Marta Torbidoni e la magia dello Sferisterio
«È sempre una gioia tornare a casa» (Video)

Marta Torbidoni
di Alessandro Vallese (foto-video di Federico De Marco)
Per Marta Torbidoni, ogni estate allo Sferisterio ha un significato speciale. Perché il soprano di Montemarciano, in provincia di Ancona, è una delle voci marchigiane più affermate sulla scena lirica internazionale e tornare a Macerata significa anche ritrovare le proprie radici. «È sempre una gioia tornare a casa», racconta. Una frase semplice, ma che racchiude il legame con una terra che l’ha vista nascere e con un teatro che, negli anni, è diventato una delle tappe più importanti del suo percorso artistico. Sarà lei a vestire i panni di Leonora ne Il Trovatore, uno dei titoli più intensi e appassionati di Giuseppe Verdi, nell’ambito della 62esima edizione del Macerata Opera Festival.
Un ruolo che mette alla prova anche le interpreti più esperte e che Torbidoni conosce ormai profondamente, dopo averlo affrontato sette volte, tra cui due recite al Teatro Comunale di Bologna, l’ultima nel 2024. «Per me questo è il terzo anno allo Sferisterio – racconta il soprano –. È un posto magico, l’acustica è bellissima e quindi è sempre bello cantare in questa arena».

Un ritorno che si inserisce in un allestimento ormai entrato nella storia recente del Festival. Il Trovatore torna infatti allo Sferisterio con la celebre regia del messicano Francisco Negrin, diventata negli anni uno dei punti di riferimento del Macerata Opera Festival. Un’opera dominata da passioni estreme, vendetta e destino, dove l’amore per Leonora accende la rivalità tra il Conte di Luna e il trovatore Manrico, mentre il mistero di Azucena conduce la vicenda verso un epilogo tragico e sorprendente. Lo spettacolo, debuttato a Macerata nel 2013, vedrà la direzione musicale di Dmitri Jurowski, con un cast che affianca a Torbidoni il tenore Piero Pretti nel ruolo di Manrico, il baritono Vito Priante come Conte di Luna e la giovane Sofia Petrovich nei panni di Azucena.
Leonora rappresenta una sfida particolare, perché dietro la grande intensità emotiva del personaggio si nasconde una scrittura vocale raffinata. «È sicuramente un ruolo difficile, ma non tra i più difficili che ho interpretato e che interpreto oggi – spiega Torbidoni –. È un canto nobile, non è mai un canto di forza, ma di agilità. La difficoltà è mantenere sempre un canto dolce, mai forzato, e fare bene le agilità scritte da Verdi».
Un personaggio che, con il tempo, ha acquisito nuove sfumature. «Quando debutti in un ruolo dai sempre più l’accento sulla parte tecnica, sulla parte vocale. Poi, man mano che lo rifai, l’attenzione si sposta sul piano interpretativo e cerchi sempre nuove sfumature del personaggio».

Considerata una delle soprano italiane più brillanti della sua generazione, Torbidoni individua nello studio la chiave del proprio percorso. «Lo studio conta per il novanta per cento. Non finisce mai: ancora oggi studio e cerco di perfezionare sempre i ruoli che interpreto. È il consiglio che do anche ai giovani che decidono di intraprendere questa difficile carriera».
Una filosofia che racconta bene la sua idea di lirica: una ricerca continua, fatta di tecnica, sensibilità e maturità. E per il pubblico marchigiano sarà anche l’occasione di ascoltare una grande voce della propria terra tornare sul palcoscenico che, più di altri, può chiamare davvero casa. Il Trovatore andrà in scena allo Sferisterio con l’Anteprima Giovani del 16 luglio e le recite del 19, 25 e 31 luglio nell’ambito della 62ª edizione del Macerata Opera Festival.
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