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Coronavirus, 9 morti nelle Marche:
per la prima volta
nessuno della provincia di Ancona

IL GORES ha aggiornato i dati nella nostra regione che rientra oggi tra le otto italiane con meno di 10 decessi
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Clicca sull’immagine per il report completo del Gores

 

Altre nove persone sono morte nelle Marche a causa del Coronavirus nelle ultime 24 ore, questo secondo l’ultimo aggiornamento fornito dal Gores che riporta anche altre persone che sono decedute nei giorni scorsi (la diagnosi è però arrivata solo ora). Dei nove pazienti scomparsi nessuno risiedeva nella provincia di Ancona, ed è la prima volta che accade. I decessi in regione sono saliti a 834 dall’inizio dell’epidemia. Nel 94,4% dei casi i pazienti che non ce l’hanno fatta avevano patologie pregresse e l’età media è di 80 anni.

Il parametro dei deceduti oggi è in calo quindi nelle Marche ma non va ancora nelle direzione sperata. Sarà l’ultimo che vedremo scendere, ripetono gli epidemiologi, perché racconta  di pazienti ricoverati nelle settimane antecedenti nelle terapie intensive. Il trend decrescente del numero dei morti segnala, insomma, che c’è un rallentamento nella diffusione del virus ma che non si deve abbassare la guardia. Nell’appuntamento bisettimanale con la stampa per tracciare un quadro di sviluppo del contagio su una linea temporale più lunga, oggi pomeriggio, la Protezione civile nazionale ha sottolineato che il dato più importante dall’inizio dell’epidemia è il calo dei numero dei positivi (-20 in tutta Italia). La maggior parte dei positivi anche nelle Marche (circa il 70%) non è ricoverato ma resta in isolamento con pochi o senza sintomi.

Nel corso della stessa conferenza stampa Luca Richeldi, primario di Pneumologia della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma e componente del Comito tecnico scientifico ha fatto rilevare che «oggi 4 regioni non hanno riportato decessi, 8 regioni hanno registrato meno di 10 decessi e sono la metà di quelle italiane» Sulla ‘fase 2’ dell’emergenza pandemica, il medico ha preferito non commentare se sia più razionale un rallentamento differenziato del lockdown sul territorio nazionale «perchè dipende dai modelli che sono in evoluzione, dal tessuto socio economico delle singole regioni e anche alla mobilità interregionale. Ci sarà un network di misure decise su base nazionale ma non posso escludere che su base regionale verranno date delle disposizioni specifiche. – ha evidenziato – Potremo saperlo  più vicino alla data del 3 maggio, quando il decisore politico potrà valutare diversi scenari anche nel rapporto dei costi-benefici».



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