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Elica, giornata di mobilitazione
per tutti i lavoratori del settore

FABRIANO - Per martedì prossimo Fim, Fiom e Uilm hanno organizzato una manifestazione «per dire no a un piano industriale che nega il futuro dell’azienda in Italia, cancella centinaia di posti di lavoro con i fatturati che aumentano e che riguarderà tutto il comprensorio e il comparto dell’Elettrodomestico»
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Per giornata di martedì prossimo, 11 maggio, è stata proclamata una giornata di lotta e di mobilitazione dei lavoratori Elica con manifestazione a Fabriano «per dire no a questo piano industriale che nega il futuro dell’azienda in Italia, che cancella centinaia di posti di lavoro con i fatturati che aumentano, per denunciare un problema che riguarderà tutto il comprensorio e tutto l’Elettrodomestico in generale, chiamando ad unirsi alla nostra lotta tutte le aziende del settore e tutto il territorio». A promuovere la manifestazione sindacale è il Coordinamento Fim, Fiom e Uilm del Gruppo Elica, dopo il tavolo di crisi al Mise che lunedì scorso si è chiuso con un nulla di fatto Le organizzazioni sindacali che tutelano le maestranze ritengono «un’offesa all’intelligenza della collettività provare a far passare il messaggio che la “scelta dolorosa” a cui l’azienda sarebbe obbligata per salvare un numero quantificato di posti di lavoro sulla provincia di Ancona, come se questo cancellasse i 409 licenziamenti che l’azienda ha definito irrinunciabili (dovuti non ad una crisi di mercato ma a scelte aziendali di delocalizzazione di produzione, a fronte di volumi produttivi che hanno una previsione di aumento anno su anno per tutta la durata del piano). Si punta tutto esclusivamente sul costo della manodopera per nascondere la mancata volontà di trovare strategie diverse con un vero carattere industriale, tra cui parlare di come diminuire i compensi dei manager e delle loro buone uscite, le cui scelte, oggi, ci restituiscono una strategia che si è dimostrata fallimentare. Nell’interesse di pochi, Presidenza, azionisti e management, si decide di sacrificare sull’altare della profittabilità e delle strategie borsistiche (dividendi agli azionisti), un’intera collettività privandola del lavoro, in un territorio già colpito da oltre un decennio di crisi e da processi di desertificazione industriale, tradendo cosi anche i valori della stessa azienda, oltre che le persone che hanno contribuito a rendere Elica leader mondiale nel proprio mercato».

Un piano, secondo Fim, Fiome e Uilm, supportato da una comunicazione rivolta «a mettere le persone in contrapposizione tra loro, dividendole tra salvati e non salvati, come se dire che 409 persone che non si salvano siano una cosa di cui farsi vanto, e la stessa cosa sta avvenendo dentro gli stabilimenti, andando ad alimentare in maniera pericolosa un clima già esplosivo di suo. Il Coordinamento del Gruppo non può non denunciare il pesantissimo clima che stanno vivendo le lavoratrici ed i lavoratori nelle fabbriche, che ormai pervade anche la sfera intima e familiare, su cui abbiamo l’impressione che le gerarchie aziendali provino ad infilarsi, e che porta le persone a vivere con grande angoscia, in un contesto storico già difficile di suo a causa dell’emergenza sanitaria, con il rischio di ripercussione sulla loro salute e sulla tenuta sociale di tutto l’ambiente. Nella comunicazione dell’adseguita all’incontro, non abbiamo visto traccia delle centinaia di posti di lavoro dell’indotto che andrebbero persi e questo dimostra che anche seguendo il ragionamento dell’azienda, il saldo sarebbe comunque negativo, a dimostrazione ancora una volta della mistificazione che si nasconde dietro questo irricevibile piano strategico, che tutti hanno rigettato».

Il Coordinamento del Gruppo, ha già denunciato a tutti i livelli istituzionali la pericolosità del modello che l’Elica propone,«dove ad essere delocalizzati in paesi a basso costo della manodopera sono i prodotti di punta e di alta gamma: se questo diventasse il nuovo paradigma, c’è il rischio che nel giro di pochi anni, si apra ad una strada che possa portare alla scomparsa della produzione dell’elettrodomestico dal Paese. Non c’è bisogno di guardare molto lontano per capire che, contrariamente a quanto dicono i manager con cui abbiamo parlato, produrre cappe sul fabrianese, facendo utili e creando occupazione, non solo è fattibile ma è la strada che altri produttori competitors di Elica stanno perseguendo, puntando proprio sulle capacità, le professionalità, le competenze e la valorizzazione del territorio».



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