facebook rss

Servono mascherine:
le aziende convertono la produzione
«Così facciamo la nostra parte»

IL MERCATO cambia, cambiano anche le ditte dell'Anconetano che prima dell'emergenza trattavano lingerie, abbigliamento, ma anche i mantici delle fisarmoniche. Le storie da Osimo, Castelfidardo, Serra San Quirico, Sassoferrato, Ancona e Fabriano

La produzione Cuicchi

 

di Talita Frezzi e Martina Marinangeli

Riconversione industriale ai tempi del Covid-19. Ovvero, aziende che non vogliono arrendersi e che anzi, si mettono a disposizione della collettività per trasformare le loro produzioni in qualcosa di utile per tutti: abbiamo l’esempio, a livello nazionale, della Ferrari scesa in campo per convertire la produzione dei motori col cavallino negli stabilimenti di Maranello in componenti per le macchine per la ventilazione, incrementando così la produzione di apparecchi salvavita. E così in questa eccezionale emergenza, anche le piccole aziende, i laboratori hanno deciso di fare la loro parte. La Scataglini Tessuti di Castelfidardo da 21 giorni è impegnata nella produzione di mascherine «fatte in cotone 100% con uno strato di TNT all’interno per evitare la fuoriuscite delle “goccioline” infettanti. Sono riutilizzabili e sterilizzabili – spiega la titolare Maria Elisa Scataglini – stiamo aspettando il riconoscimento dall’Istituto Superiore della Sanità sulla certificazione dei prodotti. Siamo partiti con qualche centinaio al giorno, con le richieste dalle aziende vicine per proteggere i propri dipendenti. Adesso siamo a quasi 5mila al giorno e la produzione va in crescendo. Ce ne stanno chiedendo dalla provincia, dai comuni e dalle associazioni. Le metteremo a disposizione a un prezzo “politico” giusto per coprire i costi. Facciamo la nostra parte in questa emergenza».

Galassi

Fanno la loro parte anche Teresina Cuicchi Meloni e sua figlia Fabiola, titolari di un laboratorio di sartoria a Serra San Quirico che opera per la clientela diretta e per le aziende. «Ci siamo ritrovate praticamente ferme – racconta Teresina – quindi ho deciso di provare, quasi per scherzo, a vedere se riuscivo a confezionare delle mascherine tipo quelle chirurgiche usa e getta con i tessuti che avevo in magazzino. Ne ho realizzate 150 e le ho donate alla Protezione civile di Serra San Quirico. Poi mi ha contattata il Comune di Mergo, ne avevano bisogno anche lì e ci siamo rimboccate le maniche a cucirne altre 50. Usiamo scampoli di stoffa sia bianca che colorata, poi grazie a un annuncio su Facebook siamo state contattate da Luca Carotti della Tabaccheria-merceria della frazione Stazione, che ha donato 100 metri di elastico per confezionarle». Una corsa di solidarietà per raggiungere il fine ultimo dell’aiuto a chi ne ha bisogno. «Io le regalo a chi può effettivamente avere necessità per spostamenti – dice Teresina – abbiamo anche collaborato con un’altra ditta per realizzarne per la Croce Rossa di Jesi. Spero solo che siano utili e che tutto questo passi in fretta, c’è tanta paura». Chi invece imprime una forte accelerata nonostante le difficoltà e il timore, è la Sifa Technology di Sassoferrato, azienda nata nel 2001 partendo dalla produzione di componenti per filtri aria e liquidi, per dare poi vita a un nuovo settore, quello dell’isolamento termico e dei separatori di batterie. Uno sviluppo importante, esteso a livello mondiale, che però non fa interrompere quel forte legame che l’azienda ha col territorio. «Era nostro dovere morale fare qualcosa – dice uno dei soci, Simone Latini – così abbiamo riconvertito i nostri tessuti-non tessuti per clean-room in elementi di protezione facciale con elevate proprietà di filtrazione. La nostra capacità produttiva è di circa 4mila  elementi di protezione individuale (mascherine P100) al giorno. Ci siamo appoggiati alla Marester di Sassoferrato (azienda manifatturiera specializzata nella produzione di capi in pelle) per cucire i nostri materiali». L’azienda – fondata da Simone Latini e Fabrizio Perini – sta anche fornendo contenitori per filtri di sicurezza per l’ospedale Fiera di Milano.

