva degli antichi romani. Il progetto fu realizzato dagli architetti di origine ticinese Giovanni Fontana e Carlo Maderno e comprendeva un tratto in superficie dove la condotta era sollevata da una teoria di arcate lunga 400 metri nella valle che separa i territori di Recanati e Loreto. Si tratta dell’unico acquedotto antico rimasto nelle Marche con le arcate ancora integre. Tra il 1892 e il 1896 l`ingegnere torinese Eugenio Vaccarino progettò opere di ristrutturazione della sorgente e del complesso di arrivo, oltre a una nuova cisterna sul Monte Reale, a fianco di quella costruita a inizio secolo. Intorno al 1930 l’acquedotto venne sostituito da un impianto moderno, prelevando l’acqua direttamente dal fiume Potenza. Le due cisterne gemelle costruite nell’Ottocento e parte delle gallerie seicentesche per la distribuzione nel centro urbano furono comunque riutilizzate. Di proprietà comunale, versa da tempo in stato di totale degrado, a causa della vegetazione parassitaria che l’assedia e di deleteri usi impropri». La parte recanatese negli scorsi anni è stata mappata grazie all’impegno del Gruppo grotte locale ed è in linea di massima in buono stato. Per il resto la struttura, nonostante alcuni tratti crollati, è ancora funzionante.

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