Conerobus, nuovo statuto
e apertura ai privati fino al 51%:
l’aula dà l’ok alle due delibere
Passano in Consiglio comunale di Ancona con 21 sì e 8 no, i due atti sul nuovo statuto Conerobus e sull’implementanzione fino al 51% della quota di capitale sociale al privato della società di Tpl, illustrati ieri in aula dal sindaco Daniele Silvetti, Una votazione contrassegnata dalle critiche mosse dall’opposizione di centrosinistra (il consigliere Mandarano ha votato con la maggioranza) e dalle rassicurazione del primo cittadino. Ora la delibera assunta sul statuto dovrà essere vagliata il prossimo 29 luglio dall’assemblea dei soci. Poi, prima di bandire la gara ad evidenza pubblica per la selezionare il socio dal mercato, bisognerà approvare il bilancio nel frattempo va avanti anche la proceduta di composizione negoziata.
«Con l’approvazione di ieri in Consiglio comunale si apre per Conerobus una fase nuova, che abbiamo avuto il coraggio di decidere e guidare. Abbiamo scelto di non lasciare che una società storica e strategica per Ancona scivolasse verso la chiusura, ma di intervenire con metodo, responsabilità e visione. Il Comune ha investito risorse della comunità per salvare un servizio essenziale e trasformarlo in un motore di qualità, efficienza e valore pubblico. – scrivono in una nota i gruppi consiliari di maggioranza – Con Provincia, Comune e altri Comuni soci manterremo la maggioranza assembleare pubblica, a tutela degli indirizzi sociali e amministrativi. Al tempo stesso apriamo alla competenza dei privati, affidando loro la maggioranza della governance per portare gestione, know-how e capacità industriale. È una sinergia pubblico-privato che può diventare un esempio: il pubblico indica la rotta, il privato accelera l’organizzazione e i risultati».
Secondo Fratelli d’Italia , Ancona Protagonista, Forza Italia , Lega, Rinasci Ancona , Ripartiamo dai Giovani , Civitas Civici e Azione «l’informatizzazione dei processi sarà il booster per programmare, controllare e migliorare servizi, costi, puntualità e rapporto con l’utenza. I cittadini devono avere il trasporto che meritano, moderno e all’altezza di una città che vuole valorizzare tutto ciò che offre. La modernità passa anche dal rispetto delle regole: per salire a bordo il biglietto lo devono pagare tutti, la società deve mettere in condizioni di pagare con modalità semplici e, in questo, la digitalizzazione sarà un supporto insostituibile. Ora seguiamo con fiducia tutti i passaggi societari necessari: questa azienda continuerà a servire Ancona e i Comuni dell’interland, lo farà bene e con risultati che consentiranno di restituire risorse alla collettività sotto forma di utili»
Di diverso avviso il capogruppo d’opposizione di Altra Idea di Città, Francesco Rubini. «Quanto sta accadendo a Conerobus è l’emblema di una sconfitta sul trasporto pubblico locale nonché la dimostrazione plastica di come la politica abbia sventolato bandiera bianca; la speranza che sia il fantomatico privato a risolvere tutti i mali di questo settore è vana e illusoria. – sottolinea in un comunicato Rubini – Già oggi molte aziende che svolgono il servizio, nella provincia e nella regione Marche, sono private e questo non ha comportato nessun tipo di beneficio né per gli utenti né per i lavoratori. La verità è che da anni la politica non si interessa più al il trasporto pubblico, settore fondamentale insieme a sanità e istruzione, funzionale a garantire il diritto alla mobilità dei cittadini nonché elemento fondamentale per la salvaguardia dell’ambiente e della
salute pubblica».
Il capogruppo di Aic ricorda inoltre che «la politica anconetana, già con l’amministrazione Mancinelli, ha iniziato profondi tagli ai finanziamenti al servizio urbano di Ancona; proprio sul trasporto pubblico la giunta Silvetti aveva fatto una grande campagna elettorale mettendo in evidenza i grossolani errori della precedente giunta; l’attuale sindaco aveva promesso un rilancio del trasporto pubblico, si era addirittura arrivati a promettere una fusione di Conerobus con Ancona Servizi. Finita la sbornia elettorale siamo ai titoli di coda: un’azienda piena di debiti sulla soglia del fallimento, con un gruppo di 66 lavoratori negli uffici in cassa integrazione(fondo bilaterale), riduzione costante dei servizi per i cittadini aggravati ogni giorno da guasti ai mezzi sempre più vecchi e malridotti perchè le officine di Conerobus sono sotto organico, disservizi continui e carenza di autisti. Di fronte a tutto questo la politica, invece che tornare ad investire sul Tpl – conclude Francesco Rubini – e su un progetto organico di mobilità sostenibile che metta al centro il trasporto pubblico, sceglie di affidarsi al Dio mercato, unico grande denominatore comune delle politiche di privatizzazione dei servizi pubblici attuate da centrosinistra e centro destra in questi anni. Una vera e propria resa che rischia di mettere la parola fine su Conerobus».
Articoli correlati
Governance Conerobus: maggioranza privata in CdA, minoranze critiche Il sindaco difende il controllo pubblico
Piano salvezza Conerobus, al voto dell’aula la proposta di incrementare la partecipazione dei capitali privati
Svolta Conerobus, la Giunta approva l’apertura ai privati fino al 49%: parte il piano di risanamento
Conerobus, vertice con Comune e Provincia per la ricognizione sui conti: «Pesa l’aumento del costo carburante»
Conerobus e caro carburanti: «Navighiamo nell’incertezza, impossibile dire oggi se gli accantonamenti basteranno»
«Ok all’aumento regionale dei corrispettivi chilometrici ma ora condivisione anche su gara per affidamento del Tpl»
Torna alla home page















