Bocciata la commissione sul plasma.
Parte la petizione delle minoranze

CONSIGLIO REGIONALE - L'aula boccia la commissione d'inchiesta sulle 323 sacche di plasma smaltite a Torrette. Scontro totale tra maggioranza e opposizione, che annuncia una petizione popolare e l'audizione dei tecnici

L’esito della votazione

di Gino Bove

Dieci voti favorevoli, diciotto contrari: la commissione d’inchiesta regionale sul caso plasma, proposta dal blocco di opposizione, non si farà.

Forse. Il voto contrario dell’aula, infatti, non ha ancora scritto la parola “fine” sul tormentone: «Organizzeremo una petizione popolare per tornare a chiederla ma in quel caso suffragata dal volere della gente» ha spiegato il capogruppo Pd Marche, Valeria Mancinelli, parlando a nome dell’intera minoranza.

Valeria Mancinelli

Per chiederla, serviranno 3mila firme. Non solo: «Chiederemo anche l’audizione in commissione dei membri del nucleo ispettivo nominato dalla Giunta». Il resto saranno ulteriori interrogazioni a risposta scritta e accesso agli atti. «Mollare? Non esiste – prosegue l’ex sindaco di Ancona – vogliamo che si faccia luce non solo su quei giorni, ma anche sulle cause strutturali che c’erano eventualmente prima e che poi hanno portato all’esplosione di questo caso».

L’assessore Paolo Calcinaro in aula

Il voto è arrivato al termine di ore di discussione animata, durante le quali le minoranze hanno accusato l’esecutivo di voler evitare un controllo democratico su quella che è stata definita una ferita profonda per il sistema sanitario regionale.

Lo scontro si è consumato anche sulla natura stessa dell’organismo proposto, che avrebbe dovuto essere composto da 13 membri, di cui 8 espressione della maggioranza e 5 dell’opposizione, una proporzione che secondo le minoranze avrebbe comunque garantito l’equilibrio necessario, ma che per il centrodestra avrebbe solo alimentato la polemica politica.

Antonio Mastrovincenzo

L’attacco delle opposizioni è stato durissimo sin dalle prime battute. Antonio Mastrovincenzo (Pd) ha parlato apertamente di «uno dei più grandi scandali della sanità marchigiana degli ultimi decenni», denunciando il «tentativo maldestro di individuare un unico capro espiatorio» nella sola parte gestionale, attraverso un’indagine interna che dipenderebbe dai suoi stessi vertici. Sulla stessa linea Micaela Vitri (Pd), che ha ricordato il valore etico del sangue: «Parliamo di centinaia di donazioni rese inutilizzabili dietro le quali ci sono cittadini che hanno donato fiducia e tempo per produrre farmaci salvavita».

Andrea Nobili

Per Andrea Nobili (Alleanza Verdi Sinistra), la questione ha assunto una rilevanza istituzionale superiore al caso specifico: «Bocciando questa commissione il Consiglio Regionale sfiducia sé stesso. Se passa il principio secondo cui la commissione interna della Giunta sostituisce il controllo consiliare, significa accettare che l’esecutivo verifichi se stesso». Anche Michele Caporossi (Progetto Marche Vive) ha esortato la maggioranza a non fuggire: «La commissione d’inchiesta è la strada per uscire da questa situazione con una rinnovata reputazione».

L’intervento più atteso è stato quello dell’assessore alla Sanità, Paolo Calcinaro, che ha rivendicato la serietà dei tecnici incaricati. «Dispiace sentir dire che è stata fatta una commissione sottoposta alla Regione: come si fa a liquidare quattro professionisti in questa maniera?», ha esordito l’assessore, citando il dottor Canzian come figura terza e staccata da ogni timore di rappresaglia perché prossima alla pensione. Calcinaro ha puntato il dito contro le «voragini gestionali» interne al reparto di Torrette, sottolineando che «qualcosa di strano dovrà uscire fuori e qualcuno dovrà rispondere», ma ha accusato le minoranze di essere interessate solo al «colpevole politico». Un’analisi che ha trovato la ferma opposizione anche di Marta Ruggeri (M5S), la quale ha fatto notare come il centrodestra non abbia avuto fiducia nemmeno nei propri rappresentanti: «La commissione d’inchiesta avrebbe avuto 8 membri della vostra maggioranza eppure non vi fidate». Fabrizio Cesetti (Pd) ha spostato l’obiettivo direttamente sul Presidente della Regione: «Acquaroli non ha impedito la commissione per proteggere Calcinaro, ma per proteggere se stesso. È lui che gestisce la sanità dal 2020 dettando la linea politica di cui delega solo l’esercizio».

Luca Marconi

Il muro della maggioranza è rimasto compatto dietro la linea della trasparenza tecnica e dell’«inutilità» degli organismi consiliari. Luca Marconi (Udc) ha ricordato come in passato le commissioni d’inchiesta siano servite solo ad «alimentare polemiche politiche senza mai una relazione unitaria», mentre Nicola Baiocchi (FdI) ha difeso l’onorabilità degli ispettori: «Dire che indagano contro se stessi è un insulto, lavorano in scienza e coscienza e l’invio degli atti a Procura e Corte dei Conti è segno di assoluta chiarezza». Anche Jessica Marcozzi (Forza Italia) ha definito «gravissimo» ipotizzare influenze del governatore sui tecnici, e Andrea Putzu (Fdi) ha ribadito che nel nucleo ispettivo sono state inserite figure competenti e distanti dalla maggioranza politica.

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