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Allarme bulli:
«Il bisogno di emergere
fa calpestare il rispetto delle regole»

IL PUNTO con l'analista forense Luca Russo in merito alle azioni di alcuni ragazzini che, tra risse, furti e atti vandalici, «spesso non si rendono neanche conto di commettere dei reati, aumentati nell'ultimo anno a carico di minori. Si tratta soprattutto di casi di danneggiamento all'interno delle scuole o di episodi commessi sul web: dalla detenzione di materiale pedopornografico fino al revenge porn»
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Il dottor Luca Russo

 

«Il bisogno di emergere, di essere al centro dell’attenzione, spinge i ragazzi a commettere azioni che poi si rivelano essere dei reati. Il problema diventa enorme quando si tratta di minori di 14 anni che, per la legge, non sono imputabili. Questo li fa sentire forti e in diritto di “fare quello che più gli va”». Il pensiero di Luca Russo, analista forese e consulente di varie procure italiane (anche minorili), in merito ai recenti fatti di cronaca che hanno avuto per protagonisti gruppi di ragazzi, immischiati in risse, atti vandalici e furti. L’ultimo episodio riguarda l’aggressione avvenuta sabato scorso nel centro osimano e subita da due minorenni. «Non posso non sottolineare la mia ferma convinzione – dice Russo – che alla base di questi comportamenti deve esserci un disagio che, in primis, nasce all’interno di un contesto familiare.  Troppo spesso i ragazzi restano in balia di loro stessi, dei social, dei contenuti – a volte negativi – della televisione e dei messaggi portati da alcuni personaggi che vengono presi da esempio. Chi fa da modello oggi? Il rapper pieno di soldi, con le auto belle, i gioielli, vita agiata, locali e ribellione. Tutto ha una forma di interesse economico, tutto è in funzione del denaro. Come fare il denaro facilmente? Con la droga, per esempio». Tra le basi del disagio giovanile c’è «la noia  prende il sopravvento e, soprattutto nell’età adolescenziale, i ragazzi agiscono di impulso, senza freni ed inibizioni, perdendo di vista il rispetto per le regole e per le persone». I reati che riguardano giovani e giovanissimi sono in aumento. «Riguardano – afferma Russo – soprattutto reati che hanno a che fare con il web, come la divulgazione di video che riguarda persone non consapevoli che quel file venga reso pubblico. Mi riferisco, per esempio, a filmati divulgati da un ragazzo per ‘ripicca’ che contengono le immagini della sua fidanzatina, postate online dopo una litigata o dopo la rottura del legame. A volte, i video vengono diffusi tra gli amici per vantarsi di aver avuto un rapporto intimo con quella ragazza. Sono episodi che vengono definiti come delle bravate, ma i responsabili non capiscono che,  in alcuni casi, si tratta di detenzione o divulgazione di materiale pedoporongrafico. Si arriva anche a episodi di revenge porn». Sono aumentati anche i reati legati «ai danneggiamenti fatti in ambito scolastico. Spesso sono causati da ragazzi che vogliono emergere all’interno del loro gruppo, che si sentono apprezzati solo se arrivano a fare determinate cose». Il periodo Covid sul bullismo ha influito poco. «I bulli c’erano prima e ci sono anche adesso – continua Russo -. Sicuramente il periodo pandemico ha avuto un impatto sulla socializzazione, ha portato alcuni ragazzi a soffrire di solitudine e di noia. C’è stato più confronto con la vita social che con quella reale. Ma alla base di tutto c’è il fattore famiglia.  Quello che mi lascia basito, seguendo diversi casi per conto di più procure dei minorenni, è l’atteggiamento dei genitori, quando chiamati a dover rispondere di certe azioni da parte dei ragazzi, prendono le distanze, a volte cercando in qualche modo di giustificare i loro figli. Figli che spesso sono liberi di fare quello che vogliono. Sono poco controllati, ma il controllo non deve essere visto come ‘spia’, deve avvenire parlando e instaurando un rapporto con i ragazzi, cercando di entrare nel loro contesto e nella loro dimensione, portandoli poi a capire quali possono essere i comportamenti giusti e quelli sbagliati. Ci sono le libertà, certo, ma c’è anche una famiglia a cui fare riferimento».  Non ultima, secondo Russo, nel delineare i tratti che possono essere concausa del disagio giovanile «è la mancanza di strutture idonee ad accogliere i ragazzi, strutture che potrebbero essere dei veri e propri centri aggregativi per giovani fragili, che tendono a perdersi».

(fe.ser)

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