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Verso la ‘Fase 2’, le voci dai pub: «Attendiamo le linee guida
e capire se conviene riaprire»

ANCONA - Corrado De Sanctis del Gasoline: «Mi sarà impossibile lavorare con il distanziamento sociale». Francesco D'Alessio del Saint George: «Temo dovremmo aspettare ancora dopo il 4 maggio per ripartire». Silvano Pacetti del Pacio's: «Se i clienti si avvicinano tra loro, cosa bisogna fare? E’ antipatico vestire i panni dello sceriffo». Graziana e Roberta Magnati dell’Old Fashioned: «Abbiamo iniziato a sistemare il locale, lo spazio non manca»
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Francesco D’Alessio e Roberto Marziali

 

di Alberto Bignami

Quando poter tornare a frequentare pub e ristoranti? Una finestra, per quanto riguarda una eventuale apertura, potrebbe essere quella del prossimo 4 maggio. Dopo librerie e negozi di abbigliamento per bambini, ecco che pure la ristorazione potrebbe dunque tornare a vivere una parvenza di normalità, almeno per cercare di ripartire. «Magari si potesse riaprire con il 4 maggio – dicono Graziana e Roberta Magnati, dell’Old Fashioned di via Santa Margherita -. In questo periodo in cui non si è lavorato, abbiamo iniziato a predisporre il locale, a cui comunque lo spazio non manca, in modo tale da poter accogliere i clienti mantenendo le distanze di sicurezza. Riaprire, anche se pian piano, è necessario». «Nel mio caso il locale è molto piccolo – dice Corrado De Sanctis del Gasoline di via Lauro Rossi – e mi sarà quasi sicuramente impossibile lavorare con tutte le limitazioni e il rispetto della distanza di sicurezza. Quanta gente ha voglia di venire a bere o a mangiare stando seduta ad un tavolo, largo 70 per 70 centimetri, da sola e in un ambiente dove tutti portano mascherine e guanti?». Per De Sanctis il problema è poi che «una volta riaperti, toglieranno la cassa integrazione ai dipendenti; inoltre sono bloccati i licenziamenti. Pagare affitto, stipendi, contributi, bollette e tutte le altre spese sarà davvero difficile potendo servire al massimo una decina di persone.

Corrado De Sanctis

C’è poi da fare la sanificazione dei locali e prendere una persona che si occupi solo di quello. I tavolini all’esterno vanno poi controllati affinché i clienti non facciano assembramento e, anche in questo caso, ci sarebbe bisogno di una persona ad hoc, da assumere. A questo punto preferisco stare chiuso oppure devono mantenere la cassa integrazione per i dipendenti, dare il credito d’imposta sull’affitto ai proprietari del locale e non a noi titolari dell’attività che, non avendo entrate, non possiamo pagarlo. Infine – aggiunge – rinviare tutti i pagamenti quali tasse contributi e via dicendo, di un anno. Poi, quando sarà possibile riaprire in modo decente, allora ripartiremo più forti di prima ma se non faranno niente di tutto ciò dopo 14 anni di attività probabilmente sarò costretto a chiudere, cosa che non vorrei mai fare perché il Gasoline, i dipendenti, tutti i clienti e gli amici passati in questi anni sono la mia vita». Nel frattempo il Gasoline ha iniziato a effettuare le consegne a domicilio «perché comunque bollette come luce e wifi ed altro, continuano ad arrivare». Servizio a domicilio anche per il Saint George di corso Amendola dove è possibile ordinare cibo e bevande ma, per quanto riguarda la riapertura «bisognerà capire davvero se sarà per il 4 – dice Francesco D’Alessio, titolare insieme a Roberto Marziali -, se le distanze devono essere quelle dichiarate e quanto saranno fiscali con i controlli perché, tra i clienti, c’è anche gente che vive insieme e che sicuramente starà vicina. Non possiamo iniziare a comprare i tavoli da un metro per un metro perché il locale è piccolo e poi, come va servito l’ordine? Temo che dovremmo aspettare ancora, eppure bollette e affitti continuano ad arrivare mentre i magazzini sono fermi. Bisognerà quindi capire le linee guida e, a quel punto, vedere se conviene o meno riaprire perché un locale che prima poteva contenere 40 persone, ora ne riceverebbe 10. Al momento ci siamo spostati sul delivery. Tutti hanno necessità di lavorare ma, per aprire, aspettiamo, direttive chiare. Sarebbe poi scomodo – conclude – se ci dessero degli orari come quelli iniziali quando, la chiusura, era stata imposta per le 18».

Le sorelle Magnati

Per Silvano Pacetti del Pacio’s Pub di corso Carlo Alberto, se il 4 maggio si potesse riaprire «ovviamente ci proverò perché non ci sono altre fonti di sostentamento. Capisco il distanziamento, ma bisognerà vedere anche se le persone avranno voglia di muoversi. Mi sarei già accontentato se ci avessero fatto fare il take away dato che si può uscire per fare la spesa, comprare il giornale o un libro. Non avrei problemi ad applicare anche degli sconti perché, con questa modalità, si abbattono anche i costi che implicano un tavolo. Per una prima fase di riapertura, potrebbe essere una soluzione. Chiudendo – aggiunge – abbiamo dovuto buttare materiale per alcune migliaia di euro. Il governo potrebbe poi cancellare determinate tasse che altrimenti ci si troverà a pagare successivamente perché posticipate, avendo però lavorato con meno della metà del numero di clientela abituale. Stando chiusi  continuiamo comunque ad avere delle spese. Sicuramente, nel caso in cui si potesse riaprire invece – conclude – creeremo quelle condizioni quali: cartelli, strisce ed altro per far rispettare le regole ma, se poi ci si gira e la gente si avvicina tra loro, cosa bisogna fare? E’ antipatico vestire i panni dello sceriffo».

I Pacetti del Pacio’s

 



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