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Pensionato ucciso a sprangate,
annullata la condanna a 16 anni:
processo da rifare per Nica

OMICIDIO A CHIARAVALLE - La Cassazione ha accolto il ricorso della difesa del 27enne romeno, unico indagato per la morte del pensionato Giancarlo Sartini, ammazzato nel suo letto la notte tra il 26 e il 27 dicembre 2014. In primo grado c'era stata l'assoluzione, poi ribaltata in secondo. Ora la palla passa alla Corte d'appello di Perugia. Per l'accusa il delitto era legato ad una rapina per pagare una prostituta
mercoledì 24 Aprile 2019 - Ore 19:51
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Nica Cornel

 

di Federica Serfilippi

Un’assoluzione, una condanna e, ora, un processo da rifare. E’ stata annullata la sentenza d’appello che lo scorso marzo ha condannato Cornel Nicolae Nica a scontare 16 anni di carcere per l’omicidio di Giancarlo Sartini, il pensionato ucciso nella sua casa di Chiaravalle tra il 26 e il 27 dicembre 2014. La decisione è stata presa questo pomeriggio dalla Corte di Cassazione, a cui si era rivolta la difesa del 27enne, rimasto sempre l’unico indagato per l’uccisione di Sartini, ex ferroviere. I giudici romani hanno annullato il verdetto di secondo grado, rinviando ogni decisione alla Corte d’assise d’Appello di Perugia. In prima battuta, davanti al gup, Nica era stato assolto. Erano due le imputazioni: omicidio volontario aggravato e rapina. Dalla casa della vittima, infatti, erano spariti alcuni gioielli.

Il pensionato era stato ucciso mentre si trovava a letto, massacrato con una spranga di ferro, mai ritrovata. Una decina di giorni dopo l’omicidio era stato fermato il suo vicino di casa: Nica. Per lui s’erano aperte le porte del carcere. Il tribunale del Riesame aveva revocato la misura cautelare nel settembre 2015. Il 3 maggio 2016, la sentenza di assoluzione decretata dal gup. Il ribaltone, un anno fa, in appello: 16 anni di carcere. Stando a quanto scritto nelle motivazioni dei giudici, Nica avrebbe ucciso il vicino per pagare la prostituita con cui aveva passato la notte. A ‘incastrarlo’, sempre secondo il verdetto del tribunale di via Carducci, era stata una chiamata compiuta la notte del delitto in cui chiedeva alla mamma: «Quanto mi becco in Italia per omicidio?». La sentenza è stata impugnata dalla difesa del romeno, rappresentata dagli avvocati Marina Magistrelli e Simeone Sardella. Oggi, la chiusura di un altro capitolo e, al momento stesso, l’apertura di un nuovo procedimento. Questa volta, di fronte a una nuova corte giudicante.

 

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