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«Sul Monte Conero nidifica
il falco pellegrino
La riserva integrale non si tocca»

L'INTERVISTA - Emiliano Stazio, consigliere dell’Ente Parco e vicepresidente del circolo di Legambiente Ancona Il Pungitopo rigetta le proposte della guida Francesco Burattin di rendere più fruibile la bellezza del promontorio: «La natura va preservata e se l'ente Parco non garantisce massima protezione a questo rapace, può arrivare una sanzione di milioni di euro». Ma anche i ciclisti dalle associazioni sportive dissentono: «Noi amiano quel territorio come Burattini»
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di Marco Benedettelli

Critiche e plausi. Non è caduta nel vuoto l’intervista rilasciata sabato da Francesco Burattini a Cronache Ancona sui tesori e la possibilità di fruizione del Parco Del Conero. Anzi, il dibattito è aperto più che mai. Coi rappresentati dell’ente Parco da una parte e, dall’altra, le associazioni dei ciclisti, a chiede maggiore dialogo. Ad accendere il confronto, la proposta del più importate autore di guide escursionistiche del Conero, Burattini: «La zona di riserva naturale integrale del Parco è troppo vasta e preclude ai visitatori la sua parte più ricca di particolarità storiche e naturalistiche. Vietarla è una condanna all’abbandono, alla dimenticanza – ha spiegato nell’intervista –  In quell’area si nascondono tesori incredibili: dovremmo renderli accessibili, e non chiuderli a chiave». Ed anzi, ha proposto l’Istruttore nazionale di alpinismo e pluridecennale socio Cai:«si dovrebbe permettere una fruizione controllata ma libera e consapevole» di quegli “stradelli”, da sempre battuti.

Tutti concetti già ribaditi da Francesco Burattini nel suo nuovo libro “Conero. I sentieri del lavoro e del piacere”.  Decisa la replica di Emiliano Stazio, nel consiglio dell’Ente Parco come rappresentante delle associazioni ambientaliste e vicepresidente del circolo di Legambiente Ancona Il Pungitopo: «Stimo e rispetto Burattini, ma quello che ha detto è un errore, e anzi sono meravigliato. La questione è questa: nella zona di riserva integrale del Conero nidifica un volatile protetto, il falco pellegrino. E dunque l’area deve rimanere totalmente preservata e irraggiungibile. Sappiamo che basta il disturbo generato da quattro persone per rompere l’equilibro riproduttivo del falco. Non solo – continua Stazio – A decidere il divieto di accesso è per di più la direttiva Rete Natura 2000 dell’Unione europea, che mappa e protegge le zone di interesse aviario comunitario.  Se il Parco del Conero non garantisce massima protezione al falco pellegrino, può arrivare una sanzione di milioni di euro».

Il consigliere nega con decisione anche la possibilità di aprire l’area a visite controllate, come escursioni guidate a numero chiuso, per esempio. «La riserva integrale non si può toccare, non si può trasgredire. Ma poi perché dobbiamo sfruttare la natura, invece di preservarla? Sono 300 ettari della zona più impervia e pericolosa, lasciata alle presenze faunistiche e floristiche e agli habitat di interesse comunitario, il 5 per cento su 6000 ettari di parco, su cui già insiste il sentiero alle Due Sorelle, percorribile secondo regolamento del Parco. Non capisco perché Burattini scriva e ripeta queste idee, che potrebbero essere uno stimolo alla trasgressione, lui che è socio Cai, associazione che al primo punto del suo statuto afferma di avere per scopo la difesa dell’ambiente naturale».

Di altro avviso i ciclisti dalle associazioni sportive Capra Bike, Conero Outdoor, Le Pecore Nere del Conero, Mtb Marche Adventures, Recanati Bike Team che affermano di trovarsi d’accordo con Burattini «su tutta la linea» e poi in una lettera aperta entrano nel merito della polemica. Ne riportiamo alcuni passaggi: «Ad inizio gennaio 2020, l’Ente Parco e un quotidiano locale pubblicarono rispettivamente un post Facebook ed un articolo dai contenuti già letti più volte in cui si accusano i ciclisti di tutti i mali del Conero. Però gli sportivi –  continua il testo –  sono grandi amanti del territorio, al pari di Burattini». Premesso che «chi scrive (…) non è ostile all’Ente, anzi ne comprende e valorizza l’importanza», le associazioni respingono le accuse di mancanza di rispetto e maleducazione a loro recapitate: «Facciamo tutti parte del popolo degli amanti della natura e del territorio, allo stesso modo degli escursionisti a piedi o a cavallo (…) Siamo disponibili a valutare l’impatto o “l’impronta delle nostre ruote”, che sta a metà strada tra l’impronta di una scarpa e lo zoccolo di un cavallo». Continuano i biker, a proposito delle accuse di aver deturpato il manto erboso di Pian di Raggetti con le proprie ruote: «Rimanendo in argomento “danno ambientale”, l’Ente Parco da anni non effettua la manutenzione sufficiente ai sentieri ed anzi ha richiesto ai cittadini, aziende e associazioni (anche ciclistiche) la collaborazione volontaria per il monitoraggio e la manutenzione dei sentieri».

Per concludere: «Ogni anno, accompagnando i turisti di Bologna, Milano, Verona, Brescia, Lago di Garda, del Trentino, Toscana, Lazio eccetera, il feedback è il medesimo: “bei posti… ma sono abbandonati, trascurati, senza cura e manutenzione”… C’è da vergognarsi, ma soprattutto darsi da fare, cambiare atteggiamento e cambiare passo, in primis nei confronti degli appassionati ciclisti e del turismo ciclabile, da sempre sensibile ai temi ambientali, silenzioso, ricco e compatibile con un turismo sostenibile di alto livello».

 

«Conero, un patrimonio incredibile che è stato chiuso a chiave Così lo si condanna all’abbandono»

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