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Il tribunale di Ancona:
«I richiedenti asilo possono iscriversi
all’anagrafe del Comune»

ACCOLTO il ricorso presentato dall'avvocato Paolo Cognini per far conseguire a un immigrato l'iscrizione anagrafica del comune dove è domiciliato. Si tratta di una sentenza già avallata in altre città italiane e presa di mira dal ministro Salvini
martedì 30 Luglio 2019 - Ore 16:06
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foto d’archivio

 

Anche il tribunale di Ancona dice sì: i richiedenti asilo hanno il diritto di potersi iscrivere all’anagrafe del comune dove sono domiciliati. A metterlo nero su bianco è stata una sentenza ‘storica’ emessa ieri dalla sezione civile del palazzo di giustizia che aveva preso in carico il caso portato avanti dall’avvocato Paolo Cognini (Associazione di Studi Giuridici sull’Immigrazione) per conto dell’Ambasciata dei Diritti. Il legale aveva promosso davanti al tribunale un ricorso cautelare volto a conseguire l’immediata iscrizione anagrafica di un richiedente asilo in possesso di regolare permesso di soggiorno e in Italia dal giugno 2017.  Lo straniero si era visto lo scorso marzo negare l’iscrizione dall’ufficiale del Comune dorico che aveva giudicato l’istanza presentata «irricevibile ed inefficace» sulla base della normativa vigente. A conclusione del procedimento, «il giudice – ha fatto sapere in una nota l’Ambasciata dei Diritti – ha disposto l’iscrizione anagrafica del richiedente asilo ed ha contestualmente sollevato una questione di legittimità costituzionale delle norme del D.l. 113/2018 (Decreto Sicurezza, ndr), finalizzate ad impedire l’iscrizione anagrafica dei richiedenti protezione: il giudice ha, infatti, ritenuto che tali norme violino precetti e diritti fondamentali sanciti dalla nostra Carta Costituzionale». Tra le considerazioni espresse dal tribunale: «se da una parte è vero che la condizione del richiedente asilo è precaria, dall’altra, è parimenti vero che il suo soggiorno si protrae legittimamente sul territorio per tempi che superano sempre almeno la durata annuale, tempi nei quali viene impedita la pubblicizzazione e la prova di una residenza che, di fatto, viene acquisita. E’ noto che al legislatore è consentito dettare norme che regolino l’ingresso e la permanenza dei cittadini extracomunitari nel nostro paese purché non palesemente irragionevoli e non contrastanti con obblighi internazionali. Sul punto, la Corte Costituzionale ha più volte ribadito il principio secondo cui il legislatore può subordinare l’erogazione di determinate prestazioni alla circostanza che lo straniero sia soggiornante con un titolo non episodico e non di breve durata. Nel caso in esame, il legislatore sembra aver riservato un trattamento deteriore in riferimento ad uno straniero, legalmente soggiornante ma con titolo che non è né episodico, né di breve durata». La soddisfazione dell’Ambasciata dei Diritti:  «A quanto ci risulta è la prima volta che su tale normativa viene sollevata la questione di legittimità costituzionale. Riteniamo di estrema importanza il risultato raggiunto sia perché consente da subito l’iscrizione anagrafica del richiedente, con la conseguente possibilità di accedere a tutti i diritti ad essa connessi, sia perché la richiesta di pronunciamento della Corte Costituzionale può fare chiarezza definitiva, con effetti vincolanti, sull’incostituzionalità delle disposizioni in materia di iscrizione anagrafica contenute nel primo decreto legge Salvini e sulla loro natura discriminatoria». Sentenze del genere, negli ultimi mesi, sono state emesse da altri tribunali italiani.

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