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Ancora ritardi per il ritorno della Pala
del Siciolante, trattativa con Calcinate
per uno scambio di opere

IL CASO - Cristina Quattrini, la storica dell’arte della Pinacoteca di Brera, la prestigiosa istituzione di Milano che “detiene giuridicamente” il capolavoro di Siciolante da Sermoneta, confessa le difficoltà nel convincere il parroco della chiesa di Calcinate in cui si trova l'opera, ed il vescovo di Bergamo a restituire il dipinto, accettando in cambio altre due o tre opere, ed invita gli anconetani «ad avere tanta pazienza e fiducia»
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Girolamo Siciolante (Sermoneta, 1521 – Roma, 1575) Pala di San Bartolomeo (Madonna col Bambino in trono incoronata da due angeli e le Sante Agnese e Agata; i Santi Paolo, Bartolomeo, Antonio Abate, Vescovo (Gregorio Illuminatore? Ciriaco?) e il donatore Giorgio Morato) Olio su tela, cm. 530 x 270; firmato e datato 1570. Già ad Ancona, chiesa di San Bartolomeo (San Gregorio Illuminatore); requisito dai funzionari del Regno d’Italia napoleonico nel 1811; ora a Calcinate (BG), Chiesa di Santa Maria Assunta

 

di Giampaolo Milzi

Dipendesse solo da lei, «la pala d’altare sarebbe tornata a San Gregorio Illuminatore, ad Ancona, già da un pezzo». E invece, «forse, ciò accadrà entro la prossima estate». La lei in questione è la dottoressa Cristina Quattrini, storica dell’arte, curatrice delle sezioni dei dipinti del rinascimento lombardi, piemontesi e dell’Italia centrale per la Pinacoteca di Brera. La prestigiosa istituzione di Milano che “detiene giuridicamente” il capolavoro dipinto dal Siciolante da Sermoneta nel 1570 appositamente per l’altare maggiore della chiesa di San Gregorio Illuminatore (ex San Bartolomeo), che si affaccia di nuovo splendida su via Birarelli accanto al sito archeologico dell’Anfiteatro Romano. Insomma, ennesima doccia fredda per gli amanti della concreta memoria storica del capoluogo marchigiano e per i tantissimi anconetani affezionati alle perle d’arte della città. Basta pensare che Luigi Moriconi, storico dell’arte della Soprintendenza unica delle Marche, in vista dell’attesissima riaperta al pubblico il 14 dicembre scorso dell’edificio sconsacrato – dopo ben 46 anni e una ristrutturazione/restauro necessaria dopo i danni procurati dal terremoto del 1972 costata circa 1 milione di euro erogati dal Ministero per i Beni Culturali (Mibact) e dal suo Segretariato Generale per le Marche – aveva ipotizzato la restituzione della pala alla vigilia del Natale scorso. Un’ipotesi espressa in buona fede, ma che non si è poi concretizzata. Cristina Quattrini confessa che «mi sto battendo ancora con tutte le mie forze da tanti mesi (oltre un anno, ndr.) per centrare questo obiettivo, giustificato dal buon senso oltre che da ragioni storiche”. E che “gli anconetani dovranno avere da un lato ancora tanta, tanta pazienza, dall’altro essere fiduciosi».
Già, hai voglia ad invocare ulteriore pazienza e fiducia. Questa sembra ormai una telenovela dagli assurdi toni campanilistici, se non una barzelletta. La grande Pala del Siciolante – un olio su tela che raffigura la Madonna col Bambino Gesù in trono, ai lati Sant’Agnese e Sant’Agata, sotto San Paolo, San Bartolomeo, e probabilmente Sant’Antonio Abate e San Ciriaco; in basso a sinistra il mercante armeno Giorgio Morato che lo commissionò – fu trafugata su ordine di Napoleone nel 1811 e portata a Milano dai commissari del provvisorio Regno italico. Nel secolo scorso il Mibact la affidò alla Pinacoteca di Brera, che poi l’ha trasferita nella sagrestia di una chiesetta di Calcinate, in provincia di Bergamo. E né il parroco e la comunità del paese, né il vescovo di Bergamo, Francesco Breschi, ne vogliono sapere di privarsi del capolavoro “casus belli”. In cambio, chiedono qualcos’altro. Ma insomma, siamo scaduti a una bega di mercato? «Per carità, non mettiamola così, alimentare polemiche peggiora la situazione − spiega con un po’ d’imbarazzo la storica dell’arte della Pinacoteca di