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Raffica di lamentele dei pazienti:
«A Torrette cibi immangiabili,
il catering parte da Rovigo»

LA DENUNCIA - Ferruccio De Cadilhac, presidente dell’Associazione Tribunale della Salute sulla situazione pasti dell'ospedale regionale. I cibi arrivano precotti due volte alla settimana. La carne resta nei piatti, secca e dura, lo stesso vale per la pasta, il riso, mollicci e scotti». Marzia Spegne, coordinatrice della cucina del nosocomio, chiusa da sei anni per lavori di ammodernamento: «Non apriamo le confezioni, non assaggiamo. Ci assicuriamo solo che sia rispettata la temperatura, la catena caldo-freddo»
domenica 5 Maggio 2019 - Ore 10:34
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L’ospedale regionale di Torrette

 

di Giampaolo Milzi

Inodore, incolore, insapore. E finché tali caratteristiche riguardano l’acqua, può andar bene. Peccato che all’ospedale regionale di Torrette di Ancona dell’Azienda ospedali riuniti (Aou) “l’effetto acqua” -, cioè soprattutto mancanza di gusto e altre forti perplessità legate forse non solo al sapore – caratterizzano le centinaia e centinaia di pasti riservati ai ricoverati. Un andazzo, un brutto andazzo (alla faccia di stili gestionali tipo “Km0 e alimentazione bio”) a dar credito alle numerose lamentele, che si trascina dal 2013. E cioè da quando la vasta sala cucina della più grande e rinomata, per efficienza, struttura sanitaria delle Marche, è stata chiusa, per consentire lavori di ammodernamento. E l’Aou ha esternalizzato il servizio, da tre anni affidato alla “Serenissima”, una mega srl specializzata nella ristorazione un po’ in tutta Italia con sede operativa a Rovigo (quella legale è a Vicenza). Un passaggio non da poco: tutte le pietanze, dai primi ai secondi fino ai contorni, vengono spediti già precotti da Rovigo presso un centro-deposto alla Baraccola di Ancona due volte la settimana, e da lì ogni giorno raggiungono la ex cucina di Torrette, dove vengono poi indirizzati ancora in contenitori impacchettati ai vari reparti. Dove in tanti, troppi pazienti storcono il naso, e spesso i pasti non li consumano affatto, arrangiandosi con ciò che ricevono dai parenti e familiari. «Voglio essere franco, in moltissimi casi si tratta di cibo immangiabile, la carne, in particolare, resta nei piatti, secca e dura, lo stesso vale per la pasta, il riso, mollicci e scotti». Parola di Ferruccio De Cadilhac, presidente dell’Associazione Tribunale della Salute, che – a differenza del Tribunale del Malato – all’ospedale di Torrette ha uno sportello-ufficio fisso, operativo con personale dal lunedì al venerdì. «Sono presente lì tre-quattro giorni su sette, – prosegue De Cadilhac – e vi assicuro che sia in base alle nostre interviste ai pazienti, sia in base alle segnalazioni di insoddisfazione che arrivano al nostro sportello quasi ogni giorno, anche dai familiari, il servizio pasti e assolutamente insoddisfacente. Perché è un servizio di catering, e ovviamente, partendo da Rovigo due volte la settimana, non si tratta di cibi freschi, verdura compresa». Ma la segnalazioni dei pazienti scontenti del vitto che fine fanno? «Molte sono firmate, e noi periodicamente le rigiriamo all’Urp, Ufficio relazioni per il pubblico dell’ospedale -. Sottolineando che gran parte del cibo viene buttato via. Ma è molto difficile, soprattutto negli ultimi tempi, inter-relazionarsi con l’Urp. E’ una specie di muro di gomma. Da gennaio nemmeno ci ricevono più. Abbiamo chiesto chiarimenti sugli ingredienti, sulla tracciabilità dei prodotti. Niente da fare. Solo generiche promesse di un altrettanto generico miglioramento del servizio che non abbiamo visto. Certo, noi torneremo alla carica, non ci arrendiamo, ne va del benessere, della salute dei pazienti». La prova del nove sulla veridicità di tale inquietante situazione? La fornisce Marzia Spegne, operatrice tecnica coordinatrice della cucina che fu: «Da quando il servizio è stato esternalizzato, sei anni fa, non c’è proprio paragone col periodo precedente. Fino al 2013 era tutta un’altra cosa, noi ci mettevano passione e grande attenzione e pazienza nel cucinare e poi nel preparare tutti piatti, minestre comprese, tutto era più condito, saporito, curato». La carne? «La acquistavamo da fornitori locali di assoluta fiducia e avevamo la nostra macelleria interna. Lo stesso avveniva per le verdure. Oggi compriamo direttamente solo la frutta. E’ chiaro che gusto e freschezza vanno a farsi benedire, e di lamentele ne ho sentite parecchie anche io, sebbene indirettamente». Il deposito della Baraccola, una volta ricevuto bi- settimanalmente il vitto precucinato, lo divide in contenitori di spedizione mirati, e invia a Torrette ogni giorno fino a un massimo di duemila pasti completi (a seconda dei periodi dell’anno), di cui 1.460 per i degenti (730 per il pranzo, 730 per la cena) e 530 per la mensa riservata ai dipendenti dell’ospedale (anche qui, calati in media a 400 quelli effettivamente con consumati, e non sarò mica un caso…). Marzia Spegne: «Noi di tutto ciò non tocchiamo nulla. Non apriamo le confezioni, non assaggiamo. Ci assicuriamo solo che sia rispettata la temperatura, la catena caldo-freddo. Poi dividiamo le porzioni, lo ripeto, già precotte e condite, che attraverso i carrelli altri operatori trasportano ai reparti. Solo se qualche paziente chiede sale, olio, altri condimenti, provvediamo affinchè vengano inoltrati in corsia e quindi nelle camere. Tutto qui – spiega –. Certo, ci affiancano le dietiste, che si assicurano che i cibi ad esempio siano senza glutine, ma il resto, a monte, è tutta responsabilità della “Serenissima”, che in occasione del rinnovo dell’appalto se l’è aggiudicato tre anni fa». Chiaro che con l’esternalizzazione – che da quanto si è saputo resterà fissa anche dopo la riapertura e la rinnovata operatività della cucina (che dovrebbe avvenire tra qualche anno, e considerando che i lavori soni iniziati nel 2013 i tempi sembrano biblici) – si tratta di un servizio di catering, industriale e non ci può essere certezza sulla bontà del cibo, meglio, sulla sua qualità di prima scelta», aggiunge Spegne. Così com’è chiaro che il demansionamento della cucina ha portato ad una riduzione del personale: da 32 addetti pre 2013, ai 18 attuali (un calo dovuto ai pensionamenti e al mancato rinnovo dei contratti a termine semestrali).

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