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Il lockdown colpisce duro
nelle Marche più che altrove
Crolla il fatturato: -25%

REPORT – Il rapporto sull'economia regionale stilato da Bankitalia scatta una fotografia degli ultimi mesi, rendendo evidente l'impatto del Covid. Tra i sistemi locali del lavoro, cinque dei dieci con la più alta incidenza delle attività sospese sono marchigiane, con il centro calzaturiero di Montegranaro al primo posto in Italia. Nel mese di aprile, la regione ha registrato un ricorso alla cig ordinaria pari a quella dei cinque anni precedenti
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Un momento della presentazione del rapporto

 

di Martina Marinangeli

Crolla il fatturato e la sospensione delle attività durante il lockdown incide nelle Marche più che in altre regioni, data la vocazione dei suoi principali distretti, legati a moda, calzaturiero e meccanica. La pandemia ha dato un duro colpo al territorio, già sfregiato dal sisma e da una crisi economica e del credito perdurante. Però ci sono anche spiragli di luce per una ripresa post Covid che arrivano dal turismo, dalla capacità delle aziende di rialzarsi e dalla spinta che potrebbe venire dalla ricostruzione, se finalmente si sbloccasse. È questa, in estrema sintesi, la fotografia scattata dal rapporto sull’economia nelle Marche curato da Bankitalia ed illustrato oggi ad Ancona dal direttore di sede Gabriele Magrini Alunno e da Giacinto Micucci (Ufficio studi). Il report, aggiornato al 12 giugno, mette in evidenza come il trimestre nero della quarantena – da marzo a maggio – abbia visto l’economia frenare, bloccando attività che nelle Marche occupano il 43% dei lavoratori (dato superiore alla media nazionale), in particolare nei comparti di calzature, moda e meccanica. Il forte impatto della pandemia sulla regione è ben visibile nella mappa dei Sistemi locali di lavoro – 600 in Italia – con più alta incidenza di attività sospese durante il lockdown: al primo posto a livello nazionale c’è Montegranaro (Fermo), centro calzaturiero, ma tra le prime dieci posizioni si inseriscono anche altre due zone calzaturiere del Fermano (Porto Sant’Elpidio e Montegiorgio), la maceratese Recanati con il comparto della musica, e Pergola, centro delle meccanica in provincia di Pesaro Urbino. Nel primo semestre dell’anno, inoltre, è calato l’export del 9,5%, e circa un’azienda su tre ha registrato un calo del fatturato del 30%, con riduzione media del 25%, ma anche con significativa differenza tra tipologie di impresa: se manifatturiero e servizi (turismo, trasporti, ristorazione) hanno subito la batosta più dura, decisamente meglio sono andati – come ovvio, data la situazione – i settori dell’alimentare, dell’agrindustria e della farmaceutica. «Per alcuni aspetti – spiega Bankitalia – l’impatto nelle Marche potrebbe essere più accentuato (vedi l’elevato peso delle attività sospese), ma per altri più attenuato». E di questa seconda categoria fa parte, secondo l’istituto, l’elevata incidenza degli italiani nel turismo regionale. Da sempre considerato tallone d’Achille, ora potrebbe tradursi in un elemento di resilienza, dato che quest’anno si tenderà a viaggiare a corto raggio. Inoltre, diventa ancora più importante la spinta della ricostruzione post sisma, da cui potrebbe nascere un circolo economico virtuoso. Discorso a parte merita il tema del lavoro, legato a doppio filo anche all’utilizzo degli ammortizzatori sociali: nel solo mese di aprile, la regione ha registrato un ricorso alla cassa integrazione ordinaria pari a quella dei cinque anni precedenti. Tra marzo e maggio, inoltre, le domande di sussidio per la disoccupazione sono aumentate del 41%, benché il rapporto rilevi come «gli effetti negativi sull’occupazione sono stati contenuti dal blocco dei licenziamenti e dal ricorso agli ammortizzatori sociali». Contestualmente, tra febbraio ed aprile, le nuove attivazioni di lavoro dipendente sono calate del 55,2%, un dato legato soprattutto all’occupazione nei settori sospesi ed al mancato rinnovo di contratti a termine.

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