‘Odissea’ al pronto soccorso,
7 ore per diagnosticare
che non era un infarto cardiaco
E’ entrato al pronto soccorso dell’ospedale di Torrette alle 22 di lunedì 23 aprile, con un dolore lancinante al petto. E’ uscito alle 5.30 di martedì mattina con la carta di dimissione che certificava come i sintomi accusati non erano quelli di un infarto cardiaco. Ma in mezzo sono trascorse 7 lunghissime ore che ha passato, dolorante e come tanti altri pazienti, seduto su una sedia della sala d’aspetto senza che “mi permettessero nemmeno di distendermi su una barella. E quella sera non c’erano urgenze serie a Torrette. Come me aspettavano una trentina di pazienti”. Racconta così la sua ‘odissea’ sanitaria C.C. , magazziniere anconetano di 51 anni.
“Stavo recandomi al lavoro quando ho avvertito quel dolore. Mi sono impaurito e ho deciso di correre all’ospedale. Appena arrivato al triage di Torrette mi hanno subito invitato ad accomodarmi in sala d’attesa – racconta – mi hanno dato un codice verde e da quel momento è cominciato a scorrere un tempo che a me è parso interminale. Dopo 10 minuti mi hanno fatto il prelievo ematico e mi hanno sottoposto ad un elettrocardiogramma. Poi di nuovo mi hanno rinviato sulla sedia nella sala d’aspetto e ho contato le ore prima che qualcuno venisse a chiedermi se stavo ancora male e a tranquillizzarmi sul mio stato di salute. Abbandonato nella sala d’attesa, come tutti gli altri. Solo poco prima di dimettermi mi hanno di nuovo fatto le analisi del sangue e finalmente alle 5.30 è arrivato il responso del medico dopo una notte insonne di ansia. Mi ha detto che potevo tornare a casa, che quella sofferenza forse era collegata ad una situazione di stress e che qualora l’avessi di nuovo avvertita, sarei dovuto ricorrere alla cure della Clinica cardiologica”.
Il 51enne si dice perplesso sul trattamento ricevuto. “Se ci fossero state urgenze e barelle con pazienti distribuite anche in corridoio, l’avrei giustificato visto che erano in servizio solo due medici. Ho trovato ingiusta però quella mia attesa su una sedia, sofferente e angosciato, in orario notturno, mentre il pronto soccorso quella sera viveva una situazione di relativa tranquillità, non di emergenza. Mi domando se questa è la sanità che deve offrire un ospedale di valenza regionale, come quello di Torrette”
Torna alla home page



