«Spiace rilevare come, ancora una volta, il ministro Orlando in visita nei nostri territori, ignori o finga di ignorare le concrete proposte inoltrate da Confindustria per aumentare i salari e, al tempo stesso, migliorare la competitività delle nostre imprese attraverso il taglio del cuneo fiscale per 16 miliardi da destinare per 2/3 ai lavoratori». Commenta così Pierluigi Bocchini, presidente di Confindustria Ancona le parole di Andrea Olrlando, dopo la visita del ministro oggi pomeriggio a Fabriano e Jesi a sostegno dei candidati sindaco del centro sinistra.
«Rinnovi dei contratti e salario minimo non sono materia di discussione per Confindustria. – chiarisce il presidente degli industriali – Su 5,5 milioni di lavoratori delle aziende iscritte alla nostra organizzazione, solo 242 mila sono attualmente in attesa di rinnovo di contratto nazionale ed i nostri minimi salariali sono tutti ben al di sopra del limite che il Ministro vorrebbe introdurre».
«Il Ministro parla di strali lanciati da Confindustria, che invece, dallo scorso dicembre non fa altro che porre la questione della dinamica salariale cercando dal ministro risposte che non arrivano. – aggiunge Pierluigi Bocchini – Le nostre imprese sono in forte difficoltà dovuta principalmente ai rincari delle materie prime e dell’energia dopo 2 anni di pandemia. Ora si aggiunge l’incertezza legata all’invasione russa dell’Ucraina ed alle attese di rialzi dei tassi di interesse. Pensare che le nostre aziende, dopo aver già assorbito nei bilanci i rincari dei materiali e dell’energia, possano ora farsi carico anche di ulteriori adeguamenti salariali, significa ignorare le grida di dolore che provengono dal nostro tessuto imprenditoriale». Amara pertanto la conclusione di Bocchini. «Ci saremmo aspettati dal Ministro qualche parola in più sulle riforme delle politiche attive sul lavoro, – chiosa – sulla riforma del reddito di cittadinanza che sempre più disincentiva il lavoratore a cercare un’occupazione, ma evidentemente la campagna elettorale in corso richiama contenuti e toni che di certo non aiutano alla soluzione dei problemi di imprese e lavoratori».
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