facebook rss

Covid, sindacati contro la Regione:
«Balletto sui posti in intensiva
sconcertante e inaccettabile»

CGIL, CISL E UIL sulla gestione della pandemia e sulle affermazioni dell'assessore Saltamartini: «Dichiara pronti ed operativi 246 letti, almeno 48 di questi però, quelli del Covid Hospital di Civitanova, non sono effettivamente operativi». Critiche anche sulla campagna vaccinale, sul tracciamento dei contagi e sulla situazione delle rsa
Print Friendly, PDF & Email

reparti-covid-hospital-civitanova-FDM-10-325x217

Il Covid center di Civitanova

 

«Ci prepariamo ad entrare nel terzo inverno pandemico e il peggioramento della situazione sanitaria pongono le Marche di fronte al rischio sempre più concreto di finire in zona gialla oltre ad alimentare la forte preoccupazione per la salute delle persone. Nel frattempo assistiamo, increduli e sgomenti, alla presenza ormai quasi quotidiana dell’assessore alla Sanità sui quotidiani che, in modo a volte scomposto ma sempre poco convincente, prova a rassicurare l’opinione pubblica in merito all’efficacia dell’azione del governo regionale nel contrasto alla pandemia».

Così i sindacati Cgil, Cisl e Uil puntano il dito contro la gestione della pandemia da parte della Regione e in particolare dell’assessore Saltamartini.  «Con il 12% di posti letto di Terapia intensiva occupati dai pazienti Covid, – aggiungono le tre sigle sindacali – le Marche risultano essere tra le 7 regioni che hanno superato la soglia limite del 10%, c’è anche un grande problema in più: nelle Marche sembra impossibile sapere con certezza come la Regione calcola tali posti letto. La Regione dichiara pronti ed operativi 246 posti (numero che, nella comunicazione istituzionale, varia quasi quotidianamente e senza alcuna ragione plausibile). Se così fosse, già saremmo al 12,6%. Almeno 48 di questi posti però – ad esempio, quelli del Covid Hospital di Civitanova Marche – non sono effettivamente operativi, nel senso che per attivarli sarebbe necessario del tempo, oltre che un adeguato numero di figure professionali da sottrarre alle attività sanitarie ordinarie, già oggi in fortissime difficoltà.  Un balletto incerto su numeri così importanti è sconcertante ed inaccettabile. Altrettanto inaccettabile è l’assenza di interlocuzione tra Assessore regionale e le organizzazioni sindacali confederali che pretendono, come tutti i cittadini marchigiani, di conoscere con precisione la situazione reale delle Marche in termini di risposta ospedaliera alla crescente recrudescenza della pandemia».

I sindacati pretendono anche certezze sulla campagna vaccinale. «Le Marche – sottolineano – presentano percentuali di persone che hanno completato il ciclo (seconda dose) inferiore alla media nazionale per tutte le fasce d’età, salvo che per gli over 70 ed 80. I centri vaccinali sono oggi sottodotati e in evidente difficoltà nel somministrare le terze dosi. Anche in questo caso, chi ha la responsabilità di governare la sanità regionale non può limitarsi a denunciare genericamente la  carenza di personale sanitario. E’ arrivato il momento di dare risposte concrete, sotto forma di piani di azione operativi ed efficaci e condivisi. Sottolineiamo due ulteriori problematiche legate alla gestione dell’emergenza. Il tracciamento dei contagi, rispetto al quale i Servizi di Prevenzione – che come ripetiamo in ogni possibile occasione, nelle Marche sono storicamente sottodimensionati – faticano a tenere il passo, specie per quelli che avvengono negli Istituti scolastici. La situazione nelle strutture residenziali socio sanitarie per anziani non autosufficienti, all’interno delle quali è necessario coniugare l’esigenza di evitare nuovi contagi con quella di garantire a queste persone il contatto con i parenti, e più in generale una vita sociale dignitosa.  Da ultimo – concludono Cgil, Cisl e Uil – è in fase di approvazione il bilancio regionale di previsione 2022. L’occasione sarebbe preziosa per aprire un confronto, ormai urgente, sul modo in cui utilizzare le risorse che il Pnrr destina alla sanità, con particolare riferimento a quelle volte al potenziamento dell’assistenza territoriale (cure domiciliari, Case della Salute, Case di Comunità)».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



X