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Una giungla in centro,
protestano i residenti di via Ruffilli

JESI - I residenti lamentano uno stato di incuria e condizioni igienico-sanitarie al limite.
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di Talita Frezzi

Un’agonia che si trascina da un anno e mezzo, con proteste rimaste inascoltate e un continuo rimpallo di responsabilità tra uffici ed enti. Ma nel marasma della burocrazia c’è un’unica certezza: che in via Ruffilli c’è una giungla a cielo aperto, una discarica di elettrodomestici, pattume e ferraglia in mezzo all’erba alta anche un metro. Con ratti e insetti di ogni genere che scorrazzano a pochi metri dalle abitazioni. «Non ne possiamo più – dicono i residenti – eppure siamo in pieno centro. Basta guardare per rendersi conto di quanto degrado ci sia davanti casa nostra e in quali precarie condizioni igienico sanitarie viviamo… ». A neanche quattro metri dalle abitazioni del quartiere spuntano dall’erba alta elettrodomestici, biciclette, stufette elettriche e ferraglia. L’erba è alta almeno un metro. Ci sono alberi piegati dal maltempo e mai tagliati. La recinzione di quella che un tempo era una palazzina di edilizia popolare abitata da famiglie di stranieri ora è proprietà dell’Erap ma in stato di completo abbandono. Una giungla di ratti, insetti e degrado in pieno centro, dietro via San Pietro Martire. Cinquanta famiglie sono sul piede di guerra e minacciano di chiamare i Carabinieri per denunciare le responsabilità di chi non assume provvedimenti per la salute pubblica. Hanno raccolto le firme per un esposto in Procura.
«Siamo esasperati – aggiungono – tra ratti che corrono, topi morti che talvolta troviamo davanti all’uscio di casa, gli insetti e la sporcizia. E nessuno fa nulla, un rimpallo di responsabilità, di competenze…Abbiamo scritto al Comune, alla polizia municipale, all’Erap e alla Asur per chiedere un sopralluogo, delle verifiche, ma è un continuo rimpallo di uffici, di pec da inviare, di lettere da protocollare. Siamo abbandonati da un anno e mezzo. I residenti della palazzina Erap andandosene via hanno accatastato i rifiuti sul balcone e all’esterno, oltretutto c’è un’altra struttura, un tempo opera assistenziale “Casa della nonna” gestita dalle missionarie francescane della carità dell’opera di padre Guido di Ancona per aiutare le donne vittime di violenza e in difficoltà, ora in semi abbandono. Una struttura di cui solo il pianoterra è utilizzato, ma anche questa fatiscente. Com’è possibile che nessuno faccia nulla?».

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