Avevano svaligiato 36 abitazioni
in 8 regioni del Centro Italia:
in carcere banda pendolare di 7 persone

OPERAZIONE 'SORGENTE'- I carabinieri della Compagnia di Osimo e della Stazione di Numana, in collaborazione con i colleghi di Frascati, a Roma, Zagarolo e Velletri, hanno smantellato un sodalizio romano dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Ancona. I colpi messi a segno tra il 2022 e il 2023 anche nelle Marche a Sirolo, Filottrano, Trecastelli, Mondolfo e Montegiorgio. Per la fuga gli indagati per associazione a delinquere finalizzata ai furti in case usavano auto intestate a ignari automobilisti

 

Sette persone arrestate, 5 uomini e 2 donne, per associazione a delinquere finalizzata ai furti in abitazione, 36 i reati scoperti in 8 regioni. Sono questi i numeri dell’operazione ribattezzata “Sorgente” portata a termine dai Carabinieri della Compagnia di Osimo e della Stazione di Numana, in collaborazione con i colleghi di Frascati, a Roma, Zagarolo e Velletri, che hanno smantellato una banda di presunti ladri operativa in tutto il Centro Italia. Hanno dato così esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Ancona, nei confronti di 7 indagati, ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata ai furti in abitazione. La complessa attività d’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ancona e condotta dalla Stazione Carabinieri di Numana, ha avuto inizio nell’ottobre 2022, a seguito della commissione di due furti in abitazione, perpetrati a Sirolo, e ha permesso di individuare un sodalizio criminale, composto da 5 uomini e 2 donne (3 dei quali cittadini croati), a cui sarebbero attribuibili ben 36 furti, consumati o tentati, nelle regioni Abruzzo, Campania, Lazio, Marche, Molise, Emilia Romagna, Toscana e Umbria, fino al marzo 2023.

Le investigazioni hanno evidenziato come gli indagati, tutti dimoranti nell’hinterland romano, si fossero organizzati in due distinte batterie, e, avvalendosi di veicoli fittiziamente intestati a terze persone estranee ai fatti, raggiungessero le località prescelte, per individuare abitazioni o casolari da depredare, prediligendo quelle ubicate in aree isolate o periferiche. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo un breve sopralluogo volto a escludere la presenza dei residenti, gli indagati si introducevano nelle abitazioni, in arco diurno e mediante l’effrazione degli infissi, e, in pochi minuti, arraffavano beni e denaro.

In diverse occasioni sono riusciti ad asportare le casseforti, alcune delle quali successivamente abbandonate e rinvenute dai Carabinieri nel corso delle attività di riscontro. Le incursioni predatorie avvenivano in maniera itinerante, interessando più regioni, e potevano protrarsi anche per alcuni giorni. In una circostanza, a Narni, in provincia di Terni, nel febbraio 2023, gli appartenenti a una delle due “batterie”, per evitare la cattura, in quanto intercettati e inseguiti dai Carabinieri di Terni e Rieti, abbandonavano e incendiavano l’auto su cui stavano viaggiando, per poi darsi alla fuga nelle aree boschive circostanti.

Secondo le contestazioni provvisorie, agli indagati sarebbero riconducibili furti perpetrati con l’impossessamento di beni il cui valore complessivo è superiore ai 200.000 euro, oltre ai danni causati dalle effrazioni nelle Marche nei comuni di Sirolo, Filottrano, Trecastelli, Mondolfo, Montegiorgio; in Emilia-Romagna nei comuni di Civitella di Romagna, Predappio, Cesena, Borgo Tassignano, Sant’Agata sul Santerno; in Toscana: nei comuni di Pontassieve, Rigano sull’Arno, San Casciano in Val Di Pesa, Castelfranco di Sopra, Cavriglia, Laterina Pergine Valdarno, San Gimignano, Cinigiano e Castel del Piano; in Abruzzo a Bucchianico; in Umbria a Terni e Gualdo Tadino; in Campania a Guardia Sanframondi e Calvi; nel Lazio a Viterbo, Vetralla, Soriano nel Cimino, Capodimonte e Formia; in Molise a Larino.

Quattro degli arrestati sono stati sorpresi nelle rispettive abitazione e associati alle case circondariali di Roma “Rebibbia” e “Regina Coeli”, mentre altri tre indagati, destinatari del medesimo provvedimento, sono stati raggiunti in carcere, dov’erano già detenuti per altra causa. Il provvedimento eseguito costituisce misura cautelare disposta in sede d’indagini preliminari, cui è ammesso mezzo d’impugnazione e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

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