Rilascio temporaneo
per l’iraniana condannata a morte:
Jesi continua a sperare

IL CONSIGLIO comunale ha conferito la cittadinanza benemerita all'attivista sindacale Sharifeh Mohammadi

Sharifeh Mohammadi

«È una piccola bella notizia – quasi un barlume di speranza – quella che giunge dall’Iran, paese da quasi un mese al centro dell’attenzione per il conflitto in corso. Il regime ha infatti liberato provvisoriamente – sembra fino al 6 aprile prossimo, ma le date qui vanno prese con le molle – l’attivista sindacale Sharifeh Mohammadi, 46 anni, arrestata nel dicembre del 2023 mentre tornava a casa dal lavoro e da allora detenuta nel carcere di Sanandaj». La buona notizia arriva dal comune di Jesi.«Su di lei pende una condanna a morte, ancora non eseguita per i riflettori che si sono accesi sulla sua vicenda in tutto il mondo. Il rilascio è stato autorizzato per permettere alla donna di vedere i propri familiari per qualche giorno. – prosegue il comunicato dell’ente locale – Sharifeh Mohammadi è una delle tre iraniane – le altre sono Pakhshan Azizi, 41 anni e Vrishe Moradi, 40 anni – arrestate per il loro impegno a favore dei diritti umani e dei diritti delle donne a cui il Consiglio comunale di Jesi ha conferito, all’unanimità dei suoi componenti, la cittadinanza onoraria nel settembre dello scorso anno, su proposta del consigliere Maurizio Bregallini e di UDI – Unione donne italiane e Casa delle culture».

La consegna dell’attestato, ad una rappresentante del movimento per la tutela delle donne, è avvenuta nel Consiglio comunale di Jesi del 28 febbraio. Il conferimento della cittadinanza benemerita, come noto, si inseriva nell’ambito di un’ampia campagna di sensibilizzazione ed attenzione verso queste tre attiviste che rappresentano un esempio concreto di coraggio, dignità e resistenza pacifica di fronte alla violenza istituzionalizzata e che ha già visto diversi Comuni italiani assumere iniziative analoghe, con l’obiettivo di rendere sempre più pressante l’invito di numerose organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, alle autorità iraniane ad annullare le condanne inflitte e a procedere con il loro rilascio.

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