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Bandiere, striscioni e canzoni
per le ‘Marche plurali e accoglienti’
Partecipanti da tutta la regione (Foto)

ANCONA - Il fiume umano è partito questo pomeriggio dal monumento ai Caduti per ribadire i temi dell'accoglienza contro ogni forma di razzismo e xenofobia. Stando agli organizzatori, avrebbero partecipato alla manifestazione 2mila persone
sabato 6 Aprile 2019 - Ore 18:08
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La partenza del corteo dal Passetto

 

 

di Marco Benedettelli

Ha richiamato partecipanti da tutta la regione la manifestazione che oggi ha attraversato il capoluogo, dal Passetto al molo Rizzo nel porto Antico, organizzata in nome «dei valori dell’accoglienza e per l’affermazione dei diritti umani, civili, sociali». Rappresentanti di vasti settori della società civile, sigle sindacali, comuni cittadini hanno dato vita a un corteo pacifico e partecipato, pieno di musica e di colori, unito nello slogan “La Marche plurali e accoglienti”. Che ha coinvolto, secondo gli organizzatori,  duemila persone. La sfilata di bandiere e striscioni si è snodata per centinaia di metri con numerosi interventi al microfono di portavoce dell’associazionismo, anche migrante. E le note diffuse dalle casse sul furgone in testa, da Bella ciao, all’esibizione live del cantante Wanny S-King, testimone dell’apocalisse dei campi profughi in Nord Kivu, Repubblica Democratica del Congo. Una novantina le sigle che hanno aderito, per «dire no al Decreto immigrazione e sicurezza, all’esclusione sociale, a tutti i muri che imprigionano – come ribadito nei comunicati letti e diffusi – e dire sì alla protezione  umanitaria, ai porti aperti, al rispetto dei diritti umani. Perché siamo e vogliamo restare Marche plurali e accoglienti».

Prima della partenza, un drappo di dodici metri coi sette colori della pace è stato disteso sui gradini del Monumento ai Caduti, solo qualche minuto, come da programma, in un grande impatto cromatico, prima di essere portato in corteo. Una decorazione inedita, che sembrerebbe aver mosso le proteste di qualche passante.

Il corteo si è aperto con il rintocco della Campana della pace, fusa con le armi della Prima guerra mondiale, e si è chiusa con le parole del filosofo Roberto Mancini: «Siamo qui per riprendere la parola contro le menzogne, contro “i prima io” e i “prima noi”, siamo qui per tornare ad essere umani. Tutti ci salviamo insieme», accolte nel sole del tramonto sul porto, fra caldi applausi. «È stato un successo sopra le nostre aspettative – ha commentato felice Mario Busti, presidente dell’Università per la pace, l’associazione che ha coordinato la manifestazione del 6 aprile – Tutto è iniziato lo scorso agosto, dinnanzi al caso delle nave Diciotti bloccata in mare aperto per giorni dal Viminale. Da lì abbiamo sentito il bisogno di ribadire la nostra visione in un grande corteo regionale. Ci sono voluti due mesi di fitto lavoro per organizzarla, raccogliere le adesioni, ed ora siamo qua. La mobilitazione raggiunta merita un’attenzione nazionale». Presenti anche le sigle sindacali, Cgil, Cisl, Fiom delle Marche. La Cgil è arrivata con due pullman da Fermo. E poi associazioni del mondo cattolico, cooperative, comitati antirazzisti, associazioni di volontariato, centri sociali marchigiani, circoli culturali, gruppi studenteschi e un significativo numero di migranti e richiedenti asilo da tutta la regione. Nessuna sigla di partito, non coinvolta nella rete delle adesioni.

Secondo striscione in testa alla manifestazione è stato quello del Movimento Antirazzista Marche, con l’Ambasciata dei diritti, altre sigle dei centri sociali, associazioni di Bangladesh, Senegal e Gambia. Questo spezzone ha dato vita a una breve manifestazione nella manifestazione, alzando cartelli davanti al Comune di Ancona, per chiedere di garantire il diritto di residenza ai richiedenti asilo, cancellato dal Decreto sicurezza e immigrazione ma recuperabile tramite misure legali, come si sta facendo a Jesi.

Fra le personalità che hanno sfilato nelle vesti di comuni cittadini, è spiccata la presenza del vicepresidente del Parlamento europeo David Sassoli. Presenti anche il presidente del Consiglio regionale delle Marche, Antonio Mastrovincenzo, l’assessore ai Servizi sociali del Comune di Ancona, Emma Capogrossi e il consigliere comunale di Altra idea di città, Francesco Rubini.  E poi il segretario Cgil Marche, Daniela Barbaresi e Giuseppe Buondonno, segretario Marche di Sinistra Italiana. C’erano anche il segretario nazionale Fim Cisl Marco Bentivogli e il segretario regionale Cisl Sauro Rossi. Una critica forte e diretta è stata rivolta, nei vari interventi, al Decreto sicurezza e immigrazione approvato dall’attuale esecutivo. «Una misura che non governa il fenomeno migratorio, ma punta a reprimerlo, scatenando i fantasmi che nascono dalla chiusura. Un provvedimento che colpisce chi è più povero». Così come è stato ripetuto e scandito in ogni forma di comunicazione che «le Marche sono una regione che ha una significativa storia di accoglienza di ogni forma di fragilità umana: siamo e vogliamo restare Marche accoglienti, contro ogni deriva disumana». Secondo il Dossier statistico sulla immigrazione 2018, curato dal Centro Studi e Ricerche Idos, al 31 dicembre 2017 nelle regione gli stranieri sono 136.045, l’8,9% della popolazione. La provincia con più stranieri è quella di Ancona, con 43.350 persone. Seguono Macerata, Pesaro – Urbino, Fermo e Ascoli Piceno. Gli stranieri europei continuano ad essere la maggioranza, con il 54,4% dei residenti. 

(servizio aggiornato alle 21.50)

(Foto di Giusy Marinelli)

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