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Barriera antirumore di Rfi,
ad Ancona espropri per 227 mila euro

INFRASTRUTTURE – L'assessore ai lavori pubblici, Paolo Manarini, ha fatto il punto sulle aree pubbliche e private che verrebbero coinvolte nel cantiere di almeno tre anni, nel caso in cui il progetto prendesse avvio. I consiglieri regionali e comunali del Movimento 5 stelle spingono per l'alternativa dell'intervento su binari e materiale rotabile, mentre Cna Falconara lancia l'assist alla sindaca Signorini per il progetto dell'arretramento della ferrovia
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Il cantiere di almeno tre anni per la costruzione della barriera antirumore lungo la linea ferroviaria Bologna-Lecce richiederebbe ad Ancona espropri per 227 mila euro tra demanio pubblico e privato. Mentre tra istituzioni, politica e cittadini si sta creano il fronte compatto per dire no al muro alto fino a 7,5 metri – domani in Regione è previsto un tavolo che vedrà la partecipazione di Rfi e dei comuni coinvolti nel progetto, pr fare un quadro della situazione in attesa della Conferenza dei servizi che ci sarà presumibilmente in primavera – l’assessore comunale ai Lavori Pubblici di Ancona, Paolo Manarini, fa il punto sulla questione espropri, rispondendo a palazzo degli Anziani ad un’interrogazione del consigliere Daniele Berardinelli (Fi): «I costi degli espropri a carico di Rfi, secondo le relazioni consegnate al Comune di Ancona, ammontano a 227 mila euro e fanno capo sia alle indennità, sia all’occupazione temporanea di suolo pubblico. Per le zone per servizi di quartiere e parcheggi a raso sul demanio comunale, l’importo è di 73.965 euro, per le aree di pertinenza privata destinate alle abitazioni, sono di 7220 euro, mentre per quelle di pertinenza dei fabbricati commerciali e depositi, sempre dei privati, 10 mila euro. Per le aree bianche si parla di 12.849, mentre per le strade demaniali, a partire da via Flaminia, 121.505 euro». Oltre all’impatto paesaggistico ed ambientale, l’opera avrebbe dunque ripercussioni anche sulla viabilità, con porzioni della Flaminia, e non solo, coinvolte.
«Mi auguro che l’amministrazione dorica segua quella illuminata di Falconara – osserva Berardinelli –, che da subito si è schierata a fianco dei cittadini e, non vorrei che a qualcuno venisse in mente di sfruttare il pagamento dell’esproprio dei terreni per incassare queste cifre».
Intanto, prosegue la mobilitazione anti-barriera e domani, in Consiglio regionale, è prevista la discussione di sei mozioni che chiedono a palazzo Raffaello, con diverse sfumature, di farsi portavoce con il ministero delle Infrastrutture delle istanze dei cittadini per bloccare il progetto.
I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Gianni Maggi, Piergiorgio Fabbri, Peppe Giorgini e Romina Pergolesi avanzano l’ipotesi di «ridurre l’impatto acustico dei treni intervenendo prioritariamente sui binari e sul materiale rotabile, come previsto dal D.M. 29/11/2000, in alternativa alle barriere anti-rumore in cemento e metallo, da installare lungo la linea ferroviaria Bologna-Lecce».
Un atto, questo, concordato e condiviso con i colleghi dei Comuni interessati e i gruppi locali M5S delle Marche formalizzeranno, a loro volta, una mozione nei rispettivi Comuni per impegnare le amministrazioni a richiedere a Rfi, in sede di conferenza di servizi congiunta con la Regione ed il Ministero, di presentare un nuovo progetto alternativo che risponda alle necessità dei cittadini.
Progetto alternativo che, secondo la Cna di Falconara, potrebbe essere quello dell’arretramento della ferrovia, come proposto anche dalla sindaca Stefania Signorini durante il consiglio comunale aperto dello scorso venerdì, che ha visto il Castello esprimere parere di non conformità urbanistica della barriera.
«Riteniamo necessario – dichiara il segretario della Cna di Falconara Andrea Cantori – cercare soluzioni alternative alla barriera progettata da Rfi. Condividiamo l’idea emersa nel corso del dibattito, ovvero che si debba trovare una soluzione concreta sia in termini di tempi sia in termini di costi. L’idea dell’arretramento della ferrovia è una questione che ci piacerebbe venisse portata avanti. Siamo coscienti che è un sogno sia per i tempi, sia per i costi e sia per le problematiche tecniche, ma sappiamo bene che i sogni di oggi sono spesso i risultati che raggiungeranno le generazioni future: un progetto come questo non potrà essere realizzato a breve, ma non lo sarà neanche nel lungo periodo se qualcuno non lo avanzerà come possibile progetto».

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