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Welfare, a Ponterosso arriva la prima
Casa di Quartiere della regione

ANCONA – Il progetto, finanziato dalla Fondazione Cariverona con 700mila euro, prevede anche la figura del Custode sociale e, con la collaborazione dell'Asur, viene siglata anche una convenzione per l'infermiere di quartiere. Servizi rivolti anche a Brecce Bianche e Monte Dago. Mancinelli: «entro l'anno, secondo modulo in via Marchetti e via Podesti»
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La Casa di Quartiere in via Ruggeri

 

di Martina Marinangeli

«I Quartieri Nuovi, proprio in quanto tali, sono messi bene a livello di verde, servizi e spazi pubblici, ma sono carenti di storia comune: vogliamo mettere il lievito per promuovere e creare questo tessuto comune di relazioni». Declina così, la sindaca Valeria Mancinelli, il progetto «Un Quartiere in Comune», finanziato dalla Fondazione Cariverona con 700mila euro, che prevede una prima sperimentazione tra Monte Dago, Ponterosso e Brecce Bianche per poi, eventualmente, essere riproposto in altre zone della città. Un progetto di welfare che nasce dall’idea di proporre nuovi servizi di prevenzione a misura di cittadino che vede l’attivazione della figura del custode sociale e la costituzione della prima Casa del Quartiere nell’ambito regionale. Avrà durata triennale e la figura del Custode sociale sarà introdotta entro l’anno anche in via Marchetti e via Podesti, «dove la questione è più legata a degrado e sfilacciatura sociale, e va ricreato un rapporto di fiducia con le istituzioni», spiega la prima cittadina.
Presentato oggi presso la Casa del Quartiere in via Ruggeri – presenti, oltre a Mancinelli, l’assessore alle Politiche sociali e Sanità, Emma Capogrossi, il Direttore generale Asur Alessandro Marini, i rappresentanti della Fondazione Cariverona e i referenti di Musicamente e Pianeta Alberta, le due associazioni che porteranno avanti nel concreto il progetto – ha visto la partecipazione di numerosi residenti della zona.
La proposta, si diceva, è suddivisa in tre azioni, complementari tra loro, che hanno l’obiettivo di intercettare i problemi sociali andando nei quartieri periferici, a domicilio delle persone.

Custode sociale – si tratta di una figura professionale al servizio del cittadino che ha il compito di mettere in campo azioni individuali e domiciliari di mediazione, orientamento e informazione nei confronti di soggetti isolati e fragili, garantendo una presenza capillare nel territorio, casa per casa, e orientando l’accesso ai servizi pubblici e privati presenti nel quartiere.
(Risponde al numero 339 7277812)

Casa del Quartiere – Organizzata presso l’ex Centro Ricreativo <<L’albero delle Idee>> di Ponterosso, è un luogo d’aggregazione – dotato di bar – che si propone come spazio aperto e multiculturale di incontro che potrà ospitare un laboratorio permanente per la progettazione e la realizzazione di attività sociali e culturali che coinvolgano cittadini, operatori, associazioni e chiunque voglia partecipare. Sarà aperta ogni giorno dalle 9 alle 19.

Servizi di inclusione attiva – In continuità il progetto Ancona la città in comune, punta a sviluppare servizi di sostegno individualizzato delle persone appartenenti alle categorie vulnerabili (soggetti in carico ai servizi, con disagio socio economico e difficilmente re-inseribili nel mercato del lavoro), attraverso benefit economici per la partecipazioni a corsi, tirocini di formazione lavoro, nel tentativo di potenziare e migliorare le capacità personali e professionali.

Il sindaco Valeria Mancinelli

Inoltre, grazie alla collaborazione con l’Asur, è stata siglata una convenzione che farà partire un innovativo servizio sperimentale di Infermiere di comunità, figura professionale che assicurerà l’assistenza generale e promuoverà interventi di educazione ed informazione sanitaria, comprese le modalità di accesso ai servizi forniti dall’Azienda Sanitaria, e contribuirà al miglioramento della integrazione socio-sanitaria. Disponibile sia in ambulatorio che a domicilio, opererà in collaborazione con il medico di Medicina generale, l’assistente sociale, il fisioterapista, i medici specialisti, le associazioni di volontariato, e con altri operatori sanitari e sociali presenti in ospedale e sul territorio.

 

 

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