L’impero della ricostruzione,
la corruzione sulle ex Monachette:
cosa emerge dall’indagine Dda

INDAGINE - Enrico Crucianelli, arrestato oggi, ha una azienda che l’ultimo anno ha fatturato 149 milioni. In carcere anche Fabio Pistarelli. Nell’inchiesta si parla di circa 100mila euro, tra contanti e utilità, ottenuti dall’ex capo di gabinetto. La difesa di due indagati, l’avvocato Fiorenzo Principi e l’imprenditore Andrea Intermesoli
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La conferenza stampa della Guardia di finanza

di Gianluca Ginella e Alessandro Luzi

Un impero di provincia, quello del costruttore maceratese Enrico Crucianelli, capace, solo lo scorso anno, di fatturare 148,9 milioni di euro e di assumere un ruolo chiave nella ricostruzione. La società dell’imprenditore, la Crucianelli RestEdile con sede a Tolentino, ha un “peso”, in quello che è il più grande cantiere d’Europa, di circa 500 cantieri privati e 40 della ricostruzione pubblica. 

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Nell’indagine della Dda di Ancona sul presunto malaffare della ricostruzione quello di Crucianelli è uno dei due nomi grossi, l’altro è quello di Fabio Pistarelli, avvocato e politico maceratese, storico esponente del centrodestra, iscritto a Fratelli d’Italia, che ha lasciato l’incarico di capo di gabinetto del governatore Acquaroli a dicembre del 2025 dopo poco più di un mese dal rinnovo (che era di soli tre mesi).

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Lo studio di Pistarelli

In realtà, il motivo di quella scelta sarebbe legato ad una insoddisfazione del governatore sul lavoro svolto da Pistarelli. Di certo nulla che potesse aver a che fare con l’indagine, tanto che il governatore oggi ha appreso della notizia dell’arresto di Pistarelli prima con incredulità, poi con delusione e in un video ha detto di sentirsi tradito.

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L’avvocato Gabriele Cofanelli

Pistarelli da oggi si trova in carcere a Montacuto di Ancona. È difeso dall’avvocato Gabriele Cofanelli che ha già annunciato l’intenzione di fare ricorso sulla misura cautelare del suo assistito. Lo stesso potrebbero fare i legali di Crucianelli, gli avvocati Massimiliano Cofanelli e Marcello De Sanctis.

enrico crucianelli gru tolentino

Enrico Crucianelli

Oggi sono state otto le misure cautelari in carcere eseguite dalla Guardia di finanza, 51 gli indagati totali.

G7-Mole-Pistarelli

A Pistarelli viene contestata la corruzione in qualità di capo di gabinetto del presidente della Regione. Avrebbe ricevuto da altri due indagati, Antonio Cervigni, 54 anni, di Pollenza, titolare di una ditta di termoidraulica (pure lui arrestato oggi) e Antonio Ezechielli, 60mila euro in contanti (tra il 9 novembre 2024 e il 29 gennaio del 2026) e altre utilità, per un valore di circa 45mila euro.

La procura contesta a Pistarelli di aver ottenuto anche ulteriori utilità, tra cui sicuramente 10mila euro, per quanto riguarda il complesso immobiliare “Le Monachette” di Macerata.

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L’avvocato Massimiliano Cofanelli

Per gli inquirenti avrebbe messo a disposizione le funzioni e i poteri derivanti dall’incarico che rivestiva. In questa vicenda la procura chiama in ballo oltre a Cervigni, anche Michele Pompili, 49, dirigente dell’Area Tecnica di Erdis Marche, nella sua qualità di Responsabile unico del procedimento, e Andrea Intermesoli, consigliere e membro del comitato esecutivo delle società Avintsas srl e Mabi srl, proprietarie dell’immobile e interessate alla vendita. Pistarelli si sarebbe adoperato affinché i lavori di restauro e risanamento conservativo sull’immobile ricevessero il finanziamento dall’Ufficio Speciale Ricostruzione per un importo pari a circa 3,9 milioni di euro, che era stato concesso il 21 dicembre 2023.

