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«Impennata della cassa integrazione,
occorre investire sul lavoro di qualità»

ANALISI dei dati Istat della segretaria Cgil Marche Daniela Barbaresi: «Quasi 14 milioni di ore autorizzate, cresciute del 34% rispetto all’anno precedente. Speriamo che nel 2020 si costruisca una nuova cultura che sappia restituire valore e dignità»
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Daniela Barbaresi

 

«E’ necessario investire innanzitutto nel lavoro di qualità, nelle competenze, a partire da quelle dei più giovani, soprattutto quelle necessarie ad accompagnare le trasformazioni in atto. Un lavoro che sia stabile, con diritti, tutele e soprattutto retribuzioni adeguate». E’ quanto richiede la segretaria della Cgil Marche Daniela Barbaresi nel suo intervento dopo l’osservazione dei dati dell’Istat sull’occupazione nella regione nel terzo trimestre dell’anno. «Senza lavoro di qualità non c’è futuro ed è questo che auspichiamo per il 2020 alle porte: che si possa costruire una nuova cultura del lavoro che sappia restituire al lavoro valore e dignità. Auguri a tutti perché il 2020 possa portare maggiori certezze e diritti per lavoratori e lavoratrici, pensionate e pensionati», dice Barbaresi al termine dell’analisi sui numeri che «indicano una crescita dell’occupazione, sia relativa al lavoro dipendente che di quello autonomo tanto che si sono quasi raggiunti i livelli occupazionali pre-crisi». Un dato certamente positivo ma «non altrettanto incoraggianti sono quelli sul ricorso agli ammortizzatori sociali, a partire dalla cassa integrazione che nei primi 11 mesi dell’anno ha visto a quasi 14 milioni di ore autorizzate, notevolmente cresciute rispetto all’anno precedente (+34%), con un’impennata soprattutto nella seconda parte dell’anno – puntualizza la segretaria -. Peraltro, cresce prepotentemente soprattutto la Cig straordinaria, indice di difficoltà strutturali delle imprese. Già prima dell’estate erano oltre 140 le aziende in crisi che avevano fatto ricorso ad ammortizzatori sociali o che prevedevano licenziamenti e riduzioni di personale: aziende in crisi con circa 10mila lavoratori dipendenti a cui si aggiungono altre tremila aziende artigiane in difficoltà», sottolinea Barbaresi che ricorda poi le vertenze più significative.

«Aerdorica, la Whirpool, la Jp Industries di Fabriano, la Berloni di Pesaro, la Tallarini di S. Ippolito, i calzaturifici Spring-Mario Bruni di Montegranaro e Hobbs d’Inghilterra di Porto S. Giorgio, la Manuli di Ascoli Piceno e la Itac Lab di Grottammare. C’è poi grande preoccupazione per la vertenza Auchan-Conad soprattutto per l’incertezza per le centinaia di lavoratori e lavoratrici occupati nei tanti punti vendita che sembrano non interessare a Conad – dice –  Dunque, l’anno che si è chiuso ha visto tante aziende in difficoltà, ma anche per il 2020 non mancano le incognite. Incognite per la quantità di occupazione ma anche per la qualità del lavoro e per i livello dei redditi dei lavoratori. Occorre ricordare infatti che la ripresa occupazionale degli ultimi anni è rappresentata quasi esclusivamente da rapporti di lavoro precari, discontinui e a tempo parziale che continuano progressivamente a erodere i rapporti di lavoro stabili e a tempo pieno che ormai nelle Marche interessano solo un lavoratore su due – evidenza la segretaria Cgil Marche -. Dunque, ormai da tempo, parlare solo del numero di occupati non basta più perché è notevolmente peggiorata la qualità dei rapporti di lavoro e il numero di ore lavorare, mentre cresce prepotentemente il lavoro povero. Per troppi anni si è pensato di affrontare crisi e difficoltà solo attraverso l’abbassamento del costo del lavoro, e la frantumazione dei processi produttivi in esternalizzazione e giungle di appalti e subappalti, precarizzando e svalorizzando il lavoro stesso – conclude Barbaresi -: una ricetta sbagliata e di corto respiro. I lavoratori marchigiani sono troppo precari e hanno retribuzioni troppo basse».

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