Minacce e aggressioni all’ex:
divieto di avvicinamento per un 60enne

ANCONA - La coppia si era separata ed era divorziata ma l'uomo continuava nei suoi episodi di stalking fino a quando la donna ha deciso di rivolgersi alla polizia

La donna si è rivolta alla polizia (Archivio)

Si erano separati e poi avevano divorziato ma l’ex marito, un 60enne anconetano, a seguito di ciò ha iniziato a minacciare di continuo la donna, arrivando anche ad aggredirla.
L’ex moglie, a seguito delle violenze subite, era dovuta ricorrere pure alle cure mediche del personale di Torrette, attestate da un referto. Confidando nel lavoro della questura, ha quindi deciso di rivolgersi alla polizia denunciando quegli episodi di stalking agli agenti della Squadra Mobile.
I poliziotti hanno immediatamente esaminato il caso, avviando le indagini ed eseguendo nei confronti dell’ex coniuge la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla donna, all’abitazione e a tutti i luoghi da lei frequentati. Misura inoltre aggravata dal divieto di comunicare con lei, direttamente o indirettamente, attraverso qualsiasi mezzo.
L’azione persistente di minacce e aggressioni portate avanti dall’uomo, erano infatti sempre più frequenti e gravi.
Gli accertamenti investigativi coordinati dalla procura di Ancona, hanno dunque permesso l’emissione del provvedimento in parola, da parte del Gip, notificato all’indagato nelle ultime ore.
«Non chiamiamolo Amore – ha commentato il questore Cesare Capocasa -. E’ indispensabile una risposta in termini di cambiamento culturale, più forte dell’indifferenza e dell’ignoranza, dettata dal pregiudizio. Una cultura nuova che consenta a ciascuna donna di essere libera e di rappropriarsi della propria dignità. In tal senso la Polizia di Stato – ha proseguito – si pone come parte attiva, assicurando il suo contributo tra tutti gli attori coinvolti, pubblici e privati, con l’intento di creare quella rete di sostegno ed accoglimento, alla cui base vi è il protocollo di intesa firmato in Prefettura lo scorso novembre, che postula una comparabilità nell’agire per la promozione di procedure e strategie condivise, finalizzate ad azioni di contrasto preventive e repressive».

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