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Inaugurata la mostra di Pericoli
Le colline picene per guardare oltre
(Foto e video)

ASCOLI - A Palazzo dei Capitani esposizione che scava nel territorio e nell'animo. Le terre fragili dopo il disastro del terremoto. Il maestro: «Era domenica quando visitai i paesi distrutti dal sisma. Il sole e il cielo azzurro rendevano ancora più drammatico il disastro». Venerdì apertura per iscritti Fai, da sabato per tutti
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La presentazione della mostra di Tullio Pericoli

di Franco De Marco

(foto e video di Andrea Vagnoni)

Se Giacomo Leopardi ha la siepe, Tullio Pericoli, per guardare “oltre”, ha le dolci colline marchigiane. L’indovinato accostamento è del professor Stefano Papetti, il quale è intervenuto, nella mattina di giovedì 21 marzo nel Palazzo dei Capitani, al vernissage della mostra evento “Tullio Pericoli. Le Forme del paesaggio. 1970-2018”. «C’è anche un’altra circostanza che lega il poeta al pittore: l’Infinito -fa notare Papetti- ha visto la prima stesura il 21 marzo 1819 e la mostra si apre proprio il 21 marzo 2019».

Castelli, Galeati e Pericoli

Emozione su emozione. C’è il paesaggio marchigiano e quello universale, quello dolce delle colline che vanno appunto “oltre”, e penetra nell’io umano, quello scavato, quello distrutto dal terremoto, quello sognato, forse quello che verrà. C’è soprattutto un viaggio nella memoria di ognuno di noi e nella stratificazione delle stagioni della vita. Tullio Pericoli: orgoglio marchigiano.
Dopo il vernissage, il taglio del nastro ufficiale nel pomeriggio. Tra i tanti presenti anche il comico Giobbe Covatta. Da venerdì 22 marzo la mostra sarà visitabile, in anteprima, nell’ambito delle Giornate Fai di Primavera, solo per gli iscritti Fai (si può provvedere al momento) con orario 9,30-18. Sabato e domenica invece orario continuato per tutti 10-20. Biglietto 6 euro (ridotto 4).

I disegni esposti

Centosessantacinque opere, con un percorso a ritroso che parte dalle ultime produzioni dell’artista, quelle caratterizzate dal terremoto, ferita non rimarginabile, cariche di dolore ma anche di speranza (strisce geometriche di verde vegetazione), a quelle delle “geologie” di 50 anni fa, meravigliose, ancestrali, di penetrazione della terra, di radici e di fioriture di tanti chiodini. Non per nulla Pericoli sottolinea soprattutto queste due sale dell’esposizione. Sono quello che sente più vicine.

La mostra è semplicemente emozionante ed esteticamente “pura”. Prende il visitatore per mano e lo immerge in un mondo fisico e metafisico. Presente, passato e futuro. Si tratta di un allestimento, curato alla perfezione, davvero “alto”. Molto “alto”. Di certo un evento nazionale che porterà in città appassionati da tutta Italia.

Lo spettacolo dell’arte

La presentazione ufficiale, condotta da Maurizio Capponi che ha collaborato nell’allestimento insieme a Carlo Bachetti, è stato un susseguirsi di interventi molto significativi ed intensi.
Una premessa però è indispensabile: se si è riusciti a realizzare questo progetto, che ad un certo punto sembrava essersi arenato per carenza di ricorse, lo si deve alla Fondazione Carisap e in particolare al suo presidente Angelo Davide Galeati che, con tenacia e sensibilità culturale, ha voluto concretizzare l’operazione. «Sono emozionato.- confessa Galeati- Le opere di Tullio Pericoli interpretano il nostro territorio. La mostra dà lustro al maestro e alla nostra città. Stimola la rinascita dopo il terremoto».

Chi ha dato una lettura davvero profonda, con spunti di enorme interesse, è stato il curatore Claudio Cerritelli. “Sentimento del paesaggio. Lezione di pittura”, ha definito l’opera di Pericoli.  «Tullio – dice- riesce a dare l’immagine del totale attraverso un frammento, una porzione. Il suo paesaggio restituisce tutte le stagioni dell’esistenza. Indagine come risposta emotiva. E’ il suo sguardo che si fa natura. Non la natura che ispira semplicemente. C’è l’indagare come risposta emotiva. Il paesaggio restituisce tutte le stagioni dell’esistenza di Tullio. Chi guarda queste opere viene come avvolto, portato dentro. Non solo contemplazione». «Pericoli fa vedere l’invisibile. Fa comprendere e non solo osservare. – commenta ancora Cerritelli- consentendo di avvicinare e godere la natura».

Dalle “terre fragili”, le opere post terremoto, realizzate su intonaco, «emerge – scrive Cerritelli nel catalogo- la fragilità del territorio ferito nei suoi valori umani e culturali, drammatica emergenza che Pericoli affronta partecipando al sentimento di difesa e rigenerazione della natura».
«Era una domenica  quando ho visitato i paesi distrutti dal sisma qui intorno – rivela Pericoli – Il sole e il cielo azzurro rendevano ancora più drammatico il disastro. Questa terra mi ha molto ispirato, è vero, ma c’è un’altra fonte di ispirazione, un’altra persona, che è la pittura, la sposa, dalla quale si deve subire anche volontà e i suoi capricci».

Se dovesse abbinare il paesaggio piceno ad un personaggio dei suoi famosi ritratti chi sceglierebbe? «Samuel Beckett», risponde Pericoli che, giocando ancora con l’interrogativo di Giorgio Manganelli “Esiste Ascoli Piceno?”, dice: «No, nelle mie opere la città non c’è, forse ciò che la circonda, forse ci sono gli ascolani».
Il sindaco Guido Castelli sottolinea:«Il maestro Pericoli ha fortemente voluto che la mostra si tenesse in questo luogo, Palazzo dei Capitani, dove si cesella la memoria degli ascolani, un luogo che descrive le origini degli ascolani».

 

Il taglio del nastro

Anche Giobbe Covatta non è voluto mancare

 

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