Beko Melano, con il fotovoltaico
costi energetici più sostenibili:
«Ora più produzione e meno Cig»

FABRIANO – Come accadeva prima del piano industriale, lo stabilimento sta lavorando con un utilizzo della cassa integrazione intorno al 40% e questo preoccupa Alessandro Belardinelli (Rsu Fiom) e Pierpaolo Pullini (Fiom di Ancona)

Alessandro Belardinelli

La recnte installazione dei pannelli fotovoltaici nello stabilimento Beko di Melano contribuirà ad abbattere i costi dell’energia nel processo produttivo del sito fabrianese. Una innovazione che la Fiom di Ancona, congiuntamente con la Rsu Fiom della fabbrica di Fabriano, accoglie con favore. «Dovrebbe portare un risparmio dei costi dell’energia di circa il 30%, rendendo così lo stabilimento più sostenibile e competitivo. Adesso però è indispensabile che la multinazionale metta in campo le azioni per recuperare volumi produttivi per lo stabilimento, a cominciare dagli investimenti in processo ed in nuovi prodotti, che erano un pilastro portante dell’accordo firmato al Mimit» evidenziano in una nota Alessandro Belardinelli (Rsu Beko Melano) e Pierpaolo Pullini della Segreteria della Fiom di Ancona.

Secondo la sigla sindacale «al tempo stesso è indispensabile anche rivedere le strategie commerciali che non sembrano dare i risultati che dovrebbero. E’ fondamentale riflettere sul fatto che, nonostante le oltre 90 uscite che ci sono state (a fronte di 64 esuberi) la fabbrica sta lavorando come prima del piano industriale, cioè con un utilizzo della cassa integrazione intorno al 40%: è come se per la fabbrica nulla fosse cambiato, nonostante un organico nettamente inferiore. Ulteriore aggravante della situazione, è il fatto che le principali produzioni che si stanno facendo, sono soprattutto piani cottura a gas e si registra una forte sofferenza su quelli ad induzione, che dovrebbero essere i prodotti di punta del plant, e su cui Beko non riesce a sfondare nel mercato con il proprio marchio. Nei mesi di giugno e di luglio le giornate di produzione sono state e saranno circa il 60% di quelle effettivamente lavorabili, senza dimenticare il fatto che comunque decine di persone, sono poste tutti i giorni in cassa, situazione che si verifica prevalentemente per le maestranze con ridotte capacità lavorative, che la stanno subendo al massimo utilizzo».

Pierpaolo Pullini

Una situazione produttiva che è precipitata subito dopo l’incontro al Mimit dello scorso 28 aprile. «Vogliamo esprimere una profonda preoccupazione per la tenuta dello stabilimento e dell’intero gruppo sul territorio nazionale; sarà indispensabile la convocazione, non più rimandabile, da parte del Ministero in tempi rapidi per monitorare una situazione sempre più preoccupante; da parte del Governo, è giunta l’ora di aprire una reale discussione sul settore dell’Elettrodomestico con apposito tavolo di confronto che dovrà essere sostenuto da adeguare e reali politiche industriali» concludono Belardinelli e Pullini.



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