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Tornando a Crucianelli, presidente dell’Ance di Macerata, lunedì intervenuto a Tolentino durante la protesta di 3 lavoratori egiziani che sono saliti su una gru lamentando mancati pagamenti da una ditta che aveva un subappalto da Crucianelli, nell’indagine si parla dei suoi presunti rapporti con organizzazioni criminali. Avrebbe ottenuto una posizione monopolistica nel settore della ricostruzione tramite il sistematico ricorso al subappalto di mano d’opera, avvalendosi, secondo la Dda, di persone gravate da cause ostative alla partecipazione degli appalti, o contigui ad organizzazioni criminali.

Secondo le indagini sono emerse due direttrici, da un lato il rapporto di Crucianelli con Vincenzo Chiappalone, 52 anni, pure lui arrestato oggi, che non avrebbe potuto operare nei cantieri del “cratere” in ragione della sottoposizione delle sue imprese a procedura di liquidazione giudiziale, con rilevante esposizione debitoria accertata nei confronti dell’erario, mascherate da società in bonis, formalmente intestate a prestanome, che si sono succedute nel tempo ereditando i medesimi assets aziendali.

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Al cantiere delle Monachette rimosse le indicazioni

La seconda direttrice riguarda l’inserimento nella ricostruzione di imprese formalmente intestate a prestanome, ma riconducibili a Giuseppe Diana (condannato dalla Corte di appello di Napoli per associazione per delinquere di stampo mafioso) e Raffaele Diana nonché Antonio Esposito, casertano, contigui al clan dei “Casalesi” e, più precisamente, alla fazione facente capo al boss Michele Zagaria, riconosciuta anche in recenti pronunce giudiziarie come il ramo più marcatamente imprenditoriale.

Il legale dell’imprenditore maceratese Andrea Intermesoli (indagato, non raggiunto da alcuna misura cautelare), l’avvocato Paolo Giustozzi: «Il mio assistito respinge ogni accusa a proprio carico riguardo l’ipotesi dei reati associativi. Riserva ogni sua valutazione al momento in cui avremo avuto conoscenza degli atti d’indagine. La sua posizione è molto marginale e si inserisce in un’operazione dei contorni molto vasti».

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L’avvocato Paolo Giustozzi

Tra gli indagati, pure lui non tra le persone raggiunte da misure cautelari, anche l’avvocato Fiorenzo Principi, 70 anni, volto noto del foro di Macerata e assistito sia dall’avvocato Giustozzi che dal legale Massimo Bertola. «Non trattengo il mio sconcerto di fronte ad una ipotesi di accusa che ritengo totalmente insussistente – dice Principi -, che mi amareggia profondamente, dopo oltre 40 anni di specchiata professione forense. Cercherò di capire nel più breve tempo possibile come sia ipotizzabile il mio coinvolgimento in una vicenda di corruzione fra terze persone e dai contorni che ancora mi sfuggono – prosegue il legale -. Pur nel mio intimo turbamento, coerentemente con i principi che hanno sempre indirizzato la mia attività professionale, ribadisco la massima fiducia nella autorità giudiziaria per l’accertamento della mia totale estraneità a qualsiasi ipotesi di condotte illecite».

I suoi legali aggiungono: «Siamo preoccupati nel vedere che il nome di un avvocato, universalmente stimato, sia oggi associato in forma pubblica a fatti di reato gravi che infangano la sua immacolata carriera per avere, come sembra dalle poche notizie rese disponibili, fatto null’altro che fornire le proprie valutazioni tecnico-giuridiche nell’ambito della propria attività caratteristica. Attendiamo di conoscere gli atti di indagine, augurandoci di non essere di fronte ad una criminalizzazione dell’attività forense tipica, in quanto tale».

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