Caporalato e sfruttamento della manodopera, un arresto e tre denunce a Staffolo. Si è conclusa ieri con una brillante operazione, l’indagine, seguita da circa un anno, dei carabinieri della locale Stazione, del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Ancona e del Nucleo Operativo di Jesi, tutti coordinati dal maggiore Benedetto Iurlaro, vertice della Compagnia di Jesi. Quello del ‘caporalato’, vale a dire l’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro in questo caso ad opera di cittadini extracomunitari, è un fenomeno ‘nuovo’ per la provincia di Ancona. Già dagli inizi del 2016 i militari avevano iniziato a monitorare un cittadino pakistano, titolare di una ditta individuale dedita ai lavori agricoli che operava in tutta la provincia e che si sospettava potesse effettuare l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro. Quando le voci sono diventate più insistenti, all’inizio del 2017 i militari di Staffolo, diretti dal luogotenente Pasquale Cerfolio, e quelli del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Ancona diretti dal maresciallo maggiore Stefano Petrozzi, con l’ausilio tecnico del Norm di Jesi hanno avviato una serie di pedinamenti e controlli per accertare la reale attività dell’extracomunitario.
Ieri gli investigatori hanno trovato il bandolo della matassa riuscendo ad elementi certi di colpevolezza nei riguardi del titolare della ditta individuale, M.A. 37enne pakistano, residente a Staffolo che era riuscito a realizzato una vera e propria agenzia per il lavoro, senza averne i requisiti, reclutando manodopera per destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno, corrispondendole retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali, sottoponendola a situazioni di alloggio degradanti.
Verso le prime ore di ieri, i carabinieri hanno accertato che il pakistano a bordo del suo furgone, dopo aver fatto salire 9 cittadini pakistani tra Staffolo e Santa Maria Nuova, li portava in due aziende agricole della Vallesina per impiegarli nella raccolta dell’uva. Fatta irruzione nelle aziende agricole, i militari hanno identificato i lavoratori per esaminare la loro posizione lavorativa.
Durante le indagini è emerso che il pakistano aveva stipulato contratti di di appalto per 7 euro l’ora, quindi difformi dal contratto nazionale per lavoratori agricoli a tempo determinato fissato in 9,096 euro. Si è inoltre accerto che ai lavoratori veniva corrisposto 5 euro l’ora, omettendo la consegna dei prospetti paga anche per gli operai da più tempo alle sue dipendenze e anche che gli operai venivano sottoposti a condizioni di sfruttamento approfittando del loro stato di bisogno, in quanto stranieri, profughi e richiedenti asilo.
Durante la delicata fase degli accertamenti, gli uomini del maggiore Iurlaro hanno appurati anche che i lavoratori venivano ‘ospitati’ in abitazioni messe a disposizione del 37 enne pakistano, pagando 50 euro mensili per l’alloggio e 50 per il vitto. I sopralluoghi effettuati hanno rivelato poi lo stato di degrado in cui i lavoratori erano costretti a vivere (nelle camere da letto si rilevavano al posto dei letti giacigli di fortuna, mentre le altre stanze residui di rifiuti sparsi dappertutto; mentre i pavimenti ricoperti di uno strato di sporcizia). Certi della configurazione del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, i carabinieri hanno arrestato il 37enne pakistano e, dopo le formalità di rito, lo hanno tradotto nella Casa Circondariale di Ancona, così come disposto dalla Procura. Durante le fasi investigative, oltre alla responsabilità dei titolari delle aziende agricole che hanno impiegato manodopera in condizioni di sfruttamento, è stata anche accertata la complicità di un altro pakistano che collaborava attivamente nello sfruttamento dei lavoratori. Nei confronti di questi ultimi 3 verrà inoltrata informativa alla Procura, imputando loro il concorso nell’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro.
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati