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Biblioteca Digitale Leopardiana:
c’è anche la lettera del poeta
conservata alla ‘Planettiana’

JESI - Il manoscritto autografo, custodito nella collezione di materiali antichi e di pregio dell'istituto jesino, è una missiva inviata all’editore milanese Antonio Fortunato Stella e datata Bologna, 22 luglio 1825. Parteciperà al progetto di catalogazione lanciato dalla Biblioteca Nazionale di Napoli
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Anche la Planettiana di Jesi parteciperà al progetto “Biblioteca Digitale Leopardiana” mettendo a disposizione l’autografo di Giacomo Leopardi conservato nella propria collezione di materiali antichi e di pregio. «Scopi del progetto sono catalogare, metadatare e digitalizzare la notevole quantità di manoscritti autografi di Giacomo Leopardi che non sono oggi conservati presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, e che risultano disseminati in oltre 80 enti italiani ed esteri. – spiega un comunicato del Comune di Jesi – Proprio nell’ambito delle attività di censimento legate alla conduzione del progetto e grazie alla preziosa collaborazione del personale della Biblioteca, è stato possibile offrire allo studio e alla valorizzazione la lettera autografa di Giacomo Leopardi inviata all’editore milanese Antonio Fortunato Stella e datata Bologna, 22 luglio 1825, che da oltre un secolo, dopo essere stata ricevuta in dono dal Senatore Filippo Mariotti, è accuratamente conservata dall’Istituto jesino, senza però essere mai stata presa in considerazione dagli editori dell’epistolario leopardiano».

Nella lettera, Leopardi si rammarica di non essere riuscito a raggiungere l’editore Antonio Fortunato Stella a Milano, prima per un ritardo nell’arrivo del passaporto, poi per essere stato afflitto da una “flussion d’occhi ostinata”, che gli impediva “non solo lo scrivere, ma anche il dettare”. Riuscito, finalmente, ad arrivare almeno a Bologna, da dove scrive questa missiva, Leopardi, ancora non del tutto guarito, si fa scrupolo di non proseguire il viaggio, per non approfittare dell’invito di Stella “in uno stato nel quale poco o nulla fossi atto a servirla”; tuttavia, si persuade a proseguire il cammino, concludendo così la lettera: “[…] Ella intanto si persuada che io non farò alcun risparmio delle mie forze per servirla, e che non ho maggior desiderio di ripeterle in presenza e provarle col fatto che io sono di tutto cuore il suo vero e cordialiss amico e servitore.” Il progetto di ricerca – attivato presso l’Università di Macerata mediante una borsa di Dottorato Eureka co-finanziata anche da Regione Marche e Fillippetti Spa, è patrocinato dal Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati e si avvale della supervisione scientifica della prof.ssa Laura Melosi – è condotto dallo jesino Gioele Marozzi nell’ambito del corso di dottorato in Studi Linguistici, Filologici e Letterari attivo presso la stessa Università ed è svolto in collaborazione con l’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane.

 

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