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Maltrattamenti a una ragazza autistica,
arrestate prof e assistente
«Vessazioni, schiaffi e minacce»

TOLENTINO – Incubo in un istituto superiore dove una studentessa sarebbe finita nel mirino di due donne, entrambe ai domiciliari, che avrebbero dovuto aiutarla e invece, ha spiegato il colonnello Massimiliano Mengaini: «La ignoravano, si facevano i fatti loro, stavano al telefono. Se chiedeva di andare in bagno la facevano stare seduta. Le hanno pure buttato la merenda dalla finestra, usavano un linguaggio non consono, con bestemmie e offese. Evidenziavano che visto il suo handicap era inutile andasse a lezione»
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Da sinistra: il tenente Federico Pellegrini, il colonnello Massimiliano Mengasini e il capitano Giulia Maggi

Insegnante e assistente per l’autonomia e la comunicazione in manette per maltrattamenti a una ragazza autistica. Le indagini sono partite a marzo e hanno riguardato un istituto superiore di Tolentino. I carabinieri hanno ricevuto a marzo una segnalazione da parte di una prof che ha assistito a dei comportamenti della docente nei confronti della ragazzina. I militari del Nucleo operativo di Tolentino insieme a colleghi del Reparto operativo di Macerata, con il coordinamento del pm Rita Barbieri e del procuratore facente funzioni Claudio Rastrelli, hanno dato il via alle indagini anche utilizzando intercettazioni ambientali e videocamere nascoste. Questo ha consentito loro di contestare alla docente di sostegno e ad una assistente alla comunicazione, dipendente di una cooperativa, il reato di maltrattamenti aggravati e di chiedere per entrambe una misura cautelare. Il gip ha disposto gli arresti domiciliari per entrambe le indagate.

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Una storia tristissima quella che emerge dagli atti delle indagini dei carabinieri su fatti, presunti, che sarebbero avvenuti all’interno di una scuola superiore. Vittima di presunti maltrattamenti una ragazzina autistica. I carabinieri hanno accertato insulti, «rimproveri, minacce e anche schiaffispiega il colonnello Massimiliano Mengasini, comandante del Reparto operativo di Macerata – Continue denigrazioni, umiliazioni, scherni. Generalmente per cercare di integrare uno studente diversamente abile le lezioni si frequentano insieme agli altri studenti. Qui invece lei veniva accompagnata in un’altra aula in compagnia dell’una o altra insegnante o insieme. Invece di fare lezioni la ignoravano, si dedicavano ad altro. Parlavano al cellulare, compilavano moduli, facevano ricerche. La minore veniva messa da parte e quando lei cercava di avere le attenzioni delle insegnanti queste reagivano male – continua Mengasini -. Le educatrici usavano anche un linguaggio non consono a chi deve educare, comprensivo di bestemmie, gergo dialettale, scurrile, innumerevoli offese. Evidenziavano l’inaccettabilità sociale dei comportamenti della studentessa, l’inutilità di qualsiasi intervento correttivo.

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In più di una occasione hanno sottolineato che con la gravità del suo handicap era inutile la sua presenza a scuola. Scherno e disprezzo erano all’ordine del giorno. A volte veniva anche minacciata qualora il comportamento non fosse stato corretto, la minacciavano di non fare merenda, di buttarle i biscotti dalla finestra, cosa che in un caso è avvenuta. Una volta le hanno fatto comporre con una frase una pagina intera e poi hanno buttato la pagina nel cestino. Le dicevano che era bugiarda, e così quando chiedeva di andare in bagno non le credevano e la facevano stare seduta, così una volta ha fatto i suoi bisogni addosso per poi ricevere una serie di insulti e parolacce on l’accusa di averlo fatto intenzionalmente». Quando le assegnavano un compito, se lei aveva difficoltà, continua il colonnello Mengasini, «spesso riceveva colpetti alla nuca, sul dorso delle mani, accompagnati da sarcasmo e ironia per le difficoltà manifestate nell’esecuzione degli elaborati proposti, taluni dei quali, tra cui un biglietto di auguri destinato alla mamma, gettati nel cestino o sopra l’armadietto al termine dell’ora di lezione».

giulia-maggi-e1653132589665-650x433«Una ragazza per cui è diventata una esperienza intollerabile la scuola – dice il capitano Giulia Maggi, comandante dei carabinieri della Compagnia di Tolentino -. Per lo più stavano al telefono, compilavano i loro fogli di presenza, facevano ricerche, si dedicavano ad altre cose. Raramente le proponeva un elaborato e quando lo facevano finiva con colpi sulle mani e sulla nuca con una bottiglietta di plastica. Elaborati che poi finivano nel cestino. Le venivano fatte domande complesse per farla cadere in errore e veniva accolto con disprezzo. C’erano anche percosse per la ricerca affettuosa di contatto della ragazza, reagivano con spintoni, schiaffi sul volto. Usavano toni arroganti, aggressività verbali, allusioni sessuali a fronte di gesti innocenti da parte della ragazza che reagiva con pianto, con fastidio e a fronte di questo le indagate hanno continuato a manifestare indifferenza. Hanno continuato a fare cose loro, parlare al cellulare, leggere materiale vario. Le manifestazioni nei vuoi confronti erano sempre per sminuirla e offenderla».

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I carabinieri, vista la situazione, spiega il tenente Federico Pellegrini, comandane del Nor, hanno cercato di fare velocemente le indagini «abbreviare i tempi per mettere fine a questo comportamento. L’indagine parte da una segnalazione che poi si è dimostrata molto più grave nella realtà rispetto a quanto segnalato. Sempre supportati dalla dottoressa Barbieri abbiamo svolto una serie di accertamenti che hanno consentito di raccogliere tanti fatti e situazioni che abbiamo poi portato al gip Claudio Bonifazi per chiedere una misura cautelare». Le due insegnanti sono state arrestate ieri e sono in attesa di fare l’interrogatorio di garanzia in cui potranno dare la loro versione o in questa fase decidere di avvalersi della facoltà di non rispondere. I carabinieri hanno sottolineato la disponibilità della scuola a collaborare con le indagini e che la situazione probabilmente andava avanti da novembre o dicembre dello scorso anno. Insegnante e assistente hanno entrambe sui 40 anni.

(ultimo aggiornamento alle 12,40)

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