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Il grido d’allarme dei tassisti:
«Con l’emergenza una corsa al giorno,
ora ci aggrappiamo alla Fase 2»

L'INTERVISTA a Michele Bordi, portavoce della categoria penalizzata, come tante altre attività professionali, dalla pandemia. La ripresa dipenderà «dall'incremento delle corse di treni tipo frecce e/o inter regionali, dalla riapertura dell’aeroporto, dal ripristino delle linee traghetti per passeggeri. Se questi fattori non entreranno in scena, qui rischiamo di fallire tutti»
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I taxi alla stazione di Ancona

 

di Giampaolo Milzi

Fase 2, i tassisti di Ancona sono pronti da un pezzo. Ma più aggrappati alla speranza che al volante. «La speranza che con l’avvio di tantissime attività aziendali e commerciali, da oggi possiamo ricominciare ad acquisire via via la nostra clientela tipo, che a causa delle precedenti forti restrizioni di legge legate alla pandemia da Covid-19 era letteralmente scomparsa». A fare il quadro della situazione, in imminente evoluzione, è Michele Bordi, tassista da 4 anni e portavoce della stragrande maggioranza dei suoi 31 colleghi. La clientela tipo era rappresentata «in forte prevalenza da imprenditori, uomini d’affari, professionisti. Persone in arrivo ad Ancona da fuori, da lontano, col treno, la nave, l’aereo. Ma al porto continuano a sbarcare quasi solo merci e i treni provenienti da fuori regione, quelli su cui viaggiavano in prevalenza i nostri clienti, sono appena di nuovo viaggianti».  L’esito di questo disastro economico per la categoria? Fino all’autunno-inverno scorso una media di sette corse al giorno per tassista, poi, da febbraio, coi Dpcm del Governo nazionale del lockdown sempre più rigido si è scesi a una corsa al giorno. «Ha influito negativamente anche il fattore della paura di contrarre l’infezione dal Covid-19 a bordo dei nostri mezzi – spiega ancora Bordi .- Anche due, tre miei colleghi hanno avuto questo timore probabilmente e quindi hanno deciso di fermare il loro servizio. Io li capisco. Ma io, come gli altri che abbiamo continuato, da febbraio-marzo non siamo riusciti a coprire neanche i costi di esercizio». Timori immotivati, per quanto riguarda gli utenti. Va sottolineato.

Michele Bordi

I tassisti anconetani hanno indossato la mascherina e proceduto ad igienizzare le loro auto. «Ma all’inizio, per le mascherine, è stato davvero un’impresa – aggiunge Bordi – Le mascherine non si trovavano proprio, o era difficilissimo trovarle. Però ce l’abbiamo fatta, purtroppo con risultati magrissimi.  Beh, ora torniamo alla speranza di un favorevole cambiamento per la fase 2. Ripeto, siamo pronti. Il 60% di noi tassisti ha provveduto, e non era obbligatorio, a montare  un pannello separatorio in plexiglass (costo circa 80 euro, ndr) tra la parte anteriore del taxi dov’è il conducente e quella posteriore, dove possono sedere due clienti, con obbligo di mascherina, o sono ricorsi ad una barriera più economica con uno speciale tipo di cellophane. Io nella mia Citroen C4 Picasso ho montato il plexiglass. Ma è troppo presto per essere ottimisti.  Ieri era festa (San Ciriaco, patrono di Ancona, ndr), il nuovo inizio è da oggi. E stamattina nulla è cambiato, per l’aumento dei clienti. Tutto dipende dall’auspicabile, consistente incremento delle corse di treni tipo frecce e/o inter regionali, dalla riapertura dell’aeroporto, dal ripristino delle linee traghetti per passeggeri. Se questi fattori non entreranno in scena, qui rischiamo di fallire tutti».  Quanto all’Amministrazione comunale, «non abbiamo avuto alcun aiuto. Potremmo riunirci a giorni e decidere di chiedere una fornitura di mascherine. Lei mi dice che a Falconara Marittima il Comune ne ha distribuite 21mila ai cittadini. Ci credo. Qui zero».  E poi, ad aggravare la situazione economica dei tassisti anconetani, come per altre categorie, il fatto che alcuni non hanno ancora ricevuto i 600 euro a fondo perduto del mese di marzo dalla Regione, attinti al bilancio Inps, cui per legge hanno diritto tutti i possessori di partita Iva.  Al sindaco di Ancona un unico appello, da Michele Bordi: «Che faccia di tutto, davvero di tutto per agevolare, nel modo più veloce possibile, la riapertura della maggior parte delle attività economiche. Insomma, che agevoli la ripartenza dell’economia locale. Perché anch’essa produrrà un indotto di incremento dell’utenza per noi tassisti».



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