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Scuola e città abbracciano
il regista Gabriele Del Grande

CASTELFIDARDO - Scuola e territorio abbracciano il regista e giornalista in un affascinante viaggio attraverso le sue esperienze professionali e umane
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Il giornalista e regista Gabriele Del Grande

 

Una intensa due giorni tra scuole e cittadinanza di Castelfidardo per Gabriele Del Grande, regista, giornalista freelance, scrittore, di cui le cronache italiane parlarono molto nell’aprile 2017 in occasione dell’incarcerazione subita in Turchia, quando fu arrestato mentre stava intervistando un fuoriuscito dell’Isis.
Anche di questo episodio, cruciale della sua biografia recente, Del Grande ha parlato al folto pubblico intervenuto lo scorso giovedì 4 aprile all’Auditorium S. Francesco di Castelfidardo nell’incontro, dal titolo “Storie di umanità oltre i luoghi comuni. Aprirsi all’ascolto per non cedere alla chiusura”. La serata è stata magistralmente condotta dalla giornalista fidardense Linda Cittadini e si è sviluppata in tre fasi, con un viaggio tra il locale e il globale. Dopo un breve saluto del dott. Antonio Mastrovincenzo, presidente del consiglio regionale delle Marche, è intervenuta la dott.ssa Alessandra Cantori, coordinatrice dell’Ambito Territoriale Sociale 13, la quale ha fornito un quadro delle realtà che accolgono le varie categorie di migranti nella zona. Tra CAS ed ex SPRAR nei 7 Comuni dell’Ambito i beneficiari di questi servizi assommano ad un totale di 156 persone (su una popolazione residente di circa 85.000 abitanti).
Di seguito Gabriele Del Grande ha raccontato come è nata la sua ultima pubblicazione “Dawla” (Mondadori, 2018). Al di là dei contenuti specifici del libro, ha tenuto a sottolineare come la comprensione dei fenomeni storici richieda lo sforzo di un’indagine lenta e scrupolosa, che si sforzi di assumere più punti di vista. Per questo la sua scelta negli ultimi anni è stata quella di sganciarsi dalle testate giornalistiche e di affidarsi al crowdfunding, il che, ha sottolineato, gli dà agio di approfondire e gli garantisce una assoluta libertà di esprimere le sue opinioni. Dal confronto del giornalista con gli operatori del territorio che hanno accolto l’invito degli organizzatori sono emersi altri temi di ordine generale, in particolare l’assenza non solo in Italia ma anche più in generale in tutta Europa di una reale visione di lungo termine sulla mobilità nel nostro mondo globalizzato. Molto toccante la riflessione sui criteri con cui il nostro mondo decide chi accogliere e chi respingere: la quantità e la grandezza del dolore e delle sofferenze subite. Un mondo quello europeo e occidentale in generale con una natalità bassissima, in cui recentemente l’Italia con il decreto flussi ha sancito il fabbisogno di 30.000 lavoratori stranieri, mentre la Germania addirittura dichiara la necessità di un milione di ingressi nei prossimi anni.
Per gli intervenuti davvero una preziosa occasione di andare al di là dei luoghi comuni.

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