Brera −. Calcinate è molto affezionata alla Pala del Siciolante, che all’interno della chiesetta di Calcinate, un edificio importante, fa parte di un pregevole circuito espositivo con altre opere». Ma se la restituzione non dipende solo da lei, da chi dipende? «Dobbiamo convincere il vescovo di Bergamo e il parroco di Calcinate ad accettare, in cambio della cessione di due o tre opere che abbiamo loro proposto. E poi restano delle difficoltà burocratiche e tecniche. La Soprintendenza della Marche deve ancora inviarci un documento che certifichi la piena idoneità della ricollocazione a San Gregorio. Ci sono da definire le modalità degli oneri del trasporto ad Ancona e del mini-restauro, c’è da capire come far passare la pala, così ampia (altezza 530 cm, larghezza 270, ndr.), attraverso la porta delle chiesetta di Calcinate». Tutte questioni che appaiono, alla luce dei fatti, quisquiglie. Già nel 2013 l’assessore comunale alla Cultura, Paolo Marasca, aveva organizzato il rientro ad Ancona a spese della municipalità, riprendendo il piano elaborato tre anni prima dal suo predecessore Andrea Nobili. E il grande esperto d’arte Giantomassi, originario di Ancona, si era offerto gratuitamente come regista di un trasloco in piena sicurezza e delle minime ripuliture di cui il capolavoro dell’importante pittore manierista necessita. Inoltre è già noto che tutta San Gregorio, parete dietro l’altare maggiore compresa, è stata restaurata a regola d’arte, riportata al suo splendore d’impianto cinquecentesco-settecentesco. E poi non è vero che quel capolavoro appartiene all’Istituto Buon Pastore e quindi all’Arcidiocesi di Ancona? Anzi, che sostanzialmente appartiene al segretariato Marche del Mibact, che sta per diventare proprietario della chiesa di San Gregorio (che già gestisce) azzerando il debito di 1 milione di euro spesi per i lavori cui l’Arcidiocesi dorica è impossibilitata a far fronte?
«Lei ha ragione − ammette la dottoressa Quattrini −. Ma voglio precisare che anche se quella napoleonica del 1811 fu una spoliazione (un furto, ndr.), dopo due secoli la Pala del Siciolante è “storicizzata” come bene dello Stato italiano e nello specifico della Pinacoteca di Brera. La restituzione non è quindi un atto dovuto. Chiarito questo, ribadisco che, certo, ci si aspetta che la riportiamo ad Ancona, a San Gregorio, per il rispetto del buonsenso e soprattutto della memoria storica del luogo di originaria collocazione». E allora? «Ripeto, pazienza, diplomazia e fiducia. Ma non mi chieda di essere precisa sulla tempistica del trasloco. Tra l’altro manca ancora anche il parere della Soprintendenza di Bergamo. E finché non c’è la firma della direzione generale della Pinacoteca di Brera non mi posso sbilanciare. Speriamo di concludere positivamente il caso, ripeto, nella prossima estate». E a complicare ulteriormente il caso, c’è anche la sorta di “vacatio” alla guida della Soprintendenza unica delle Marche, visto che il soprintendente Carlo Birrozzi è già stato da giorni trasferito a Roma, presso l’Istituto centrale per il Catalogo e la documentazione del Mibact.
Frattanto la Chiesa di San Gregorio, che sta ospitando una mostra fotografica, chiuderà il 3 marzo. E dovrebbe restare chiusa per un certo periodo di tempo, necessario a piccole sistemazioni. La speranza è che venga riaperta – in attesa di una fruizione pubblica no stop, pur priva di qualsiasi opera d’arte pittorica – il 6 marzo. Quando arriverà ad Ancona, invitata dalla Comunità ebraica per una serie di cerimonie sulla memoria delle stragi di intere popolazioni nella storia, la famosissima scrittrice armena Antonia Arslan, autrice del best seller “La masseria delle Allodole” e grande studiosa del genocidio del suo popolo. L’intellettuale ha espresso il suo desiderio di poter visitare la Chiesa di San Gregorio Illuminatore, molto venerato dagli armeni e protettore delle Monache Benedettine Ripsiane armene, alle quali venne concesso l’edificio di culto nel 1847 assieme all’annesso convento.

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