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«Ancona porta d’oriente
accolga i profughi afgani»

PRESIDIO di solidarietà, oggi pomeriggio al porto storico, organizzato da 15 associazioni. «Chiediamo che la città faccia la differenza nel rendersi disponibile all’accoglienza, che le istituzioni la dichiarino un approdo sicuro per chi fugge dalla guerra e dalle persecuzioni», ha sottolineato tra gli altri anche Abdullah Al Atrash, giovane attivista per i diritti civili
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di Giampaolo Milzi (foto Giusy Marinelli)

Ancona Porta d’Oriente, secondo la sua tradizione, anche e soprattutto in quanto capace di dare l’esempio per la creazione di una rete di città-porto sicure per la creazione di corridoi d’approdo umanitario a beneficio della popolazione civile afghana terrorizzata dall’oscurantismo fondamentalista talebano. Questo ed altri, strettamente correlati, gli obiettivi del presidio svoltosi tra le 18 e le 20 di oggi nella parte storica dello scalo del capoluogo regionale, presso la Fontana dei Due Soli. Un presidio di solidarietà, denuncia e richieste alle istituzioni locali e globali, con particolare attenzione ad una stringente necessità: che l’Europa e la comunità internazionale tutelino in ogni modo la dignità della vita e l’incolumità dei cittadini afghani, specialmente di quelli piu deboli – 70,000 i civili morti in una «guerra ipocrita, inutile e controproducente», secondo i manifestanti – oltre ai bambini e agli anziani, gli insegnanti, gli artisti, gli intellettuali dissidenti, soprattutto le donne e le persone Lgbtq (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali e queer), particolarmente discriminate e perseguitate dai Talebani, a rischio queste ultime di lapidazione per il loro orientamento sessuale.

Una quindicina le associazioni e i gruppi, di cui la metà di Ancona e dintorni, gli altri con sede nelle varie province marchigiane) e una sessantina gli attivisti che hanno risposto all’appello del centro studi “The economy of Francesco”, di Loppiano (Fi) per una mobilitazione che ha visto coinvolte nella stessa giornata mille città in tutto il mondo. I militanti dell’arcipelago della società civile organizzata, secondo quanto emerso negli interventi al microfono, hanno messo con sdegno sul banco degli imputati soprattutto “gli Usa, la Nato e i Paesi occidentali”, colpevoli «prima di aver armato i talebani e permesso la loro radicalizzazione, poi di aver sferrato una guerra in Afghanistan oltre 20 anni fa che lungi dall’esportare la democrazia ha distrutto il paese riconsegnandolo nelle mani dei fondamentalisti» studenti del Corano. «No ai finanziamenti a guerre, sì a frontiere aperte e sicure», recitava uno degli striscioni che hanno caratterizzato il presidio.

«In Afghanistan assistiamo al fallimento dell’esportazione di democrazia occidentale in tutta la sua nefandezza. L’ennesima sconfitta i cui costi, qui come in Siria e nel Nord Africa, recidono la vita dei popoli che abitano quei territori. Uomini, donne e bambini lasciati al caos e alla sopraffazione, costretti all’inimmaginabile per salvare la propria vita e quella dei loro cari/e», si legge nel comunicato che da giorni rimbalzava sui social media per promuovere l’evento di oggi. Quanto ai costi della guerra, «solo un ventesimo della marea di dollari stanziati non sono stati usati per le spese militari», ha dichiarato Ilena, dell’associazione “Non una di meno”, aggiungendo che ora, agli errori commessi, «occorre riparare incrementando corridoi e convogli umanitari ma anche aiutare concretamente i cittadini, gli sfollati interni all’Afghanistan a resistere contro il regime talebano». «Chiediamo che Ancona, in questa strategia di civiltà, faccia la differenza nel rendersi disponibile all’accoglienza, che le la istituzioni la dichiarino un approdo sicuro per chi fugge dalla guerra e dalle persecuzioni», ha sottolineato Abdullah Al Atrash, giovane attivista per i diritti civili con forti legami con Ancona sebbene residente a Dubai.

 

 

 

 

 

 

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