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«Mia figlia disabile discriminata
dalla dirigenza della scuola»

LA TESTIMONIANZA - È la denuncia esasperata lanciata dai genitori di una bambina affetta dalla sindrome di Down residenti in una cittadina della provincia. «Con i compagni il rapporto è eccezionale, ma nostra figlia è costantemente esclusa dalle attività extra curriculari e dai progetti a cui la scuola aderisce. È un suo ed un nostro diritto avere accesso a tutte le proposte educative della scuola»
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Foto d’archivio

 

I primi ostacoli sono iniziati già nei primi anni di asilo. Poca attenzione da parte delle insegnanti e metodi educativi poco adeguati al caso. La speranza intravista nell’ultimo anno di scuola dell’infanzia, poi di nuovo il baratro alla scuola primaria. È la storia di Sofia (nome di fantasia) bimba affetta dalla sindrome di Down e dei suoi genitori, residenti in un paese della provincia anconetana, che dopo vani tentativi di trovare una strategia comune e condivisa con la dirigenza della scuola frequentata dalla figlia hanno deciso di raccontare la loro vicenda. Una testimonianza sulle difficoltà che famiglie come la loro, composte anche da un bambino disabile, si trovano ad affrontare quotidianamente, anche all’interno di un sistema che dovrebbe favorire l’integrazione in casi come questi. «Ci sentiamo continuamente discriminati − afferma la mamma di Sofia −, piccoli gesti quotidiani che finisco per escludere nostra figlia da attività e progetti della scuola che potrebbero essere utili al suo apprendimento ed allo sviluppo delle sue capacità. Nostra figlia può contare sulla presenza di un insegnate di sostegno e dell’educatrice comunale e grazie a questo affiancamento può, ed è un suo diritto, seguire tutte le attività proposte dalla scuola».

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, dopo diverse incomprensioni, il lancio di un nuovo progetto di Coding (il linguaggio di programmazione dei computer) al quale Sofia non potrà partecipare. «La bambina è seguita da un logopedista al centro Bignamini − spiega la mamma − per cui due volte a settimana esce prima da scuola per poter incontrare lo specialista. Ebbene quando hanno chiesto le adesioni al progetto, di cui ancora non si conoscevano le date e gli orari esatti, ho chiesto espressamente che si potesse evitare di programmare le lezioni di Coding durante le giornate in cui mia figlia esce prima da scuola, perché ci tenevo che potesse seguire il progetto con gli altri compagni. Era una richiesta ben precisa anche perché senza l’unanimità delle adesioni dei genitori il progetto non sarebbe potuto partire, quindi la nostra risposta era determinante. Detto fatto, il giorno scelto per il corso coincide con quello in cui mia figlia non è presente in classe e mi domando, fra l’altro, come senza anche il nostro consenso il progetto possa partire ugualmente. Ci siamo stancati perché non è la prima volta che capita».

Diversi, infatti, come racconta la mamma di Sofia sono i progetti a cui la scuola aderisce, anche specifici sulla disabilità, gite scolastiche, uscite culturali, e che puntualmente su sei giorni disponibili da calendario scolastico, si tengono proprio nelle due giornate in cui Sofia è in classe in orario ridotto. «Sono troppe volte che succedono cose del genere, non possiamo più pensare a coincidenze casuali, siamo certi ci sia la volontà di escludere nostra figlia da attività extra curriculari. La bambina con il giusto supporto è in grado di seguire ogni corso, e del resto è anche un suo diritto, e non è certo contenta che ogni volta che si fa qualcosa di “speciale” a scuola debba lasciare la classe ed i suoi amici. Gli orari del logopedista sono fissi e la scuola li conosce perfettamente. La classe è poco numerosa e credo che si possa fare di più per contemperare le esigenze di tutti. Non è questione di rendimento, lo scorso anno abbiamo chiesto anche che potesse essere bocciata perché acquisisca competenze con i suoi tempi, ma desideriamo che abbia accesso a ciò che la scuola propone, senza discriminazioni. Ripeto è un suo ed un nostro diritto e non dovremmo nemmeno essere costretti a rivendicarlo». Mai pensato a cambiare scuola? «Certo, perché siamo arrivati all’esasperazione, ma vista la situazione di nostra figlia, un cambiamento come quello della scuola potrebbe essere troppo traumatico, e tutti i medici ce lo hanno sconsigliato, anche perché con i compagni va d’accordo e tra loro c’è un clima sereno».

 

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