La produzione di Scataglini

Ad allungare l’elenco di chi si mette in fila per aiutare i ‘soldati al fronte’, quel personale sanitario che ogni giorno combatte un nemico invisibile e caparbio, c’è anche la Scrambled Ego di Marina Galeazzi, azienda dorica che fino a due settimane fa produceva abbigliamento per donne e bambini, mentre ora ha acquistato un nuovo macchinario per sfornare le tanto necessarie, quanto difficili da reperire sul mercato, mascherine, e dall’azienda usciranno anche i camici. «Nel nostro piccolo, volevamo dare una mano, un contributo a chi ogni giorno è in prima linea – spiega la titolare – e stiamo pensando di comprare anche un’altra macchina per aumentare la produzione. Nel giro di una settimana, massimo 10 giorni, contiamo di entrare a regime e, con il macchinario che già abbiamo, riusciremo a produrre dalle 5mila alle 8mila mascherine al giorno». Nel frattempo, nelle ultime due settimane si sono portati avanti con la riconversione e le mascherine finora prodotte, nel rispetto dei requisiti richiesti dalle normative per i tessuti, sono ad analizzare in un laboratorio chimico, step propedeutico al definitivo ok che deve arrivare dall’Istituto Superiore di Sanità. In generale, la provincia di Ancona è celebre per la capacità del suo tessuto imprenditoriale di adattarsi ai tempi, affrontando crisi cicliche e non, passando dalla fisarmonica alla meccanica, allo stampaggio plastica, all’elettronica. Oggi, con una pandemia che sta mettendo in ginocchio l’economia, ancora una volta le aziende di questo territorio cercano di rispondere.

La produzione Sifa

E’ il caso della Galassi Group di Osimo, ditta associata al sistema CNA, che nasce molti anni fa grazie alle fisarmoniche e riconvertitasi nel tempo per adattarsi al mercato che si evolve. Oggi, in piena pandemia, l’azienda di rispondere agli appelli per la produzione di mascherine per uso personale, non professionale. Gli ordini sono arrivati subito: i primi comuni ad acquistare i lotti sono Amandola e Osimo. La Galassi Group ha inoltre avviato una collaborazione con l’Università di Ancona per testare il prodotto. L’azienda annuncia che la produzione, con le condizioni di oggi, potrà essere di 5mila al giorno. A regime, raggiungerà i 10/15mila pezzi. «L’esperienza della Galassi testimonia come la nostra zona non smetta di arrendersi neanche di fronte alle dure prove che oggi dobbiamo affrontare – commenta Andrea Cantori, segretario della CNA di Zona Sud – Una zona che ha saputo sempre affrontare le crisi, ripensare se stessa. Già dopo pochi giorni i nostri imprenditori hanno dimostrato come possiamo, ancora una volta, ripensare il nostro sviluppo e il nostro mercato. Un buon segno dopo tante cattive notizie». Nel novero delle aziende riconvertite, compare anche la  Cotton Club, di Fabriano, leader nella produzione artigianale di lingerie, che ha trasformato la produzione per dare il suo contributo all’emergenza Coronavirus, realizzando mascherine, al fine di limitare il contagio. «Le mascherine prodotte  – spiega la ditta sulla sua pagina Facebook –  sono realizzate con tessuto certificato, realizzato interamente in Italia” così come certificato è il processo produttivo. “Da più di 40 anni a fianco del cittadino e oggi in prima linea con tutti gli italiani».

Mascherine Cuicchi Meloni

Scataglini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page




X