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«La chiusura della Portella?
Nessuno ci ha avvertito,
così ci tolgono il lavoro»

ANCONA - Gli operatori dello scalo duri contro la decisione dell'Authority di interdire l'accesso del piccolo varco dalle 18,30 alle 6. Andrea Manganelli: «Siamo stati penalizzati». Nadia Angeloni, del ristorante Da Irma: «Qui finisce che ci imprigionano tutti»
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La chiusura di Portella Santa Maria

di Alberto Bignami

«Chiudere la portella Santa Maria è paragonabile solo a un dispetto, una cattiveria fatta nei confronti di chi lavora e vuole lavorare. Per non far entrare le persone con i motorini o le biciclette, c’erano altri modi. Ma quello che mi fa arrabbiare, è il fatto che nessuno dell’Autorità Portuale ci ha interpellato prima di agire». Andrea Manganelli, titolare dello storico “Bar Manganelli”, il primo ad aver aperto al porto già negli anni Quaranta, non le manda a dire. Il locale è il più vicino alla Portella che, da oggi, chiude l’accesso dalle 18,30 alle 6. «Ci avrebbero dovuto avvisare. Ci avrebbero dovuto chiamare e interpellare, anche per trovare una soluzione insieme. Il problema è che passano i motorini che, in questo modo, non possono essere controllati al varco? Bene – dice -, nella portella c’è una telecamera. Avrebbero potuto controllare le targhe di chi entra e esce e fargli la multa. Sanzione fatta dalla Capitaneria di Porto che, tutti lo sanno, è molto più alta rispetto a quella che viene fatta in città dalla Polizia Locale. La voglia di fare i “furbi” sarebbe passata immediatamente. In questo modo invece, chiudendola con una transenna e i lucchetti, ci tolgono il lavoro».  Il concetto è molto semplice. «L’anconetano o colui che viene a visitare la città o vi si intrattiene anche per un giorno alloggiando ad esempio al Grand Hotel Palace – spiega – se prima passava dalla portella, adesso sarà costretto a proseguire per tutta via della Loggia, arrivare al varco della Repubblica e ripercorrere la strada. Parliamoci chiaro però: chi è che lo farà?» La pigrizia dunque prevarrà e in pochi probabilmente decideranno di affrontare quel tragitto «per andare a fare un aperitivo, figuriamoci un caffè. Prima – continua – chi veniva dal centro si affacciava alla portella per vedere se c’erano posti liberi per la cena. Adesso non solo non lo faranno – continua – ma non potendo entrare con l’auto all’interno dello scalo, decideranno direttamente di andare altrove. Tutto ciò ci penalizza fortemente». Gli accessi al porto per l’aperitivo o per la cena «erano tutti regolari – continua -. Chi si sedeva ai miei tavoli, aveva come pass lo scontrino timbrato che utilizzava per uscire. Il problema sarà poi anche per mia sorella, che gestisce La Locanda», locale anche questo vicino alla portella Santa Maria, sempre all’interno del porto. Cade dalle nuvole Nadia Angeloni, del ristorante altrettanto storico “Da Irma”. «Ma come sarebbe a dire che hanno chiuso la portella? – dice sbigottita – Non ci ha avvisato nessuno. Continuando in questo modo – prosegue – qui finisce che ci imprigionano tutti. La passerella che attraversa il porto romano è stata chiusa. Le banchine sono state recintate da anni. Adesso chiudono anche la portella? Trovo incomprensibile il fatto che nessuno ci abbia avvisato di questa decisione. Siamo stati chiusi per il Covid e abbiamo perso migliaia di euro. Abbiamo bisogno di lavorare, soprattutto in questo periodo dell’anno. Qui, invece – conclude – non si fa altro che creare disagi su disagi».

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