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Chiede il suicidio assistito, il tribunale:
«Asur valuti le condizioni del paziente»

ANCONA - L'ordinanza del collegio dei giudici in merito al reclamo presentato dal 43enne Mario, tetraplegico dopo un incidente stradale e in ormai in condizioni irreversibili. Tramite un'istanza, poi rigettata, aveva chiesto la somministrazione di un farmaco letale per 'la dolce morte'
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Tribunale di Ancona

 

L’azienda sanitaria verifichi le condizioni di un paziente per l’eventuale accesso al suicidio assistito, in attuazione della “sentenza Cappato” della Corte costituzionale. Lo ha disposto, fa sapere l’Associazione Luca Coscioni, il tribunale civile di Ancona dopo il reclamo proposto da un 43enne marchigiano tetraplegico, immobilizzato da dieci anni per un incidente stradale e in condizioni irreversibili. L’uomo in un primo momento si era rivolto al tribunale dorico affinchè gli venisse riconosciuta dall’Asur la possibilità di porre fine alla propria esistenza secondo una modalità «rapida, efficace e non dolorosa». E cioè, con l’assunzione tiopentone sodico, un potente barbiturico ad azione ipnotica. Il tribunale, a fine marzo, aveva rigettato la richiesta di Mario (nome di fantasia), ma la sentenza è stata appellata con un reclamo davanti al collegio dei giudici. Questa volta, l’esito è stato ben diverso. Il tribunale, infatti, ha disposto che l’azienda sanitaria verifichi le condizioni del paziente. Secondo quanto riportato nell’ordinanza, è stato ordinato «all’Asur Marche di provvedere, previa acquisizione del relativo parere del Comitato etico territorialmente competente, ad accertare se il reclamante sia persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili». L’Asur dovrà stabilire poi «se lo stesso sia pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli; se le modalità, la metodica e il farmaco ( tiopentone sodico nella quantità di 20 grammi) prescelti siano idonei a garantirgli la morte più rapida, indolore e dignitosa possibile (rispetto all’alternativa del rifiuto delle cure con sedazione profonda continuativa, e ad ogni altra soluzione in concreto praticabile, compresa la somministrazione di un farmaco diverso». Nel suo percorso davanti alla legge, Mario è assistito dai legali del Comitato dei giuristi per le libertà dell’associazione Luca Coscioni.

(Redazione CA)

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