Caporalato nelle campagne di Senigallia:
in due finiscono a processo

La polizia nell’immobile dove vivevano i braccianti
Presunti episodi di caporalato nelle campagne di Senigallia: due cittadini pakistani finiscono a processo. Devono rispondere di sfruttamento del lavoro per fatti accaduti tra il 2018 e il 2019. Il dibattimento si aprirà nel marzo del 2022. Entrambi gli imputati, uno di 56 e l’altro di 26 anni, erano stati scoperti nel maggio del 2020 dalla polizia. Stando alla procura ci sarebbero state almeno trenta parti offese. Tutti braccianti di origine pakistana reclutati dai due imputati per lavorare nelle campagne nei dintorni di Senigallia. Stando alle accuse, sarebbero stati sottopagati con un compenso orario che non raggiungeva neanche i 5 euro. Inoltre, nei campi avrebbero impiegato al mese circa 200 ore lavorative, non rispettando le regole del Ccnl e riportando in busta paga un monte ore inferiore rispetto a quando effettivamente lavorato. Gli imputati avrebbe anche costretto gli operai a restituire parte del compenso maturato. Ma non solo. La procura contesta al 56enne e al 26enne (erano gestori di una società che si occupava del lavoro agricolo) di aver trattenuto permessi di soggiorno e documenti di identità dei braccianti, per far sì che rispettassero i turni e non si allontanassero dalle postazioni lavorative. La polizia, nel corso delle indagini, ha constato anche che nella cascina dove vivevano gli operai (anche trenta per volta) c’erano condizioni igieniche precarie. La maggior parte dei braccianti sarebbe stata stipata nel sottotetto dell’immobile, precario anche dal punto di vista strutturale. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Manuel Piras e Ruggero Tomasi.
(fe.ser)
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