Electrolux, nuovo incontro al Mimit:
«Insufficienti i primi passi fatti dall’azienda
e senza risposte sul sito di Cerreto d’Esi»

ROMA – Nel corso del nuovo tavolo tecnico, oggi Fim, Fiom e Uilm hanno ribadito la necessità di tutelare tutti gli stabilimenti della multinazionale in Italia. «L’azienda ha sostenuto che, se si riuscisse a recuperare competitività su energia, produttività del lavoro e modifica della tassa Cbam, il piano industriale potrebbe essere in parte cambiato». Il 21 luglio prossimo vertice al ministero

Il tavolo tecnico per Electrolux oggi al Mimit

 

Electrolux, nuovo incontro, oggi 14 luglio, al Mimit propedeutico alla plenaria convocata per martedì prossimo 21 luglio. Nel corso del quarto tavolo tecnico i sindacati hanno ribadito la necessità di tutelare tutti i siti della multinazionale in Italia e risposte urgenti per lo stabilimento di Cerreto d’Esi con i suoi 170 lavoratori che rischia la chiusura, già prevista nel piano di ridimensionamento in discussione.

«Oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Electrolux ha sostenuto che, se si riuscisse a recuperare competitività su energia, produttività del lavoro e modifica della tassa Cbam, il piano industriale potrebbe essere in parte modificato. Per Cerreto d’Esi la direzione di Electrolux ha dichiarato di non essere stata in grado di trovare una soluzione, pur dicendosi impegnata a cercarla. – sottolineano in una nota le Segreterie nazionale di Fim, Fiom e Uilm – Più in particolare un’azione forte su questi tre ambiti, a detta della Direzione aziendale, consentirebbe invece i tenere a Forlì la produzione di circa 200.000 piani cottura sui 400.000 attuali, nonché della grande maggioranza dei forni, di cui nel piano originario si prevedeva la delocalizzazione di circa il 25%, inoltre consentirebbe di provare ad attirare nuove tipologie di forni; a Susegana consentirebbe di attirare nuovi prodotti, così da mantenere il livello dei volumi attuali seppure con un diverso mix; a Porcia consentirebbe di trasferire nuove gamme di lavatrici, così da passare da 500.000 a 600.000 annue, ma resterebbero comunque non difendibili le circa 200.000 lavasciuga. Ragionamento differente si pone invece per Solaro, che a detta della direzione di Electrolux dovrebbe recuperare con la crescita dei volumi europei la perdita delle circa 100.000 macchine destinate al Nordamerica, fino ad arrivare alla assai ambiziosa previsione di 700.000 pezzi annui. Per quanto concerne gli staff, Electrolux ribadisce la intenzione di procedere ad una riorganizzazione con conseguenti esuberi».

I confederali giudicano «insufficienti i passi fatti da Electrolux, per via naturalmente delle mancate risposte su Cerreto, ma anche per le aperture solo parziali negli altri stabilimenti, che non escludono del tutto le delocalizzazioni, essenzialmente dirette verso la Polonia, la Cina e la Thailandia. Inoltre i cambiamenti del piano industriale prospettato dalla Direzione aziendale restano condizionati a importanti azioni di recupero di competitività, in gran parte fuori dalla portata di sindacato e impresa, come la modifica della normativa europea del Cbam e il taglio del costo della energia. Infine non è chiaro come Electrolux vorrebbe recuperare competitività sul versante del costo del lavoro, giacché da una parte l’abbassamento degli stipendi sarebbe del tutto inaccettabile e dall’altra gli incrementi di produttività trovano il limite invalicabile della salute e della sicurezza sul lavoro, nonché della necessaria applicazione degli accordi già siglati. Preoccupano le linee guida di riorganizzazione degli staff, a fronte di processi gestiti con l’Intelligenza artificiale e la digitalizzazione sono confermati 725 esuberi». Al prossimo incontro del 21 luglio al Mimit Fim Fiom Uilm chiederanno a Governo e Regioni «di mettere in atto quelle azioni strutturali indispensabili a rilanciare il settore degli elettrodomestici e a sbloccare la vertenza».



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