Umanizzare il mondo nell’era dell’Ai:
Cisl Marche lancia la sfida

ANCONA - L'incontro organizzato dal sindacato. Marco Ferracuti, segretario generale: «Fondamentale l’applicazione delle tecnologie lasciando al centro la persona»

incontro-cisl

L’incontro Cisl “Meccanizzare l’umano o umanizzare il mondo?”

“Meccanizzare l’umano o umanizzare il mondo?” è il tema al centro del partecipato confronto promosso da Cisl Marche oggi ad Ancona. “Rigenerare il dialogo, il pensiero e lo spirito nell’era dell’intelligenza artificiale” è stato l’ulteriore elemento di guida del confronto che ha visto le relazioni di Chiara Giaccardi e di Mauro Magatti, entrambi docenti alla Cattolica di Milano, e la riflessione del segretario generale di Cisl Marche Marco Ferracuti.

L’analisi di Marco Ferracuti: «Le questioni sono profonde e inquietanti, siamo impauriti da una realtà che non riusciamo a capire. La tecnologia non sta cambiando soltanto il lavoro ma il nostro modo di pensare, una trasformazione che tocca la dimensione più intima di ognuna di noi. La vera sfida non è scegliere se adottare o meno la tecnologia, la scelta è nel titolo che abbiamo dato all’incontro di oggi, non vogliamo polarizzazioni. Per la Cisl il passaggio fondamentale è l’applicazione delle tecnologie lasciando al centro la persona. Non possiamo limitarci a difendere lo status quo ma nemmeno ridurci ad essere amplificatori di paure. L’ambizione è quella di interpretare il cambiamento, come Cisl Marche abbiamo sempre investito moltissimo nella formazione: è una visione strategica quella che abbiamo per dotarci di strumenti culturali prima che tecnici, capacità di lettura e di riflessione. Il valore della parola: pensare e partecipare, dialogo e confronto. Decidere la società che vogliamo, questo dipende non tanto dal sindaco come struttura collettiva ma da ognuno di noi, l’esperienza di ognuno di noi, il suo fare determina il futuro. Insieme per costruire un qualcosa di nuovo che possa darci ottimismo».

marco-ferracuti-segretario-generale-cisl

Marco Ferracuti

Ad aprire la discussione Chiara Giaccardi: «Viviamo in una era che ha subìto una serie di choc globali, dalle guerre alla pandemia. Tutta la dimensione tecnologica ha subito una accelerazione non regolata e non prevista nemmeno dagli stessi players. Ogni tecnologia ha cambiato il mondo, Platone dice che la tecnologia è come un farmaco, cura i bisogni ma può avere effetti collaterali tossici: la sfida è potenziare la valenza curativa. Il digitale diventa la norma della nostra vita sociale, tutto si riduce a dato e noi stessi ci percepiamo attraverso elementi quantitativi, dal colesterolo al numero dei like e dei followers. Dati efficienti ma disumanizzanti – osserva Giaccardi, evidenziando – l’ossessione del numero: tutto trasparente ma soggetto a controllo. Io non sono una persona ma un profilo definito da alcuni parametri, la governabilità algoritmica. La tecnologia non si sviluppa in maniera neutra ma segue interessi precisi, pensiamo a Musk, a Zuckerberg. Occorre trasformare il nostro modo di porci rispetto al digitale e rimettere insieme quello che è stato frammentato, la pluralità che si basa sull’intelligenza vivente di ciascuno di noi, il crescere insieme».

A parlare anche Mauro Magatti: «E’ sempre bene dedicare del tempo a capire qual è il problema. Il digitale è una tecnologia di cui non possiamo più fare a meno e ci sta intossicando. Abbiamo trasferito la logica della manifattura nei servizi, l’ospedale è diventato la fabbrica della salute, non ci si può credere, sei un oggetto del sistema. Da una parte efficienza, dall’altro caos. Trump è un quadro di Dalì, non c’è più una realtà, non ci sono più riferimenti. Nessuno crede più che con la parola, con il dialogo si possa raggiungere un risultato. L’istanza identitaria viene fuori come reazione a una crisi culturale. Poi c’è la sfiducia nella politica e nelle istituzioni che ha prodotto un senso di abbandono nella popolazioni che sfocia nell’odio verso qualcuno, il migrante preso come capro espiatorio. La domanda vera è: la democrazia ce la fa?».

A chiudere l’incontro Giaccardi: «La libertà non è quella dello studente tredicenne che ha accoltellato la docente («Tu mi umili io ti ammazzo»), ma far esistere ciò che ancora non c’è, generare legami, liberazione ma anche contribuzione». Che fare? « L’intelligenza artificiale – rileva Magatti – porta l’incarnazione del riduzionismo moderno. Bisogna denunciare l’individualismo radicale e riscoprire matrici spirituali profonde, noi pensiamo in un modo che la macchina non pensa, noi pensiamo sotto un cielo stellato. La scommessa sarà se la vita riuscirà a fare i conti con l’artificiale».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page




X