Rigore normativo e diritti civili:
politica divisa sul caso del bimbo
di due mamme escluso dal Nido

ANCONA – Oggi pomeriggio in V Commissione consiliare si è parlato del ruolo del Comune nel dare risposte alle trasformazioni sociali tra la necessità di attenersi pedissequamente alla legge e la volontà di adeguare i servizi alle nuove esigenze ma sono rimaste polarizzate le posizioni di maggioranza e minoranza. Scintille tra i consiglieri Francesco Rubini (Aic) e Maria Grazia De Angelis (FdI)

Palazzo del Popolo

Da una parte la certezza del diritto con l’applicazione tecnica dei regolamenti, dall’altra l’esigenza delle istituzioni di rispondere alle trasformazioni della società, tra obblighi burocratici e nuove istanze di uguaglianza, nell’evoluzione dei diritti civili anche quelli delle famiglie omogenitoriali. Una discrepanza affrontata oggi pomeriggio durante i lavori della V Commissione consiliare di Ancona che ha riacceso l’attenzione sul caso del bimbo escluso dall’asilo nido comunale perché il punteggio in graduatoria non teneva conto della seconda madre,  non risultante nell’atto di nascita. La vicenda -ha ricordato la consigliera Mirella Giangiacomi (Pd) in apertura di seduta – è finita al Tar Marche perchè mentre nel 2022 la coppia dello stesso sesso era riuscita a garantire il posto nel Nido alla prima figlia, per il secondo figlio due anni dopo la procedura e il riconoscimento dei requisiti erano stati differenti. Il Comune di Ancona aveva ‘conteggiato’ solo la mamma biologica registrata come genitore all’anagrafe mentre la seconda ‘intenzionale’ non risultava, per l’ente, formalmente come genitore del piccolo. Una decisione ‘illegittima’, secondo la sentenza di aprile 2026 dei giudici amministrativi, che avrebbe violato il principio di uguaglianza tra i minori.

In Commissione l’assessore Antonella Andreoli e il dirigente comunale di settore hanno difeso la condotta del Comune, chiarendo che la scelta non era stata affatto dettata da ideologie o scelte politiche, ma dalla necessità di applicare pedissequamente le norme in vigore. «Il problema non era ideologico -ha precisato il dirigente Foglia– ma legato alla condizione di genitore. Chi non era registrato nell’atto di nascita non poteva ricevere il punteggio previsto dal regolamento per il secondo genitore». In sostanza il Comune ha agito, nel primo come nel secondo caso dei bimbi, per evitare contenziosi «in conformità alle leggi del momento perché una nuova sentenza della Corte Costituzionale nel 2024 ha cambiato l’orientamento giuridico, rendendo i precedenti criteri amministrativi non più applicabili». In questo senso, ha tenuto a sottolineare l’assessore Andreoli «quel ricorso è diventato improcedibile proprio perché la norma è cambiata nel corso del giudizio».

I lavori oggi della V Commissione consiliare, presieduta da Silvia Fattorini

Immancabili le frecciate politiche durante il dibattito. Il capogruppo d’opposizione di Aic, Francesco Rubini, ha sostenuto le ragioni di Giangiacomi che riportava l’esempio di diversi Comuni impegnati a modificare il regolamento nel rispetto della legge ma per adeguare i servizi alle nuove esigenze. Per Rubini  la decisione di non interpretare le leggi in modo estensivo per tutelare le nuove forme di famiglia «è una scelta politica precisa. C’è chi invece ha deciso di utilizzare il diritto in linea con la Costituzione per determinare avanzamenti dei servizi anche all’interno dei Comuni con iniziative coraggiose. Ed è legittimo anche quello che ha fatto questa Amministrazione di centrodestra, che non intende allargare la platea dei diritti» ha scandito. In quest’ottica ha spiegato di apprezzare molto l’opera di quei giudici che impediscono ai Comuni di rimanere «arretrati». La risposta della consigliera di maggioranza Maria Grazia De Angelis (FdI) è stata altrettanto ideologica: «Rubini fa demagogia e fa pure l’avvocato ma non si vergogna?» ha commentato. «Per me ci sono un uomo e una donna e quelli formano una famiglia, il resto vive come vuole nella sua sfera privata ma senza coinvolgere i bambini. Io a differenza vostra sono democratica» ha aggiunto. Critiche rispedite al mittente da Rubini che ha rivendicato la libertà di esprimere le proprie posizioni politiche senza dover sottostare a giudizi morali. Respinto anche dal capogruppo di FdI, Jacopo Toccaceli l’uso di termini come «retrogrado. La legge deve essere sovrana e ogni tentativo di aggirare le sentenze della Corte Costituzionale rappresenterebbe un’aberrazione per il sistema dello Stato di diritto» ha concluso.

(Redazione CA)

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