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Delocalizzazione Elica, Mangialardi:
«Acquaroli chieda all’azienda
il ritiro del Piano industriale»

ANCONA - Il capogruppo regionale del Partito Democratico interviene in vista della riunione del governatore delle Marche con i vertici della multinazionale in programma per lunedì
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Da sinistra: Casini, Mangialardi e Mastrovincenzo al presidio dei lavoratori Elica

 

 

«Probabilmente né il presidente Acquaroli, né gli assessori Aguzzi e Carloni, hanno compreso la portata della crisi sociale ed economica che rischia di innescare la delocalizzazione in Polonia delle linee produttive di Cerreto d’Esi e Mergo annunciata dalla proprietà di Elica Spa e la conseguente perdita di oltre 400 posti di lavoro. Non si capisce, altrimenti, la posizione ostinatamente ambigua della giunta regionale in merito alla vertenza, in cui si continua a tenere i piedi in due staffe senza mai pronunciare una parola sull’unica azione vera e concreta da compiere: chiedere all’azienda il ritiro del Piano industriale 2021-2023 come prerequisito per l’apertura di un tavolo tra Regione Marche, ministero dello Sviluppo economico e parti sociali finalizzato a mantenere in Italia il lavoro e a migliorare la competitività di Elica sul mercato nazionale e su quello estero». Così il consigliere regionale del Partito Democratico Maurizio Mangialardi commenta l’evoluzione della vertenza Elica dopo l’incontro tra la giunta Acquaroli e le organizzazioni sindacali, in vista della riunione con l’azienda in programma il 24 maggio.

«Continuare a ripetere genericamente che la Regione continuerà a sostenere i Elica e i suoi lavoratori – spiega Mangialardi – significa nascondere la testa sotto terra e temporeggiare in attesa che l’azienda ponga tutti davanti al fatto compiuto. Qui, infatti, non siamo di fronte a una crisi aziendale, ma a un’operazione speculativa a danno dei lavoratori, posta in essere dalla proprietà di una realtà produttiva di eccellenza, con un fatturato in attivo e grandi prospettive di sviluppo. Dunque, sulla questione non può esserci equidistanza, perché così facendo non si fa altro che favorire la parte più forte e cioè l’azienda. Auspico davvero che il presidente e i due assessori, in occasione dell’incontro con l’azienda del 24 maggio, assumano un profilo più adeguato alla situazione chiedendo, appunto, il ritiro del Piano. Comprendiamo lo stretto legame politico con il Cavaliere del Lavoro Francesco Casoli, ma l’appoggio ricevuto in campagna elettorale da Acquaroli e dalla destra non può e non deve essere pagato ora dal territorio e dalle centinaia di famiglie che rischiano di restare senza reddito».



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