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Vertenza Elica, Pullini (Fiom):
«Serve un intervento legislativo
che fermi le delocalizzazioni»

FABRIANO - La multinazionale apre al dialogo prospettando un piano di reindustrializzazione, il sindacalista fa un’analisi approfondita della crisi che sta investendo il comparto dell’Elettrodomestico anche nella prospettiva dei progetti inclusi nel recovery plan
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La protesta dei lavoratori Elica a Cerreto D’Esi

Vertenza Elica, l’azienda riapre la trattativa sul numero degli esuberi (il piano industriale 2021-2023 ne prevede 409 con delocalizzazione al 70% in Polonia delle produzioni italiane) e sull’utilizzo degli strumenti utili a mantenere i livelli occupazionali, oltre che sul mantenimento delle produzioni nelle Marche, come il part time e l’orario flessibile.

I vertici di Elica al confronto in regione con il presidente Francesco Acquaroli

Studia la possibilità di far uscire ulteriori prodotti da realizzare in Italia: grazie all’elevata specializzazione e qualità della manodopera nello stabilimento di Mergo. Offre infine la cessione a costo zero dello stabilimento di Cerreto d’Esi che sarà chiuso secondo i piani, da mettendolo a disposizione di chi vuole reindustrializzate e riattivarlo riassumendo il personale in uscita dalla multinazionale di Fabriano, quotata in borsa e leader mondiale nella produzione delle cappe. Il sindacalista Pierpaolo Pullini della Segreteria provinciale della Fiom di Ancona, fa un’analisi approfondita della crisi che investendo il distretto industriale di Fabriano, in particolare il comparto dell’Elettrodomestico, e sollecita un intervento legislativo che fermi le delocalizzazioni «per rendere il territorio appetibile per le imprese che già ci lavorano a restare» con progetti che potrebbero trovare spazio dentro il recovery plan.

Piepaolo Pullini a fianco dei lavoratori Elica si confronta con il goverantore delle Marche Francesco Acquaroli

 

VIVERE E LAVORARE A FABRIANO

E’ passato più di un anno e mezzo da quando la Fiom, con una iniziativa pubblica, lanciava un grido di allarme ed un appello a tutte le forze del territorio, avanzando una proposta che voleva essere solo il punto di partenza di una discussione ampia, con il fine della salvaguardia e del rilancio economico ed industriale del territorio di Fabriano, con una prospettiva più ampia su base provinciale a nazionale. Oggi più che mai quell’appello, che non fu raccolto, risulta attuale e le ultime vertenze che si sono aperte dimostrano un grandissimo ritardo ed una mancanza di progettualità. Si parlava di come risultasse indispensabile costruire i presupposti affinché ciò che ancora è presente, da un punto di vista industriale, sul Fabrianese restasse qua e si mettesse in condizioni le aziende di non andarsene, ma di puntare sulle conoscenze e le competenze del territorio, a cominciare dalla rete di fornitori e dalla filiera qualificata, puntando sull’innovazione anche dentro la circolarità e la sostenibilità dell’economia. I repentini cambiamenti dettati dall’emergenza sanitaria hanno portato sconvolgimenti in settori come l’Elettrodomestico, prevalente nell’area fabrianese, e la riorganizzazione delle grandi multinazionali, ma anche di quelle più piccole, rischia di accentuare ed accellerare i processi di desertificazione industriale e di spopolamento già in atto da anni, spesso in nome di logiche esclusivamente finanziarie. Oggi più che mai risulta improrogabile un intervento legislativo che fermi le delocalizzazioni, diventa vitale individuare strumenti e soluzioni per rendere il territorio appetibile per le imprese che già ci lavorano a restare, incentivando investimenti, formazione, finanziamenti agevolati, anche attraverso crediti di imposta, con strumenti normativi già esistenti ma anche con progetti dentro il recovery plan, e premiando chi il lavoro lo mantiene, lo porta sul territorio anche attraverso operazioni di reshoring. La cosa drammatica e paradossale è costituita dal fatto che, anche in presenza di forti richieste di volumi da parte dei mercati, rischia di aumentare a dismisura il numero di posti di lavoro che possono andare persi, soprattutto con la fine del blocco dei licenziamenti, con un aumento della disoccupazione, della precarietà, dell’impoverimento e con seri rischi di tenuta sociale nel territorio e nel Paese. In questo contesto la vertenza Elica può diventare un modello e la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori deve essere sostenuta da tutte le Istituzioni con tutti i mezzi, anche innovativi e coraggiosi, per convincere l’azienda a rivedere le sue strategie e a puntare sul territorio, anziché abbandonarlo!

Pierpaolo Pullini – Segreteria Provinciale della Fiom di Ancona



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